“Buen Camino” online prima dell’uscita. AGCOM attiva il blocco cautelare pre-release

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AGCOM ha emesso la Determina 181/25/DDA per ordinare il blocco DNS e il reindirizzamento di un sito indicato come fonte di accesso al film di Checco Zalone per come segnalato da Medusa Film. Il provvedimento usa la corsia cautelare e richiama gli obblighi di risposta agli ordini previsti dal Digital Services Act

La Determina 181/25/DDA con cui AGCOM interviene sul caso del film “Buen Camino” segna un passaggio rilevante nell’evoluzione dell’enforcement antipirateria amministrativo. L’Autorità sceglie la via cautelare prevista dal Regolamento sul diritto d’autore online, attivandola in presenza di una segnalazione che descrive la disponibilità anticipata dell’opera tramite link a player accessibili dal territorio italiano. La circostanza che il film non risulti ancora distribuito nelle sale pesa in modo decisivo nella valutazione del pregiudizio, qualificato come imminente e non recuperabile con misure tardive, perché legato alla fase di sfruttamento iniziale.

Blocco DNS e reindirizzamento come strumenti di intervento rapido

Il provvedimento adotta un ordine cautelare fondato sugli articoli 8 e 10 del Regolamento AGCOM, richiamando in modo esplicito i presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora. L’ordine non si limita a individuare un contenuto illecito, ma impone il blocco della risoluzione DNS dal territorio italiano e il reindirizzamento automatico verso una pagina informativa conforme a uno schema standardizzato. La tempistica fissata per l’esecuzione, ventiquattro ore, chiarisce l’obiettivo dell’Autorità: comprimere al massimo la finestra temporale in cui l’accesso resta possibile, spostando l’azione dal contrasto ex post alla prevenzione del danno nel momento in cui si manifesta.

Questa impostazione rafforza una tendenza già emersa negli ultimi interventi: quando il soggetto che carica o gestisce direttamente i contenuti non è identificabile o non è raggiungibile, l’azione si concentra sui nodi di accesso e sugli intermediari che consentono la fruizione dal mercato nazionale. Il blocco DNS diventa così uno strumento centrale, scelto non per colpire l’infrastruttura a monte, ma per interrompere la catena di accesso a valle.

Dai blocchi puntuali ai blocchi adattivi sui domini futuri

Il cuore dell’evoluzione sta però nella dimensione “dinamica” dell’ordine. La Determina applica in modo esplicito la logica introdotta dalla normativa antipirateria più recente, estendendo l’efficacia del blocco anche a domini, sottodomini e indirizzi IP successivi riconducibili alla medesima condotta, comprese variazioni di nome o di TLD. L’intervento non resta confinato all’indirizzo iniziale, ma si trasforma in un meccanismo potenzialmente replicabile nel tempo, alimentato da segnalazioni ulteriori del titolare dei diritti.

Questo modello viene veicolato operativamente attraverso la piattaforma Piracy Shield, che funge da canale tecnico per la trasmissione delle segnalazioni e per l’esecuzione coordinata da parte dei destinatari. Il risultato è un enforcement più adattivo, capace di inseguire rapidamente le repliche di uno stesso fenomeno, ma anche più esigente sul piano delle garanzie, perché sposta il baricentro sulla qualità della prova fornita nelle segnalazioni successive e sulla capacità di evitare effetti collaterali su risorse legittime.

La determina disciplina anche i rimedi procedurali: il reclamo è ammesso entro un termine breve, ma non sospende automaticamente l’efficacia dell’ordine. In un contesto di interventi rapidi, questo dettaglio assume un peso concreto, perché la tutela dell’urgenza prevale sulla verifica ex ante, rimandando il bilanciamento a una fase successiva.

L’innesto operativo sul Digital Services Act

Un ulteriore elemento di rilievo è il modo in cui AGCOM collega l’ordine cautelare alla disciplina europea sui servizi digitali. Il provvedimento non si limita a richiamare il Digital Services Act (DSA) nei presupposti normativi, ma impone ai destinatari di comunicare senza indebito ritardo le informazioni sul seguito dato all’ordine, secondo la logica degli “orders” previsti dall’articolo 9 del regolamento europeo. L’inadempimento viene ricondotto a un regime sanzionatorio nazionale, rafforzando il carattere cogente dell’obbligo informativo.

Questa scelta segnala un’integrazione sempre più stretta tra enforcement del diritto d’autore e architettura del DSA. L’ordine antipirateria viene trattato come un atto che deve vivere anche nella grammatica europea degli obblighi di trasparenza e risposta verso le autorità, con effetti diretti sui processi interni di compliance degli intermediari coinvolti.

Nel complesso, il caso “Buen Camino” mostra come l’antipirateria amministrativa stia assumendo una configurazione “always on”, orientata a presidiare il valore economico nella fase iniziale di sfruttamento delle opere. L’efficacia di strumenti rapidi e adattivi è evidente quando la violazione è manifesta e il tempo rappresenta la variabile decisiva; allo stesso tempo, la crescente estensibilità dei blocchi rende centrale il tema della proporzionalità, soprattutto quando l’intervento incide su livelli di rete e su infrastrutture condivise che non distinguono sempre tra uso illecito e uso neutro.