Copyright, libertà di stampa e AI, la battaglia per il futuro dell’informazione

Riccardo Tripepi

Riccardo Tripepi

Giornalista e avvocato, mi occupo di diritto, comunicazione e tecnologie digitali. Scrivo per “Il Dubbio” e altre testate nazionali e regionali, affrontando i temi che intrecciano giustizia, politica e innovazione. Con il progetto “Generazione Ai”, promuovo l’utilizzo etico e responsabile dell’intelligenza artificiale nelle scuole. Credo nella scrittura come strumento di libertà e nel diritto come bussola per orientarsi nel futuro digitale.

L’intelligenza artificiale generativa ha impattato, e sta impattando, in maniera decisiva sul mondo dell’informazione, ridefinendo il modo in cui la stessa viene prodotta, distribuita e valorizzata. Tra conflitti sul copyright, casi giudiziari come quello che coinvolge Perplexity in Italia e le nuove regole europee sulla libertà dei media, emerge una tensione strutturale che va oltre il tema della censura intesa in senso tradizionale. Il rischio è un indebolimento sostanziale del pluralismo, in cui la libertà di stampa resta formalmente intatta mentre, il valore economico e la visibilità dell’informazione si spostano verso piattaforme e sistemi automatizzati che ne governano l’accesso.

Per molto tempo la libertà di stampa è stata raccontata come una linea di confine netta. Da una parte le democrazie liberali, dall’altra i regimi che censurano, chiudono redazioni, intimidiscono giornalisti. Oggi quella linea esiste ancora, ma non è più sufficiente a spiegare ciò che sta accadendo. Nell’ecosistema digitale e dell’intelligenza artificiale, la libertà di stampa può essere svuotata senza bisogno di divieti, sequestri o repressione diretta.

Nessuno impedisce agli editori di pubblicare. I contenuti circolano, gli articoli sono online, le opinioni continuano a essere espresse. Eppure, sempre più spesso, l’informazione perde valore, visibilità e sostenibilità economica. Non perché venga vietata, ma perché viene riassunta, inglobata, redistribuita e monetizzata da soggetti diversi da chi la produce.

La libertà formale e il rischio sostanziale

La libertà di stampa non coincide solo con l’assenza di censura. È anche la possibilità concreta di svolgere attività giornalistica in modo indipendente, continuativo e riconoscibile. Quando questa possibilità viene erosa sul piano economico e distributivo, la libertà resta formalmente intatta ma diventa fragile.

Le piattaforme digitali svolgono oggi un ruolo centrale nell’accesso all’informazione. Senza essere editori in senso giuridico, esercitano una funzione editoriale di fatto: determinano la visibilità dei contenuti, ne condizionano la diffusione, ne intercettano l’attenzione. L’intelligenza artificiale generativa accentua ulteriormente questa dinamica, promettendo accesso immediato all’informazione ma spesso comprimendo il lavoro editoriale in risposte sintetiche che non rimandano alle fonti né ne riconoscono il valore.

Il copyright come condizione della libertà di stampa

In questo contesto, il conflitto sul copyright non è una battaglia corporativa né una resistenza all’innovazione. È una questione strutturale che riguarda la tenuta dell’informazione come bene pubblico. Senza un riconoscimento giuridico ed economico del contenuto editoriale, la libertà di stampa rischia di trasformarsi in una libertà senza mercato e, quindi, senza futuro.

Se i contenuti informativi possono essere utilizzati come materia prima per servizi di ricerca e sintesi automatica senza un equilibrio tra innovazione e diritti, il rischio è uno spostamento sistematico del valore lontano dalle redazioni e dallo spazio pubblico.

È in questo spazio che si colloca anche il primo contenzioso italiano che chiama direttamente in causa un sistema di IA generativa. L’azione promossa da RTI e Medusa contro Perplexity riguarda l’uso di opere protette, ma segna anche un passaggio simbolico. Il conflitto tra informazione e intelligenza artificiale è entrato nella fase della definizione giudiziaria dei rapporti di forza. La discussione passa da una fase astratta alle condizioni concrete che rendono possibile il giornalismo professionale.

Libertà dei media e nuove asimmetrie

Questo scenario aiuta anche a leggere in modo più ampio il tema della libertà dei media in Europa. Il caso ungherese, oggetto di una procedura di infrazione per violazione della legge europea sulla libertà dei media, rappresenta una forma evidente e politicamente riconoscibile di interferenza sull’informazione. Ma accanto a queste derive, l’Unione europea è chiamata a confrontarsi con una sfida meno visibile e non meno rilevante legata alla concentrazione del potere informativo nelle mani di intermediari digitali che controllano accesso, visibilità e sostenibilità dell’informazione.

L’European Media Freedom Act, il Digital Services Act e l’AI Act si muovono nella stessa direzione volta a rafforzare il pluralismo, riequilibrare i rapporti di forza, imporre responsabilità a chi controlla l’accesso all’informazione. Ma restano strumenti separati, privi di una vera sintesi. E’ chiaro che stiamo attraversando un momento di passaggio per l’informazione che pare in grado di cambiare la stessa definizione di editore e giornalista.

Governare questa transizione vuol dire tutelare la libertà di stampa e il copyright, ma anche la stessa qualità del dibattito pubblico e, in ultima analisi, la tenuta delle democrazie europee, in un contesto dove anche il ruolo del giornalista è in via di ridefinizione e la fiducia nelle fonti è messa alla prova. Perché la libertà di stampa  muore quando viene repressa, ma può spegnersi anche lentamente, quando continua a esistere senza più le condizioni per essere reale.