Antitrust contro Ryanair, una multa da un miliardo in gioco per il dominio dei canali online

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L’Antitrust apre un’istruttoria da record contro Ryanair, accusata di abuso di posizione dominante. Non si parla più solo di tariffe o slot, ma del controllo dei canali digitali come nuova forma di potere. Un caso che segna il confine tra innovazione e monopolio tecnologico.

Ryanair è di nuovo al centro dell’attenzione, questa volta per un’istruttoria che potrebbe costarle fino a un miliardo di euro. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) accusa la compagnia irlandese di aver abusato della propria posizione dominante nel mercato del trasporto aereo, adottando una strategia digitale che avrebbe penalizzato le agenzie di viaggio, fisiche e online. Il caso segna un punto di svolta nel diritto della concorrenza perché sposta il baricentro della discussione dal prezzo dei biglietti al controllo dell’accesso digitale ai servizi.

Secondo l’Antitrust, Ryanair avrebbe progressivamente concentrato la vendita dei propri voli sul sito ufficiale, limitando di fatto la competitività degli intermediari. Le tariffe più convenienti sarebbero disponibili quasi esclusivamente sul canale diretto, mentre i sistemi antifrode e le verifiche di identità applicate agli acquisti tramite agenzie renderebbero l’esperienza d’uso più complessa e costosa. Non esiste un divieto esplicito di intermediazione, ma un insieme di barriere tecnologiche che rendono difficile, se non impossibile, operare su basi paritarie.

Quando il digitale diventa potere di mercato

La questione non riguarda la libertà di vendere direttamente, diritto riconosciuto a ogni impresa, ma l’uso della tecnologia come strumento di esclusione. Nel momento in cui il canale digitale diventa l’unica porta d’ingresso efficiente a un servizio, chi lo controlla può determinare chi entra, chi resta fuori e a quali condizioni. È una forma di dominanza “invisibile”, che non passa da accordi espliciti o da pratiche tariffarie, ma dalla progettazione stessa dell’infrastruttura. Il caso Ryanair dimostra che il potere piattaformico non è appannaggio esclusivo delle Big Tech: anche un operatore industriale può esercitare un’influenza analoga quando digitalizza completamente la relazione con il cliente. L’infrastruttura tecnologica si trasforma così in una leva di controllo economico, e la linea che separa l’efficienza dall’abuso diventa sottile.

Ryanair ha respinto con decisione le accuse, parlando di una “grave mistificazione dei fatti”. La compagnia sostiene che le proprie scelte siano orientate alla tutela dei passeggeri e alla riduzione dei costi, obiettivi che si tradurrebbero in tariffe più basse e in maggiore sicurezza per chi vola. Nessuna norma, sottolinea la società, impone di stipulare accordi con le agenzie. Tuttavia, per l’Autorità garante, il punto non è la legittimità del modello di business, ma l’impatto che questo modello produce sull’accesso al mercato.

Un precedente per l’economia digitale europea

Il fascicolo aperto contro Ryanair ha un valore che va oltre il trasporto aereo. Tocca il cuore del dibattito europeo sulla regolazione dei mercati digitali: quando la disintermediazione, cioè il rapporto diretto tra azienda e consumatore, diventa concentrazione di potere. È una questione che interessa non solo le piattaforme globali ma anche i settori tradizionali, dal turismo all’ecommerce, dove la tecnologia consente di gestire in modo selettivo l’accesso e le informazioni. Il rischio è che un modello di efficienza si trasformi in chiusura. Per il diritto antitrust, ciò significa ripensare categorie e strumenti nati in un’epoca in cui il digitale non era ancora il cuore del commercio.

L’istruttoria aperta dall’Agcm potrà diventare un banco di prova per interpretare il concetto di abuso di posizione dominante nel contesto della trasformazione digitale. Se le condotte contestate verranno confermate, si tratterebbe di uno dei provvedimenti più significativi degli ultimi anni, non solo per l’entità della sanzione ma per il precedente che creerebbe. Le imprese dovranno considerare non solo ciò che vietano esplicitamente, ma anche l’effetto economico dei propri algoritmi, delle logiche di accesso e delle interfacce digitali.

Il caso Ryanair si inserisce in un panorama più ampio, in cui la concorrenza si misura sulla gestione dell’infrastruttura digitale più che sui prezzi. In buona sostanza chi controlla il canale di distribuzione controlla il mercato.