Al Meeting di Rimini Mario Draghi ha posto il digitale e le tecnologie critiche al centro della sua analisi, indicando che l’Europa rischia di restare un attore secondario se non saprà cambiare passo. Secondo l’ex premier, la prosperità e la sovranità del continente dipendono dalla capacità di sviluppare infrastrutture tecnologiche autonome e di ridurre la dipendenza da fornitori esterni.
Il ritardo europeo nei semiconduttori
Draghi ha richiamato l’attenzione sul divario negli investimenti industriali. Negli Stati Uniti i programmi legati ai semiconduttori raggiungono valori tra i 30 e i 65 miliardi di dollari, mentre in Europa i progetti si fermano a 2 o 3 miliardi ciascuno. Questo squilibrio mette a rischio l’obiettivo fissato da Bruxelles di conquistare il 20% del mercato mondiale entro il 2030, obiettivo che appare sempre più lontano considerando che la quota attuale resta sotto il 10%.
Il 28° regime per superare la frammentazione
Una delle proposte rilanciate da Draghi è l’introduzione del cosiddetto “28° regime”, un quadro normativo unico e opzionale per le imprese, pensato per superare la frammentazione dei 27 ordinamenti nazionali. L’obiettivo è ridurre costi, semplificare procedure e permettere la nascita di campioni europei in grado di competere con Stati Uniti e Cina. Il riferimento è soprattutto ai settori tecnologici e digitali, dove l’eccesso di burocrazia e la mancanza di uniformità rallentano lo sviluppo di progetti di scala continentale.
Draghi ha sottolineato che senza strumenti comuni l’Europa non potrà mai generare innovazione su larga scala. Per questo ha indicato come indispensabile il ricorso a forme di debito condiviso, necessarie a finanziare programmi di ricerca e sviluppo in difesa, energia e tecnologie dirompenti. Secondo l’ex presidente della Banca centrale europea, le cifre richieste per restare competitivi superano ormai le capacità dei singoli Stati e devono essere affrontate a livello comunitario.
La sua analisi evidenzia che l’Europa, pur avendo mostrato unità in momenti eccezionali come la pandemia e la crisi ucraina, fatica a mantenere la stessa determinazione in tempi ordinari. Il digitale e le tecnologie strategiche rappresentano un banco di prova: o l’Unione si dota di regole chiare e di strumenti finanziari comuni, oppure resterà vincolata alle scelte delle grandi potenze esterne.
In chiusura, Draghi ha invitato le nuove generazioni a trasformare la sfiducia in azione, ribadendo che l’Europa può ancora assicurarsi un ruolo centrale nello scenario globale se saprà investire nella sua autonomia digitale. L’alternativa è assistere al declino di un progetto che ha costruito pace e prosperità, ma che oggi ha bisogno di una nuova identità tecnologica per sopravvivere.
