Australia chiede a Fortnite, Roblox e Minecraft di spiegare quali sono le loro misure di tutela dei minori online

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L'eSafety Commissioner australiano ha emesso avvisi di trasparenza legalmente vincolanti nei confronti di Roblox, Minecraft, Fortnite e Steam, chiedendo alle piattaforme di documentare sistemi e personale dedicati alla protezione dei minori dal grooming e dalla radicalizzazione online. Le aziende hanno 30 giorni per rispondere, con sanzioni fino a 825.000 dollari australiani al giorno in caso di inadempienza.

Quattro tra le piattaforme di gaming più popolari al mondo si trovano ora a dover rispondere formalmente a un regolatore governativo sulla sicurezza dei bambini che le usano ogni giorno. L’eSafety Commissioner australiano ha inviato avvisi di trasparenza giuridicamente vincolanti a Roblox, Minecraft di Microsoft, Fortnite di Epic Games e Steam di Valve, richiedendo una rendicontazione dettagliata dei sistemi di protezione dei minori, del personale impiegato a questo scopo e delle misure tecniche adottate in linea con i protocolli di cybersicurezza vigenti.

Le aziende destinatarie degli avvisi hanno in genere 30 giorni per fornire riscontro. Chi non adempie rischia sanzioni fino a 825.000 dollari australiani al giorno, oltre a possibili azioni civili. Microsoft ha confermato di star esaminando la notifica ricevuta, dichiarando di prendere sul serio la sicurezza dei minori online e di aggiornare continuamente i propri approcci per stare al passo con le minacce emergenti e con il quadro normativo in evoluzione. Roblox, invece, non ha rilasciato dichiarazioni immediate.

Videogiochi come spazi sociali e nuovi luoghi di rischio

La commissioner Julie Inman Grant ha spiegato che i servizi collegati al gaming, comprese le applicazioni di messaggistica cifrata spesso usate in parallelo, rappresentano con frequenza il primo punto di contatto tra adulti predatori e minori in situazioni di adescamento, sextortion e radicalizzazione. Il meccanismo ricorre con una certa regolarità: il primo approccio avviene all’interno di un ambiente di gioco, dopodiché la conversazione viene spostata su canali di messaggistica privata, strutturalmente più difficili da monitorare per i sistemi automatizzati. Inman Grant ha anche segnalato che alcuni adulti con intenzioni predatorie arrivano a incorporare narrative legate all’estremismo violento direttamente nelle dinamiche di gameplay, aumentando così il rischio di radicalizzazione tra i giocatori più giovani.

Un dato aiuta a capire la scala del fenomeno: nove australiani su dieci tra gli otto e i diciassette anni hanno giocato online. Una percentuale che trasforma queste piattaforme in ambienti sociali di massa, paragonabili per portata ai social network tradizionali, ma con caratteristiche tecniche che rendono più complessa la sorveglianza automatizzata dei contenuti scambiati in tempo reale tra utenti sconosciuti.

L’iniziativa del regolatore di Canberra si colloca in un momento di forte pressione giudiziaria e regolatoria su Roblox in particolare. Solo il giorno precedente all’annuncio australiano, la piattaforma aveva raggiunto accordi con gli stati americani di Alabama e West Virginia, versando complessivamente oltre 23 milioni di dollari per aver mancato nella protezione degli utenti più giovani e impegnandosi a modificare le funzionalità di chat e accesso al gioco riservate ai minori. A questo si aggiungono più di 140 cause pendenti nei tribunali federali statunitensi, che accusano l’azienda di aver consapevolmente agevolato lo sfruttamento sessuale di minori.

Account differenziati per fascia d’età: la risposta di Roblox alle pressioni

Mentre le pressioni legali si moltiplicano su più fronti, Roblox ha annunciato la scorsa settimana l’introduzione, a partire da giugno 2026, di account strutturati per fascia d’età. I bambini tra i cinque e gli otto anni verranno assegnati alla categoria “Roblox Kids”, mentre quelli tra i nove e i quindici anni accederanno a “Roblox Select”, con funzionalità e livelli di accesso differenziati rispetto agli utenti adulti. La misura rappresenta una risposta diretta alle critiche sulla mancanza di protezioni adeguate, ma arriva in un contesto in cui le cause legali e gli avvisi regolatori continuano ad accumularsi.

Sul fronte australiano, la mossa dell’eSafety Commissioner si inserisce in una strategia più ampia di controllo delle piattaforme digitali frequentate dai minori, già inaugurata con le restrizioni ai social network per gli under 16 entrate in vigore nel dicembre 2025.