Contributo sui pacchi extra UE, la logistica ricorre al Tar

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Il contributo da 2 euro sui pacchi extra UE fino a 150 euro finisce davanti al Tar. Confetra denuncia calo dei traffici aerei, rischi di delocalizzazione logistica e mancanza di armonizzazione europea. Ecco cosa cambia per e-commerce e operatori digitali

Confetra ha portato davanti al Tar il contributo di 2 euro applicato alle spedizioni di commercio elettronico provenienti da Paesi extra europei con valore dichiarato fino a 150 euro. Il ricorso impugna i provvedimenti attuativi e apre un contenzioso che, per la filiera della logistica, vale più della singola cifra: riguarda il modo in cui l’Italia sceglie di governare un flusso ormai industriale, fatto di milioni di pacchi a basso valore unitario.

Secondo la confederazione, gli effetti si vedono già nei numeri del trasporto aereo. L’attenzione si concentra su Malpensa, dove sarebbe scesa in modo netto la quota di importazioni legate ai piccoli invii e dove, sempre secondo Confetra, sono stati cancellati 81 voli cargo rispetto alla programmazione. La lettura degli operatori è lineare: quando un costo si applica su una sola frontiera, la merce cambia porta d’ingresso e cerca l’hub più conveniente nel mercato unico.

Perché la soglia dei 150 euro conta

Il contributo nasce con l’idea di coprire le spese amministrative doganali generate dall’aumento dei piccoli invii. Il punto contestato da Confetra sta nel contesto europeo: l’assenza di una misura coordinata spinge le spedizioni verso scali di altri Paesi membri, poi la distribuzione entra in Italia su strada. In quel passaggio si spostano attività, lavoro e gettito, mentre la merce arriva comunque al destinatario finale.

Dentro questa dinamica c’è anche un tema di sostenibilità, perché la deviazione dei flussi può aumentare i chilometri su gomma lungo i valichi alpini. Per gli aeroporti italiani il rischio è più prosaico: perdere volumi oggi significa perdere slot, contratti e routine operative domani, perché le catene di approvvigionamento si riscrivono in fretta e poi diventano abitudini, soprattutto quando i grandi player fissano nuovi accordi con hub esteri.

La partita politica resta aperta

Il ricorso arriva mentre si discute di possibili correzioni. Un ordine del giorno legato al decreto Milleproroghe impegna il Governo a valutare una sospensione dell’applicazione della misura nel primo provvedimento utile, con l’obiettivo di analizzarne gli effetti complessivi. Nel frattempo, per le imprese resta il problema pratico: pianificare importazioni e tempi di sdoganamento in un quadro che può cambiare tra aula giudiziaria e decisioni normative. :contentReference[oaicite:2]{index=2}

Per chi lavora nel digitale, la vicenda è un promemoria concreto: l’e-commerce vive di regole, ma anche di geometrie logistiche. Quando una norma interviene su un singolo nodo, il sistema si riequilibra altrove, e a quel punto la discussione diventa europea per forza, perché i pacchi seguono i corridoi più efficienti, non i confini amministrativi.