Il 18 settembre 2025 l’autorità antitrust della Corea del Sud ha approvato, con condizioni vincolanti, la joint venture tra AliExpress Korea del gruppo Alibaba e Gmarket, controllata dal colosso Shinsegae. L’operazione assegna ai due attori una quota stimata del 41% del mercato dell’e-commerce transfrontaliero, un settore in crescita rapida per la capacità di offrire prodotti a prezzi competitivi e con ampia varietà. La mossa è destinata a influenzare l’equilibrio dell’e-commerce asiatico, ma ha fatto emergere dubbi significativi sulla concentrazione del potere informativo.
Il nodo dei dati come leva competitiva
Il cuore della questione non riguarda solo la dimensione del mercato, ma la gestione dei dati. La KFTC ha rilevato che l’unione tra i 50 milioni di utenti di Gmarket e le capacità di analisi di Alibaba avrebbe potuto creare un vantaggio competitivo insormontabile. Conoscere in dettaglio abitudini, preferenze e comportamenti online significa poter influenzare in modo decisivo l’offerta e le strategie commerciali, riducendo le opportunità per nuovi concorrenti. In questo contesto, i dati non sono più un semplice asset, ma diventano lo strumento principale per governare il mercato.
Per limitare questi rischi, il regolatore coreano ha imposto paletti severi. Nei prossimi tre anni sarà vietata la condivisione di informazioni sugli acquisti esteri dei consumatori sudcoreani. Le due società dovranno inoltre operare come entità distinte, con sistemi di governance che impediscano lo scambio di dati sensibili. In pratica, Alibaba non potrà sfruttare le informazioni di Gmarket per affinare le proprie strategie e viceversa. Si tratta di un compromesso che consente l’operazione, ma mantiene un freno sull’uso dei dati.
Un trend globale nelle regole digitali
Il caso coreano si inserisce in una tendenza internazionale che vede i regolatori sempre più attenti alle fusioni tra grandi piattaforme. Non è la prima volta che la gestione dei dati diventa l’elemento centrale delle valutazioni. In Europa, l’acquisizione di iRobot da parte di Amazon era stata messa sotto esame proprio per l’uso potenziale delle informazioni raccolte in ambito domestico attraverso i robot Roomba. Il tema non è quindi quante vendite genera una piattaforma, ma quanto conosce i propri clienti e come impiega queste informazioni per consolidare la propria posizione di mercato.
La decisione della KFTC riflette una consapevolezza crescente: la concorrenza digitale non si gioca più solo su prezzo e logistica, ma sull’informazione. Chi controlla i dati dispone di un potere capace di condizionare interi mercati e di alzare barriere difficili da superare.
Il precedente coreano invita a una riflessione che riguarda anche l’Europa. I mercati digitali sono sempre più globali e gli effetti di decisioni locali hanno ricadute immediate su scala internazionale. La protezione dei dati, la trasparenza e la pluralità competitiva diventano così le nuove frontiere della regolazione, in un contesto dove la sovranità informativa si afferma come valore strategico. Il messaggio che arriva da Seul è chiaro: la competizione si gioca sul controllo dell’informazione, ed è proprio lì che le autorità intendono esercitare la loro vigilanza.
