La Regione Toscana ha presentato una proposta di legge dedicata alla governance territoriale dell’intelligenza artificiale. Il testo interviene su formazione, lavoro, scuola e coordinamento istituzionale, con l’obiettivo di accompagnare la trasformazione tecnologica dentro un perimetro di regole chiare e strumenti operativi. Il presidente Eugenio Giani e l’assessore all’innovazione digitale Alberto Lenzi hanno illustrato un impianto che si inserisce nel quadro dell’AI Act europeo e della legge nazionale 132 del 2025, scegliendo di agire sul piano delle politiche pubbliche regionali piuttosto che sui requisiti tecnici dei sistemi.
Cosa prevede la legge regionale della Toscana sull’intelligenza artificiale
Il cuore della proposta riguarda il lavoro e la formazione. Attraverso l’Agenzia regionale per l’impiego e la rete dei centri per l’impiego, la Regione punta ad attivare percorsi di riqualificazione professionale per i settori esposti all’automazione e a offrire strumenti di orientamento a chi cerca occupazione in ambiti legati all’intelligenza artificiale. Le organizzazioni sindacali saranno coinvolte nell’Osservatorio regionale dedicato al tema, con il compito di monitorare l’impatto delle tecnologie sui rapporti di lavoro e proporre misure di aggiornamento delle competenze.
Accanto al fronte occupazionale, la legge rafforza il Centro di competenza regionale sull’intelligenza artificiale, già previsto dalla normativa sull’innovazione digitale del 2024. La struttura dovrà fornire supporto scientifico alle amministrazioni, elaborare linee guida operative per gli enti pubblici e favorire il dialogo con università e imprese del territorio. L’idea è creare un circuito stabile tra ricerca, pubblica amministrazione e sistema produttivo, così da tradurre lo sviluppo tecnologico in applicazioni concrete e valutazioni dei rischi.
Formazione, deepfake e alfabetizzazione digitale
Un capitolo rilevante riguarda la scuola e l’educazione civica digitale. La proposta prevede iniziative di alfabetizzazione algoritmica per spiegare come funzionano i sistemi di raccomandazione e quali effetti producono sulle scelte informative. Viene inoltre affrontato il tema dei deepfake, con programmi dedicati al riconoscimento dei contenuti generati artificialmente e alla tutela dell’informazione. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale generativa entra nella comunicazione pubblica e nei servizi online, la capacità di distinguere tra contenuto autentico e manipolazione diventa una competenza di base.
La Regione non interviene sulla certificazione o sulla conformità tecnica dei sistemi di intelligenza artificiale, materia ormai armonizzata a livello europeo. Il piano scelto è quello della governance territoriale: coordinamento, formazione, inclusione e monitoraggio degli effetti sociali. Molto dipenderà dalle risorse che verranno stanziate e dalla capacità di tradurre le linee di indirizzo in progetti operativi, con indicatori chiari e responsabilità definite.
Il passaggio ha un valore politico e amministrativo preciso. Le Regioni iniziano a occupare uno spazio nel dibattito sull’intelligenza artificiale, accanto a Bruxelles e a Roma, e lo fanno concentrandosi sugli impatti concreti per imprese, lavoratori e scuole. La proposta toscana apre una fase in cui la trasformazione tecnologica viene letta anche come questione di organizzazione territoriale e di politiche attive, con effetti che potrebbero estendersi oltre i confini regionali.
