Anche Grecia e Danimarca al lavoro sui “baby influencer”

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Mentre l’Italia elabora la sua strategia sulla verifica dell’età e sui baby influencer, anche Grecia e Danimarca sperimentano soluzioni per la sicurezza digitale dei minori. Due approcci diversi, ma con lo stesso obiettivo: rendere il web un ambiente più sicuro e consapevole per le nuove generazioni.

Grecia e Danimarca stanno tracciando due percorsi diversi ma complementari per proteggere i minori online, mentre l’Italia prepara la propria normativa su baby influencer e verifica dell’età. Le loro esperienze delineano una nuova geografia europea della sicurezza digitale, dove innovazione e regolamentazione cercano un punto d’incontro.

Il modello greco tra tecnologia e fiducia

In Grecia è in arrivo Kid’s Wallet, un’app pubblica che consentirà ai genitori di verificare l’età dei figli e controllarne l’attività digitale. Il progetto, illustrato dal ministro del Digitale Dimitris Papastergiou insieme alla commissaria europea Henna Virkkunen, si inserisce nella strategia nazionale per la sicurezza dei minori online. L’applicazione, che dovrebbe essere operativa entro fine ottobre, funzionerà come un vero portafoglio digitale collegato all’identità dei genitori e dei ragazzi sotto i 18 anni. Attraverso credenziali pubbliche sarà possibile autenticare l’età, bloccare l’accesso ai social non adatti, impostare limiti di tempo e monitorare l’uso dei dispositivi.

Il governo greco invita le piattaforme digitali a riconoscere Kid’s Wallet come sistema ufficiale di verifica, in conformità con il Digital Services Act. L’obiettivo è duplice: offrire alle famiglie uno strumento unico di controllo e garantire maggiore trasparenza nel trattamento dei dati dei minori. Diverse associazioni, però, hanno sollevato dubbi sulla tutela della privacy e sulla possibilità di un eccessivo controllo genitoriale. Atene dovrà quindi dimostrare che sicurezza e libertà digitale possono convivere, trasformando la tecnologia in un alleato e non in un mezzo di sorveglianza.

Il modello danese tra regole e responsabilità

La Danimarca sceglie una via più normativa. La premier Mette Frederiksen ha annunciato l’intenzione di vietare l’accesso a diverse piattaforme social ai minori di 15 anni, consentendolo solo dai 13 anni con l’autorizzazione dei genitori. La misura, ancora in definizione, nasce dalla preoccupazione per gli effetti dei social sulla salute mentale e sulla socializzazione dei più giovani. Si tratta di un passo coerente con le scelte già adottate dal governo danese, che da febbraio ha vietato l’uso dei cellulari nelle scuole e nei doposcuola.

Questa impostazione punta a ridefinire il ruolo delle piattaforme nella tutela dei minori, attribuendo allo Stato la funzione di garante della salute pubblica digitale. È una forma di regolazione che privilegia la responsabilità collettiva rispetto alla libertà individuale, ma che trova consenso in una società tradizionalmente attenta all’equilibrio tra diritti e doveri. *Il rischio, semmai, è che l’eccesso di regole riduca la fiducia nell’autonomia educativa delle famiglie, spostando il controllo dal genitore allo Stato.*

L’Europa verso un modello comune

Grecia e Danimarca rappresentano due visioni opposte ma convergenti. La prima affida la protezione dei minori alla tecnologia e alla collaborazione tra istituzioni e cittadini; la seconda impone confini netti, confidando nella forza della norma. Entrambe cercano di rispondere a un’urgenza condivisa: costruire un ambiente digitale che accompagni la crescita dei ragazzi senza esporli a rischi di manipolazione o sfruttamento.

Anche l’Italia osserva con interesse queste esperienze mentre definisce la propria via alla verifica dell’età e alla responsabilità delle piattaforme. Le scelte dei due Paesi offrono spunti preziosi per chi opera nel digitale: la prima indica come la tecnologia possa diventare strumento di fiducia, la seconda ricorda che la libertà online richiede sempre una cornice di regole chiare. In entrambe si intravede una consapevolezza nuova: la tutela dei minori non è un limite, ma un investimento sul futuro della società connessa.