Digital Omnibus, dopo le audizioni diversi parlamentari europei chiedono garanzie sui diritti

Tempo di lettura: 3 minuti

Le modifiche allo studio su GDPR e AI Act preoccupano il Parlamento europeo che teme un indebolimento della tutela dei dati personali e dei diritti digitali.

Il progetto della Commissione europea di intervenire sul quadro normativo digitale ha aperto un confronto politico che arriva in anticipo rispetto all’entrata in piena applicazione delle regole sull’intelligenza artificiale. Durante un’audizione della commissione LIBE del Parlamento europeo, la proposta di semplificazione contenuta nel Digital Omnibus ha incontrato resistenze trasversali, legate soprattutto all’equilibrio tra innovazione, uso dei dati personali e tutela dei diritti.

La Commissione presenta il Digital Omnibus come un intervento di razionalizzazione. L’obiettivo dichiarato riguarda la riduzione degli oneri regolatori e una maggiore chiarezza applicativa per le imprese europee, chiamate a confrontarsi con un quadro normativo sempre più articolato. L’esperienza maturata con il GDPR, segnata da applicazioni non sempre uniformi tra Stati membri, viene indicata come uno dei motivi alla base dell’iniziativa.

Cosa prevede il Digital Omnibus su GDPR e uso dei dati

Uno dei passaggi più discussi riguarda l’uso dell’interesse legittimo come base giuridica per trattamenti di dati collegati allo sviluppo e all’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale. Il tema coinvolge anche il trattamento di dati sensibili in attività come l’analisi e la correzione dei bias. Secondo la Commissione, il chiarimento servirebbe a fornire indicazioni operative più precise, senza modificare l’impianto generale di protezione dei dati personali.

Nel dibattito parlamentare emergono però timori legati agli effetti concreti di questa impostazione. Alcuni eurodeputati sottolineano il rischio che una lettura più ampia dell’interesse legittimo finisca per spostare l’asse della tutela verso esigenze di mercato, con vantaggi più marcati per le grandi piattaforme tecnologiche. La preoccupazione riguarda la possibilità che la semplificazione si traduca in una riduzione sostanziale delle garanzie, soprattutto nei casi in cui il trattamento dei dati incide direttamente sui diritti delle persone.

Il ruolo del Parlamento e le ricadute per imprese e controlli

Un altro punto centrale del confronto riguarda il ruolo delle autorità di controllo e la loro capacità di vigilare su un sistema normativo in evoluzione. Il Parlamento chiede che eventuali interventi non indeboliscano i poteri di enforcement e che venga preservata la coerenza complessiva del quadro regolatorio, anche alla luce del lungo percorso che ha portato all’approvazione delle regole sull’intelligenza artificiale.

Per le imprese europee, e in particolare per quelle impegnate nello sviluppo di soluzioni basate sui dati, il dibattito apre scenari ambivalenti. Una maggiore chiarezza sulle basi giuridiche può facilitare investimenti e progetti innovativi. Allo stesso tempo, un intervento percepito come un arretramento nella tutela dei diritti digitali può generare effetti reputazionali e tensioni nei rapporti con clienti, partner e autorità.

Il percorso del Digital Omnibus si preannuncia quindi complesso e segnato da possibili emendamenti. Il confronto tra Commissione e Parlamento mette in gioco la credibilità del modello europeo di regolazione digitale e la capacità dell’Unione di governare l’innovazione mantenendo un rapporto di fiducia con cittadini e mercato.