L’ipotesi di includere ChatGPT, WhatsApp e Telegram tra le piattaforme di grandi dimensioni segna un passaggio rilevante nella strategia europea di regolazione dei servizi digitali. La Commissione ha avviato verifiche che mirano a stabilire se questi servizi debbano rientrare nel regime più stringente del Digital Services Act, quello che impone una gestione avanzata dei rischi sistemici, una maggiore trasparenza algoritmica e nuovi obblighi nella moderazione dei contenuti. Le valutazioni in corso mostrano come Bruxelles intenda consolidare un livello più elevato di responsabilità per gli operatori che raggiungono un vasto numero di utenti nel mercato unico.
Designazione delle piattaforme e nuovi obblighi
Le informazioni fornite da Irene Roche Laguna al Parlamento indicano che per WhatsApp la procedura è in fase avanzata, dato che il servizio ha già pubblicato i dati necessari. Per ChatGPT il percorso è più articolato, perché la Commissione sta esaminando la natura del servizio per capire se operi come piattaforma unica o se combini più funzioni. Questa distinzione potrebbe incidere sugli obblighi da applicare, soprattutto in materia di gestione dei contenuti e valutazione dei rischi. Telegram è stato invitato ad aggiornare le cifre relative alle comunità interne, elemento utile per determinare la reale portata del servizio all’interno dell’ecosistema europeo. Le piattaforme possono comunicare il numero esatto degli utenti oppure limitarsi a indicare se superano la soglia di 45 milioni, parametro che segna l’ingresso nel regime più rigoroso del DSA.
Verso una possibile armonizzazione delle norme sui prodotti
Parallelamente alla valutazione sulle piattaforme, la Commissione sta considerando un nuovo quadro che potrebbe riunire tre ambiti normativi: standardizzazione tecnologica, vigilanza del mercato e regole generali sui prodotti. Il Product Act, secondo una presentazione interna, potrebbe quindi diventare un unico riferimento per settori che vanno dalle telecomunicazioni ai controlli sui pacchi provenienti dai marketplace extraeuropei. L’alternativa è mantenere la standardizzazione in una disciplina autonoma, opzione che Bruxelles continua a esaminare. Questa discussione riflette l’esigenza di aggiornare un sistema che deve rimanere competitivo in un contesto globale caratterizzato da ritmi tecnologici molto rapidi.
Il dibattito normativo si intreccia con tensioni politiche emerse durante l’audizione sullo Space Act, dove Kim van Sparrentak ha richiamato l’attenzione sulla forte dipendenza dell’Europa dalle capacità di lancio di SpaceX. Le critiche rivolte a Elon Musk e ai governi di Italia e Germania mostrano quanto il tema dell’autonomia spaziale sia strategico, soprattutto in un momento in cui la competitività globale richiede infrastrutture affidabili. La deputata Elena Donazzan ha scelto un profilo più prudente, confermando comunque l’intenzione di lavorare su una legge più snella.
La discussione sulla privacy aggiunge un ulteriore livello a un quadro già articolato. Lo studio commissionato da Noyb mostra che molti utenti preferiscono accedere a contenuti gratuiti in cambio di pubblicità non basata sul tracciamento, soluzione percepita come più equilibrata rispetto ai modelli che richiedono un pagamento per evitare la profilazione. Il modello “paga o acconsenti” rimane controverso perché il consenso, per essere valido, deve essere espresso su base libera e consapevole. Il Comitato europeo per la protezione dei dati ha già invitato le principali piattaforme a proporre alternative che offrano una scelta meno rigida e sta lavorando a linee guida che potrebbero avere effetti su editori, piattaforme e servizi ad alta intensità di dati.
Le decisioni attese nei prossimi mesi potranno ridisegnare gli equilibri tra piattaforme, regolatori e utenti. Le possibili nuove designazioni, l’armonizzazione delle norme sui prodotti e l’evoluzione delle regole sulla privacy vanno nella stessa direzione: costruire un ambiente digitale più prevedibile e trasparente, preservando la capacità innovativa delle imprese europee. La sfida sarà mantenere coerenza tra questi tre filoni, evitando rigidità che potrebbero rallentare un mercato sempre più competitivo e interconnesso.
