La gestione del cloud all’interno della Commissione europea mette in luce una dipendenza quasi totale dai fornitori statunitensi. I sistemi digitali delle istituzioni comunitarie si appoggiano in gran parte a Microsoft Azure, Amazon Web Services e Google Cloud, mentre soltanto l’1% delle attività è collocato su OVHcloud, realtà europea del settore. Questo squilibrio evidenzia una vulnerabilità che non può essere ignorata: se Washington decidesse di imporre restrizioni, l’operatività della macchina amministrativa dell’Unione rischierebbe di subire contraccolpi gravi.
La questione non riguarda soltanto l’efficienza dei servizi. In gioco c’è la sovranità digitale. Il CLOUD Act permette al governo statunitense di accedere ai dati custoditi da provider americani, indipendentemente dal luogo fisico in cui sono archiviati. Ciò significa che le informazioni sensibili delle istituzioni europee potrebbero essere soggette a un controllo esterno, con tutte le implicazioni politiche e giuridiche che questo comporta.
La risposta europea tra ambizioni e limiti
Negli ultimi anni Bruxelles ha promosso iniziative per costruire un’alternativa. Progetti come GAIA-X e lo schema di certificazione europeo della cybersicurezza puntano a creare un’infrastruttura cloud trasparente e conforme agli standard comunitari. Nelle intenzioni, queste misure dovrebbero rafforzare la fiducia e la competitività dei fornitori europei. Nella realtà, però, i progressi sono modesti: le gare pubbliche privilegiano ancora i giganti d’oltreoceano, attratti da economie di scala e capacità tecnologiche difficili da eguagliare. L’Europa si trova così in un limbo, tra la volontà politica di emanciparsi e la forza commerciale dei colossi americani.
Un nodo politico prima ancora che tecnico
Il problema non è soltanto di procurement, ma di visione. Le scelte di acquisto continuano a privilegiare il criterio del costo e della rapidità, trascurando le conseguenze di lungo periodo. Una vera autonomia digitale richiede investimenti strutturali, anche più onerosi all’inizio, per assicurare resilienza e indipendenza. Il rischio, altrimenti, è di discutere di sovranità tecnologica come di un traguardo ideale, mentre nella pratica si continua a costruire dipendenza.
La posta in gioco è alta: in un contesto geopolitico segnato da tensioni e conflitti, l’Europa non può permettersi di essere ostaggio delle decisioni di governi stranieri. Un ecosistema cloud competitivo e credibile, gestito secondo regole europee, è oggi una necessità strategica. Solo così l’Unione potrà garantire continuità operativa, tutela dei dati e autonomia politica. La sfida non riguarda soltanto l’infrastruttura digitale: è un banco di prova per la capacità dell’Europa di agire da attore indipendente nello scenario globale.
