Un tribunale federale dello Stato di Washington ha deciso che Amazon dovrà affrontare nel merito una causa collettiva avviata da consumatori che contestano i prezzi applicati durante la pandemia. Il giudice ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dall’azienda, ritenendo plausibile l’ipotesi che la piattaforma possa essere chiamata a rispondere dei rincari praticati sia dai venditori terzi sia, in alcuni casi, direttamente dalla propria offerta. Al centro del procedimento c’è il periodo compreso tra l’inizio del 2020 e l’autunno del 2022, quando le restrizioni sanitarie e le carenze di prodotti hanno spinto una quota rilevante degli acquisti verso l’online.
Secondo quanto emerge dagli atti, i consumatori sostengono che su Amazon siano stati applicati aumenti molto elevati su beni di uso quotidiano e prodotti essenziali, in una fase in cui l’accesso ai negozi fisici risultava limitato o fortemente condizionato dalle misure di emergenza. Il tribunale ha accolto l’argomentazione secondo cui, in quel contesto, l’acquisto online non rappresentava una scelta pienamente libera e che, di conseguenza, la piattaforma non può essere considerata un soggetto neutrale rispetto alle condizioni economiche offerte agli utenti.
Responsabilità delle piattaforme nei periodi di emergenza
Il passaggio più rilevante della decisione riguarda la qualificazione del ruolo di Amazon come gestore del marketplace. Il giudice ha ritenuto non convincente la tesi difensiva secondo cui le norme a tutela dei consumatori dello Stato di Washington sarebbero troppo generiche per essere applicate ai meccanismi di formazione dei prezzi online. Al contrario, la corte ha affermato che tali norme possono estendersi anche alle dinamiche di vendita digitali, soprattutto quando la piattaforma esercita un controllo significativo sull’infrastruttura, sulle regole di accesso e sulle condizioni complessive del mercato. In questa prospettiva, il fatto che i rincari siano stati applicati da venditori terzi non esclude, di per sé, una possibile responsabilità del gestore del marketplace.
Un ulteriore elemento emerso riguarda la capacità della piattaforma di intervenire sui prezzi. I ricorrenti sostengono che Amazon fosse consapevole delle dinamiche di aumento e che disponesse di strumenti per limitarle, anche alla luce delle rassicurazioni fornite in passato alle autorità statali. La causa, che ora proseguirà nel merito, mira a ottenere un risarcimento per i consumatori che hanno acquistato prodotti a prezzi considerati ingiusti durante lo stato di emergenza sanitaria.
Le implicazioni per l’ecommerce e i marketplace
La decisione del tribunale statunitense assume un rilievo che va oltre il singolo caso. Il messaggio che emerge è che il modello del marketplace, fondato sulla distinzione tra piattaforma e venditore, non garantisce automaticamente una protezione sul piano legale per la stessa piattaforma. In particolare, il tribunale ha deciso che quando una piattaforma diventa il canale principale, se non esclusivo, di accesso a determinati beni, il suo ruolo può essere valutato anche in termini di responsabilità verso i consumatori.
