I conti di OpenAI non tornano. Il Wall Street Journal ha rivelato che l’azienda dietro ChatGPT ha mancato una serie di obiettivi interni di crescita fissati per il 2025 e per i primi mesi del 2026: il traguardo di un miliardo di utenti attivi settimanali sulla piattaforma non è stato raggiunto entro fine anno, il target annuale di fatturato per ChatGPT è rimasto fuori portata, e più obiettivi mensili di ricavi sono stati disattesi nei primi mesi dell’anno in corso. La pressione competitiva di Google Gemini, cresciuto rapidamente nella seconda metà del 2025, e i progressi di Anthropic nel segmento enterprise e del coding hanno eroso quote di mercato che OpenAI riteneva consolidate. A questo si aggiunge un tasso di abbandono tra gli abbonati che, secondo le fonti del giornale americano, avrebbe iniziato a preoccupare i vertici aziendali.
La CFO frena sugli investimenti e sull’IPO
Al centro della vicenda c’è Sarah Friar, Chief Financial Officer di OpenAI, che avrebbe avvertito altri dirigenti di un rischio concreto: se i ricavi non crescono abbastanza in fretta, l’azienda potrebbe trovarsi nell’impossibilità di onorare i contratti per la capacità computazionale già sottoscritti. OpenAI ha assunto impegni di spesa stimati intorno ai 600 miliardi di dollari, distribuiti su un arco pluriennale, e prevede di bruciare i 122 miliardi raccolti nell’ultimo round di finanziamento entro tre anni. Si tratta del round più grande nella storia di Silicon Valley, con SoftBank, Amazon e Nvidia tra i principali sottoscrittori, per una valutazione post-money di 852 miliardi di dollari. Il consiglio di amministrazione avrebbe avviato un esame più approfondito degli accordi sui data center, mettendo in discussione la spinta del CEO Sam Altman ad acquisire ulteriore capacità computazionale in una fase in cui la crescita rallenta.
Friar avrebbe anche sollevato riserve sulla quotazione in borsa, prevista da Altman entro fine 2026. Secondo le fonti del WSJ, la CFO avrebbe comunicato a dirigenti e membri del board che OpenAI non soddisfa ancora gli standard di rendicontazione richiesti dalle autorità di vigilanza dei mercati pubblici.
Sul piano della governance, il momento è complicato da altri fattori. La seconda figura di riferimento in azienda, Fidji Simo, si trova in congedo medico dall’inizio del mese, aprendo un vuoto nella struttura di comando in una fase particolarmente delicata. Parallelamente, è iniziato il procedimento legale promosso da Elon Musk, che chiede la rimozione di Altman e la revoca della trasformazione di OpenAI in società a scopo di lucro. OpenAI e Friar hanno risposto alle indiscrezioni del WSJ con una dichiarazione congiunta, definendo infondate le voci su divisioni interne riguardo agli investimenti in computing. L’azienda ha aggiunto che l’attività procederebbe regolarmente e che il clima interno sarebbe positivo. Oracle, dal canto suo, ha difeso le prospettive di crescita di OpenAI, sostenendo di osservare in prima persona un’accelerazione nell’adozione delle sue tecnologie.
La reazione dei mercati e le voci degli analisti
La pubblicazione del report ha avuto effetti immediati sulle borse. Oracle, che ha stipulato con OpenAI un accordo quinquennale da 300 miliardi di dollari per la fornitura di capacità computazionale, ha perso oltre il 6%. Nvidia e Broadcom hanno ceduto tra il 3% e il 5%, Advanced Micro Devices circa il 3%. SoftBank Group, uno dei principali investitori di OpenAI con impegni superiori ai 60 miliardi di dollari, ha registrato un calo del 10% nelle contrattazioni a Tokyo. Il Nasdaq composito è scivolato di oltre un punto percentuale.
Le reazioni degli analisti hanno restituito un quadro articolato, lontano dall’allarme ma attento alle implicazioni strutturali. John Belton di Gabelli Funds ha osservato che il contenuto del report rispecchierebbe dinamiche già note agli operatori del settore: il rallentamento di OpenAI nella fase di transizione verso il 2026, con la perdita di quote a favore di Anthropic e Gemini, era già nei radar di chi segue il mercato. Luke Rahbari di Equity Armor Investments ha ridimensionato la portata della notizia, ricordando quanto le previsioni di fatturato in un settore in trasformazione così rapida siano per loro natura imprecise. Jordan Klein di Mizuho ha sollevato una questione più diretta: gli investitori dell’ultimo round avrebbero dovuto essere a conoscenza del rallentamento, dato che il round si è chiuso a fine marzo, a ridosso della fine del trimestre. Tra i dati più recenti comunicati dall’azienda figurano ricavi mensili di 2 miliardi di dollari e un fatturato annuo per il 2025 di 13,1 miliardi, con la redditività che resta ancora fuori dall’orizzonte immediato.
