Apple ha minacciato di ritirare in Europa la funzione “Chiedi all’app di non tracciarti”, introdotta per garantire agli utenti un controllo immediato sull’uso dei propri dati personali. La decisione arriva nel pieno di una serie di procedimenti antitrust avviati da autorità tedesche e francesi, che accusano la società di applicare regole più rigide agli sviluppatori di terze parti rispetto alle proprie applicazioni. Il caso, che tocca i confini tra tutela della privacy e libertà di concorrenza, potrebbe avere conseguenze dirette per l’intero mercato digitale europeo e, in particolare, per le imprese italiane che operano nel settore pubblicitario e nello sviluppo di app.
Privacy e concorrenza, il nodo europeo
Le indagini della Bundeskartellamt in Germania e dell’Autorité de la concurrence in Francia hanno messo sotto esame il sistema di consenso progettato da Apple. Secondo i regolatori, la schermata “Chiedi all’app di non tracciarti” rende molto più difficile per gli sviluppatori esterni ottenere l’autorizzazione al monitoraggio, mentre i servizi di Apple seguono un percorso di consenso più fluido e rassicurante. Questa asimmetria, dicono le autorità, può tradursi in un vantaggio competitivo illegittimo e in un caso di auto-preferenza vietato dal diritto europeo. L’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea e la sezione 19a della normativa tedesca sulla concorrenza vietano comportamenti discriminatori da parte delle imprese dominanti: è su questo terreno che si gioca la partita legale.
La società di Cupertino respinge ogni accusa, sostenendo di applicare a sé stessa regole più severe di quelle imposte ai terzi e di avere come unica priorità la protezione dei dati personali degli utenti. Ma le autorità non condividono questa lettura. A loro avviso, il modo in cui Apple gestisce la funzione di tracciamento finisce per ridurre la trasparenza e comprimere la concorrenza. In Francia, questa posizione ha già prodotto un effetto concreto: una sanzione da 150 milioni di euro per violazione delle norme antitrust legate proprio al meccanismo del consenso.
Implicazioni per sviluppatori e imprese italiane
Per chi opera nel mercato digitale italiano, la controversia non è un dettaglio tecnico. Il meccanismo di App Tracking Transparency ha già ridotto la possibilità di raccogliere dati pubblicitari e di creare campagne mirate su iOS. Dopo l’introduzione del blocco, il tasso di consenso degli utenti al tracciamento è crollato, riducendo la capacità di misurare le performance e di sostenere economicamente modelli basati sulla pubblicità gratuita. Se Apple decidesse davvero di eliminare la schermata in Europa, si aprirebbe uno scenario paradossale: meno trasparenza per gli utenti, ma più libertà per le piattaforme e gli inserzionisti.
Nel dibattito europeo torna una domanda di fondo: la privacy è un diritto da difendere a ogni costo, o uno strumento di potere nelle mani di chi controlla la tecnologia? Per le autorità antitrust, il rischio è che la prima risposta nasconda la seconda. Quando una piattaforma può stabilire chi raccoglie i dati e chi no, finisce per determinare il successo o il fallimento di interi modelli di business.
Il Digital Markets Act, entrato in vigore nel 2023, mira proprio a prevenire questo tipo di distorsioni, imponendo alle cosiddette piattaforme gatekeeper di garantire parità di trattamento tra i propri servizi e quelli dei concorrenti. Se le pressioni regolatorie continueranno, Apple dovrà scegliere tra adeguarsi alle regole europee o rinunciare al suo principale strumento di comunicazione con l’utente in materia di privacy.
