La Grecia lancia un progetto inedito nel panorama europeo: si chiama Kids Wallet e nasce per offrire un sistema di verifica dell’età e di controllo digitale sui minori. L’app, integrata con l’identità digitale nazionale, permette ai genitori di autorizzare o limitare l’uso delle applicazioni installate sui dispositivi dei figli, gestendo in modo trasparente accessi, limiti di tempo e permessi online.
Come funziona il sistema di identità familiare digitale
L’applicazione si basa sul profilo TaxisNet del genitore, che funge da chiave d’accesso al sistema pubblico di identità digitale. Attraverso un consenso esplicito, il genitore consente alle piattaforme terze di verificare l’età del minore tramite l’anagrafe civile, senza condividere altri dati personali. In questo modo il controllo diventa automatico, ma la decisione finale resta familiare. Il governo greco intende fissare a quindici anni la “maggiore età digitale”: sotto tale soglia l’uso dei social network e di altri servizi digitali dovrà essere approvato da un adulto.
Il funzionamento tecnico si fonda su API che collegano in modo sicuro i dispositivi familiari e consentono alle app compatibili di accedere solo all’informazione sull’età. La struttura prevede anche un sistema di notifiche che permette al genitore di monitorare l’attività del figlio e di intervenire in tempo reale per bloccare o autorizzare nuove installazioni. La piattaforma, secondo il governo, sarà disponibile ai cittadini entro poche settimane e potrà essere preinstallata nei dispositivi venduti nel Paese entro la fine del 2025.
L’obiettivo europeo della Grecia
Dietro l’iniziativa non c’è solo la tutela dei minori, ma anche un messaggio politico rivolto a Bruxelles. Atene intende usare il Kids Wallet come modello per promuovere una regolamentazione comune in materia di verifica dell’età e identità digitale, in linea con l’evoluzione dell’EUDI Wallet e con le nuove norme eIDAS. L’idea è di anticipare la definizione di standard europei che garantiscano un equilibrio tra sicurezza dei giovani utenti e protezione della privacy.
Il dibattito che accompagna il progetto mette in luce un nodo centrale del futuro digitale europeo: quanto controllo è accettabile nella gestione dei dati familiari e quali limiti devono valere per gli Stati che ne diventano custodi. Alcuni osservatori sottolineano i vantaggi di un sistema più affidabile rispetto alle autodichiarazioni d’età, altri avvertono sul rischio di concentrare troppe informazioni sensibili nelle mani di un’autorità centrale.
È la solita tensione tra libertà e protezione: più la rete diventa sicura, più serve vigilare su chi definisce le regole della sicurezza. Se il Kids Wallet funziona, potrebbe aprire la strada a una nuova stagione di identità digitale condivisa tra genitori e figli, ma il prezzo sarà la fiducia che i cittadini ripongono nei sistemi pubblici.
La Grecia, insomma, si propone come laboratorio per un modello di governance digitale che unisce tecnologia e diritto. I risultati del progetto saranno osservati con attenzione anche in Italia, dove il dibattito su privacy e controllo parentale è ancora frammentato. Un esperimento nazionale che potrebbe trasformarsi in un riferimento per tutta l’Unione Europea.
