AGCM “La scuola paga il digitale, ma non lo utilizza”, si può uscire dal lock-in?

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L’indagine AGCM sull’editoria scolastica spiega perché le licenze digitali dei libri restano inattive, quali vincoli tecnologici e contrattuali bloccano l’uso del digitale nella scuola italiana e quali interventi possono aprire il mercato a piattaforme interoperabili e nuovi servizi EdTech.

La segnalazione con cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato chiude l’indagine sull’editoria scolastica mette in evidenza un dato che sintetizza l’intero problema: la scuola italiana acquista contenuti digitali, ma li utilizza in modo marginale. A fronte di adozioni quasi generalizzate di libri che includono piattaforme e materiali online, solo una quota ridotta delle licenze viene effettivamente attivata, con un utilizzo che resta episodico e discontinuo.

La riforma avviata oltre un decennio fa puntava a un progressivo superamento del cartaceo, confidando su risparmi economici e maggiore flessibilità didattica. I risultati osservati dall’Autorità raccontano invece un’evoluzione diversa, in cui il digitale è diventato un accessorio vincolato a modelli rigidi e poco adattabili all’uso reale nelle scuole.

Perché le licenze digitali restano inattive

Le condizioni di accesso ai contenuti digitali rappresentano uno dei principali fattori di blocco. Le licenze sono spesso legate a un singolo utente, con durate limitate nel tempo e restrizioni che impediscono la stampa o il riutilizzo dei materiali. Questo approccio incide direttamente sulla possibilità di circolazione dei libri, riduce l’efficacia del mercato dell’usato e rende complessi i sistemi di comodato d’uso, che restano uno strumento rilevante per contenere la spesa delle famiglie.

Accanto agli aspetti contrattuali, emerge il tema tecnologico. Le piattaforme sviluppate dai diversi editori non dialogano tra loro, richiedono credenziali distinte e seguono logiche proprietarie che frammentano l’esperienza di studenti e docenti. In questo contesto, il digitale perde la promessa di semplificazione e diventa un ulteriore livello di complessità operativa, che scoraggia l’attivazione delle licenze già acquistate.

Interoperabilità e apertura del mercato

L’Autorità individua una possibile traiettoria di cambiamento partendo da interventi concreti come licenze riattivabili a costi ridotti, accessi più lunghi ai contenuti digitali, possibilità di stampa e promozione di sistemi di autenticazione unificata. Si tratta di misure che mirano a ridurre il lock-in tecnologico e a trasformare il digitale da prodotto chiuso a servizio realmente utilizzabile nel tempo.

Un simile ripensamento avrebbe effetti che vanno oltre la scuola. Un ambiente più interoperabile può favorire l’ingresso di nuovi operatori, stimolare soluzioni modulari e aprire spazi per servizi educativi basati su contenuti personalizzabili e su modelli di apprendimento online. In questa prospettiva, il digitale scolastico smette di essere una rendita difensiva e diventa un terreno di competizione, con potenziali benefici in termini di innovazione e accessibilità.

La segnalazione dell’AGCM non introduce obblighi immediati, ma traccia una linea di indirizzo che chiama in causa istituzioni, editori e piattaforme. Se le indicazioni troveranno applicazione, il sistema dei libri di testo potrebbe uscire da una fase di stallo prolungato e avvicinarsi a un uso del digitale più coerente con le aspettative che avevano accompagnato la riforma. In gioco non c’è solo l’efficienza della spesa, ma il modo in cui la scuola italiana integra tecnologia, contenuti e concorrenza in un ecosistema che oggi mostra evidenti limiti operativi.