L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha diffuso una serie articolata di buone pratiche per migliorare la protezione dei dispositivi connessi, sempre più diffusi sia nelle abitazioni che nelle organizzazioni strutturate. L’iniziativa nasce da una crescente esposizione a rischi informatici dovuta a configurazioni errate o all’uso inconsapevole di apparati come telecamere IP, router, sistemi NAS e oggetti IoT. In molti casi, infatti, questi dispositivi sono raggiungibili da Internet senza adeguate difese, trasformandosi in varchi per violazioni della privacy o accessi non autorizzati a reti più ampie.
Come proteggere la rete domestica secondo l’ACN
Per il contesto residenziale, l’ACN suggerisce 12 accorgimenti concreti che ogni cittadino può adottare. La priorità è spezzare la catena di vulnerabilità introdotta da impostazioni standard mai modificate. Ecco le raccomandazioni nel dettaglio:
1. Modificare le credenziali predefinite su router, telecamere e dispositivi NAS.
2. Personalizzare impostazioni, porte, utenti e nomi di rete per evitare configurazioni di default.
3. Attivare l’autenticazione a più fattori ove disponibile.
4. Creare password forti, con almeno 12 caratteri e caratteri variati.
5. Mantenere aggiornato il firmware, preferibilmente con aggiornamenti automatici attivi.
6. Disattivare l’UPnP, spesso abilitato di default e potenzialmente pericoloso.
7. Limitare il controllo remoto, rimuovendolo quando non necessario.
8. Separare i dispositivi IoT creando una rete “guest” distinta da quella principale.
9. Controllare il pannello di gestione del router per individuare connessioni sospette.
10. Impostare DNS sicuri per filtrare contenuti malevoli e aumentare la protezione.
11. Configurare correttamente il firewall del router per bloccare accessi indesiderati.
12. Evitare l’apertura diretta di porte per servizi remoti (come RDP o SSH), preferendo l’uso di VPN sicure.
Le misure avanzate per aziende e organizzazioni
Nel mondo professionale la posta in gioco è più alta, e le contromisure si fanno complesse. L’ACN propone 20 azioni per rafforzare la difesa nei contesti aziendali, industriali e istituzionali. Il documento si rivolge a responsabili IT, DPO e professionisti della sicurezza, richiedendo approcci sistemici e audit periodici. Ecco l’elenco completo:
1. Formare costantemente il personale su sicurezza e riconoscimento degli attacchi.
2. Impiegare password robuste, con gestione centralizzata delle credenziali.
3. Applicare il principio del Least Privilege per tutti gli accessi.
4. Mantenere aggiornati software, firmware e patch.
5. Rendere obbligatoria la MFA per ogni accesso remoto.
6. Segmentare e isolare i sistemi critici in VLAN o subnet dedicate.
7. Usare VPN sicure per l’accesso remoto, evitando l’esposizione diretta di servizi.
8. Disattivare porte e servizi non indispensabili.
9. Attivare firewall con regole restrittive e sistemi IDS/IPS.
10. Monitorare in modo centralizzato accessi e log tramite soluzioni SIEM.
11. Definire accessi in base ai ruoli (RBAC) e rivederli periodicamente.
12. Utilizzare EDR aggiornati e antivirus affidabili.
13. Impostare notifiche per attività sospette o anomalie di rete.
14. Predisporre un piano formalizzato di risposta agli incidenti (IRP).
15. Adottare whitelist IP e meccanismi di geofencing.
16. Utilizzare firewall DNS o DNS sinkhole contro domini malevoli.
17. Eseguire test di vulnerabilità e penetration test a intervalli regolari.
18. Introdurre soluzioni di Zero Trust Network Access per il controllo continuo.
19. Pianificare backup regolari e sicuri delle configurazioni critiche.
20. Redigere policy di sicurezza interne con controlli e audit periodici.
*Molte imprese italiane sottovalutano ancora il valore di una protezione preventiva. La sicurezza informatica è vista come costo, non come investimento. Ma le minacce digitali non aspettano: colpiscono quando ci si sente al sicuro.*
Le raccomandazioni dell’ACN non hanno valore cogente, ma rappresentano un riferimento autorevole. Il documento, infatti, non si limita a indicare soluzioni tecniche: propone una visione organica della sicurezza, in cui la cultura organizzativa, la consapevolezza individuale e l’aggiornamento continuo diventano strumenti di difesa tanto quanto i firewall o le VPN. In un ecosistema connesso, ogni nodo non protetto è una vulnerabilità per tutti.
