Ecommerce, cambiano le regole per l’import: stop all’esenzione sui 150 euro e nuovi dazi

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Il 26 marzo 2026 Parlamento europeo e Consiglio hanno approvato la riforma del Codice Doganale dell'Unione, la più estesa dal 1968, che abolisce l'esenzione sui pacchi sotto i 150 euro e introduce un dazio fisso di 3 euro a partire dal 1° luglio 2026. I marketplace e i venditori che operano da paesi extra-UE diventano formalmente responsabili degli adempimenti doganali, con sanzioni fino al 6% del valore annuo delle importazioni in caso di violazioni sistematiche.

Quasi tre anni di lavori legislativi, centinaia di ore di triloghi tra Commissione, Parlamento e Consiglio, e alla fine l’accordo è arrivato. Il 26 marzo 2026 le istituzioni europee hanno siglato l’intesa sulla riforma più estesa del sistema doganale dell’Unione dalla sua nascita, nel lontano 1968. Un percorso avviato dalla Commissione nel maggio 2023, spinto dalla pressione crescente di un fenomeno difficile da ignorare: il numero di pacchi a basso valore provenienti da paesi extra-UE era salito a 5,9 miliardi nel 2025, con oltre il 90% in arrivo dalla Cina. Piattaforme come Temu, Shein e AliExpress avevano trasformato il commercio transfrontaliero verso i consumatori europei in un flusso difficile da governare con gli strumenti di un codice doganale pensato per un’epoca in cui internet non esisteva.

La fine dell’esenzione sui 150 euro e i nuovi dazi sull’ecommerce

La misura più immediata riguarda la soglia di esenzione doganale di 150 euro, che fino ad oggi permetteva a miliardi di spedizioni di varcare le frontiere europee senza alcun dazio. Quella soglia viene abolita.

Dal 1° luglio 2026 entra in vigore un dazio fisso di 3 euro su ogni articolo di valore inferiore a 150 euro, come soluzione transitoria in attesa che il nuovo sistema digitale diventi pienamente operativo. A partire dal 1° novembre 2026 si aggiunge una handling fee, una tariffa di gestione che coprirà i costi sostenuti dalle autorità doganali per analizzare i dati, effettuare i controlli documentali e fisici e gestire il rischio associato al flusso massiccio di piccoli pacchi. L’importo della fee sarà determinato dalla Commissione tramite atto delegato e riesaminato ogni due anni; verrà corrisposta dallo stesso soggetto già responsabile del pagamento degli altri oneri doganali per lo stesso pacco, evitando così che il costo ricada direttamente sul consumatore finale. Le stime dicono che fino al 65% dei piccoli pacchi che entrano nell’Unione vengono dichiarati con un valore inferiore a quello reale per aggirare i controlli: uno dei problemi concreti che la riforma punta a ridurre sin dai primi mesi di applicazione.

Sul piano competitivo, l’abolizione della soglia mira a correggere uno squilibrio che penalizzava da anni i rivenditori europei, costretti ad applicare IVA e dazi su ogni vendita mentre i concorrenti asiatici operavano in un regime di fatto agevolato. La parità di trattamento fiscale era diventata una rivendicazione condivisa da associazioni di categoria, piccoli commercianti e grandi operatori del retail tradizionale.

I marketplace diventano importatori e arriva l’Autorità doganale europea

La riforma introduce una delle innovazioni giuridiche più rilevanti per chi opera nel commercio digitale internazionale: la figura dell'”importatore presunto”. I venditori e le piattaforme che facilitano vendite a distanza da paesi extra-UE direttamente verso consumatori europei vengono formalmente riconosciuti come responsabili degli adempimenti doganali. La responsabilità che fino ad oggi gravava sul consumatore finale — spesso ignaro delle regole e impreparato a gestire pratiche burocratiche — si trasferisce sull’operatore commerciale che gestisce la transazione. Le piattaforme saranno tenute a comunicare i dati di vendita al nuovo EU Customs Data Hub subito dopo la conclusione di ogni ordine, consentendo alle autorità di effettuare l’analisi del rischio prima ancora che la merce raggiunga la frontiera europea. Chi non rispetta sistematicamente queste regole va incontro a sanzioni che possono arrivare tra l’1% e il 6% del valore totale delle merci importate nell’anno precedente, con la possibilità aggiuntiva di vedersi sospeso, revocato o annullato lo status di operatore affidabile e di essere classificato come operatore ad alto rischio.

Per le imprese più strutturate e collaborative viene istituito il regime “Trust and Check”: chi soddisfa criteri stringenti di conformità e accetta di concedere alle autorità doganali accesso ai propri sistemi informatici beneficia di controlli semplificati, minori verifiche fisiche e maggiore flessibilità nella gestione dei pagamenti. Gli operatori più affidabili potranno immettere le merci in libera circolazione nell’Unione senza alcun intervento attivo della dogana. Il sistema AEO esistente rimane in vigore per consentire l’accesso alle semplificazioni anche agli operatori di dimensioni minori.

Il Data Hub e la nuova architettura digitale delle dogane UE

L’accordo del 26 marzo disegna anche l’infrastruttura tecnologica su cui si reggerà il sistema doganale europeo nei prossimi anni. Al centro c’è l’EU Customs Data Hub, una piattaforma digitale centralizzata che raccoglierà e analizzerà in tempo reale i dati relativi a tutti i flussi di merci in entrata e uscita dall’Unione. Gli operatori commerciali potranno inserire le informazioni una sola volta tramite un’unica interfaccia europea, sostituendo progressivamente i 27 sistemi nazionali frammentati oggi esistenti — più di 111 piattaforme IT diverse — con un ambiente digitale integrato. Il risparmio stimato per gli Stati membri supera i 2 miliardi di euro l’anno.

Il Data Hub utilizzerà tecnologie di machine learning e intelligenza artificiale per fornire alle autorità doganali una visione a 360 gradi delle supply chain, identificare le spedizioni a più alto rischio e indirizzare le risorse di controllo dove servono davvero, riducendo la pressione sulle merci conformi. Diventerà operativo per le merci ecommerce dal 1° luglio 2028 e verrà esteso progressivamente a tutti i flussi di merci entro il 1° marzo 2034. A governare l’intero sistema sarà la nuova EU Customs Authority (EUCA), un’agenzia decentralizzata con sede a Lilla, in Francia, che coordinerà la governance doganale dell’Unione, gestirà il Data Hub e supporterà le autorità nazionali nella gestione del rischio e nella risposta alle crisi. Prima dell’entrata in vigore definitiva, l’accordo dovrà essere formalmente adottato da Parlamento e Consiglio; la legislazione entrerà in applicazione dodici mesi dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea.

Nel frattempo, alcuni Stati membri si sono già mossi in anticipo: Francia, Paesi Bassi e Romania hanno introdotto misure transitorie nazionali sui pacchi a basso valore, destinate a restare in vigore fino all’entrata in funzione della fee unionale.