L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha avviato ufficialmente l’Elenco nazionale degli influencer rilevanti, previsto dalla delibera 197/25/CONS. È il primo registro pubblico dedicato a chi esercita un’influenza digitale su larga scala. L’obiettivo è introdurre regole di trasparenza, tutela e responsabilità in un settore che fino a oggi si è mosso tra libertà creativa e zone grigie normative.
Come funziona il nuovo registro AGCOM
Da oggi, gli influencer che superano 500.000 follower su una singola piattaforma o una media di un milione di visualizzazioni mensili, calcolata su base semestrale, devono registrarsi online attraverso un modulo disponibile sul sito dell’Autorità. L’obbligo riguarda solo le persone fisiche che gestiscono direttamente i propri contenuti, mentre restano escluse le pagine aziendali, le piattaforme video-sharing e i micro-creator sotto soglia. L’elenco sarà aggiornato ogni sei mesi e gli iscritti dovranno comunicare eventuali variazioni nei dati forniti, come nickname, metriche e riferimenti social.
Chiamarlo “albo” sarebbe un errore. Non introduce abilitazioni né controlli disciplinari. Si tratta in sostanza di un registro di trasparenza, pensato per rendere riconoscibili e tracciabili i profili con maggiore impatto pubblico. In questo senso, rappresenta un cambio di paradigma nel rapporto tra visibilità online e responsabilità editoriale. Gli influencer diventano, di fatto, editori di contenuti, soggetti a regole simili a quelle dei media tradizionali.
Obblighi e sanzioni per chi influenza il pubblico
Chi entra nell’elenco dovrà rispettare obblighi precisi: indicare in modo chiaro i contenuti pubblicitari, segnalare l’uso di materiali generati da intelligenza artificiale, evitare messaggi discriminatori e tutelare i minori. L’AGCOM prevede un sistema sanzionatorio che va da 10.000 a 250.000 euro, con un massimo di 600.000 per violazioni che coinvolgono minori o comportamenti particolarmente gravi. Anche la mancata iscrizione potrà essere sanzionata, e l’Autorità potrà agire d’ufficio o su segnalazione degli utenti. Questo rafforza la vigilanza “dal basso”, rendendo la comunità parte attiva del controllo.
Il legame con le politiche europee
La nuova misura si inserisce nel percorso di armonizzazione europea delineato dal Digital Services Act, insieme al quadro normativo che comprende l’AI Act e l’European Media Freedom Act. L’idea di fondo è chiara: chi esercita una capacità di influenza di massa deve rispettare regole comparabili a quelle previste per i mass media, in nome della correttezza, della riconoscibilità e della protezione dei minori. L’inclusione esplicita dei contenuti generati da intelligenza artificiale dimostra la volontà dell’AGCOM di anticipare le sfide che la tecnologia impone all’ecosistema informativo.
Un equilibrio tra regole e libertà creativa
Non sono mancate critiche. Le associazioni di categoria e diversi creator hanno chiesto maggiore tutela sulla riservatezza dei dati, una riduzione degli oneri amministrativi e una distinzione più chiara tra le diverse professionalità digitali. L’AGCOM ha risposto istituendo un tavolo tecnico permanente per aggiornare soglie e procedure, confermando che la regolazione sarà un processo dinamico, non un modello fisso.
Le reazioni, nel complesso, sono state contrastanti. Chi supera le soglie teme un controllo eccessivo o la “schedatura” pubblica, mentre chi ne resta fuori teme di perdere visibilità agli occhi del mercato. È un effetto collaterale inevitabile. Quando si istituisce un registro, si crea anche una gerarchia di percezioni. Come osservano gli esperti, l’AGCOM non inventa un nuovo potere, ma prova a riconoscerne uno che esisteva già, provando a dargli finalmente regole trasparenti.
Verso una cultura della responsabilità digitale
Il registro degli influencer è il segno di una transizione: dal caos normativo alla costruzione di un ecosistema fondato sulla responsabilità. Gli operatori del settore dovranno adattarsi, ma il cambiamento può generare valore. Una comunicazione più trasparente non riduce l’efficacia, la rafforza. Il passo compiuto dall’AGCOM anticipa un futuro in cui il confine tra media tradizionali e digitali sarà sempre più sottile, ma anche più regolato. La credibilità sarà la nuova moneta dell’influenza.
