Federprivacy, la scossa di Gazzella: proposta riunione dei delegati per il 25 maggio e rilancio sulla governance

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Stefano Gazzella, delegato territoriale di Federprivacy, ha convocato una riunione tra delegati per il 25 maggio 2026, decennale del GDPR, con l'obiettivo di formulare proposte di rinnovamento da sottoporre al direttivo. La lettera aperta arriva dopo le polemiche di dicembre 2025 per un'email inviata a migliaia di DPO italiani raccogliendo indirizzi tramite web scraping

Federprivacy è un punto di riferimento consolidato per chi lavora nella protezione dei dati in Italia. Il suo contributo alla diffusione della cultura privacy, alla crescita professionale degli esperti del settore e all’organizzazione di eventi di qualità è difficile da contestare. Eppure, negli ultimi mesi, una serie di episodi ha aperto una crepa visibile nella comunità che ruota attorno all’associazione.

Stefano Gazzella, delegato territoriale di Gorizia e consulente privacy, ha pubblicato sui suoi canali social una lettera aperta indirizzata ai colleghi delegati di Federprivacy. Il contenuto è una proposta concreta che prevede la convocazione di una riunione per il 25 maggio 2026, dalle 14 alle 18, in formato online, per costruire insieme un pacchetto di proposte da portare al direttivo dell’associazione. La data scelta porta con sé un peso specifico che va oltre la coincidenza. Il 25 maggio è il decennale dell’applicazione del GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati che ha ridisegnato le regole della privacy su scala continentale. Collocare in quel giorno una riunione sul futuro di Federprivacy è una scelta che parla da sola.

Il caso delle email ai DPO e le tensioni interne

Per capire da dove nasce la lettera aperta occorre tornare al dicembre 2025. Il 15 di quel mese migliaia di Data Protection Officer italiani ricevettero una email da Federprivacy contenente una proposta di adesione all’associazione accompagnata da un’offerta promozionale a tempo. Gli indirizzi erano stati recuperati attraverso un’operazione di web scraping sui siti istituzionali delle organizzazioni destinatarie, una pratica che nella comunità della data protection ha una lettura ben precisa. La reazione fu immediata: sui social comparvero commenti ironici e critiche dirette, con diversi professionisti che parlarono apertamente di spam proveniente da chi avrebbe dovuto dare l’esempio sul trattamento corretto dei dati personali. L’avvocato Andrea Lisi, presidente di Anorc Professioni e tra i primi in Italia a occuparsi di diritto della privacy, definì pubblicamente l’accaduto un’azione di evidente spamming, giudicando le giustificazioni della presidenza difficilmente sostenibili.

La presidenza di Federprivacy difese l’iniziativa, sostenendo che gli indirizzi erano stati ricavati da informative pubbliche e che la comunicazione aveva carattere informativo, limitata a un singolo invio.

Sul piano interno, Gazzella aveva già segnalato tensioni con la presidenza prima di quel dicembre. Dopo aver mosso critiche a un sondaggio promosso dall’associazione sul Garante Privacy, aveva ricevuto quello che ha descritto come un aut-aut: ritrattare le proprie osservazioni o perdere la delega territoriale. In un secondo momento gli era stato comunicato di non inviare più contributi alla rivista associativa PrivacyNews, una decisione che Gazzella ha definito particolarmente significativa considerando il lavoro giornalistico svolto gratuitamente per anni a beneficio dei soci. Solo dopo questi episodi aveva reso pubblica la vicenda sui propri canali, senza ricevere un riscontro nel merito delle questioni sollevate.

La proposta per il 25 maggio e la candidatura al direttivo

La lettera aperta prende le distanze dalla logica dello scontro. “L’impegno che ha profuso negli anni per la promozione della cultura della protezione dei dati personali è indubbio”, scrive Gazzella riferendosi a Federprivacy, riconoscendo anche la qualità dei docenti, formatori e speaker coinvolti negli anni in eventi e corsi. Il tono è costruttivo, ma la diagnosi è chiara: il dialogo interno “è andato progressivamente sempre più assottigliandosi”, con una valorizzazione insufficiente delle delegazioni territoriali e scarsa apertura al confronto su temi come la formazione per profili più giovani, l’inclusività e il rinnovamento dei format associativi. Contributi che, a suo dire, non hanno mai trovato spazio in una discussione strutturata. “La Federprivacy che è ora sinceramente non mi sta piacendo più”, scrive, “ma ho rinnovato per due anni la mia iscrizione perché voglio credere nella Federprivacy che verrà. Anzi, vi invito a fare lo stesso proprio per dare un futuro a quella Federprivacy che può essere: quella che noi possiamo provare a costruire.”

Le proposte emerse dalla riunione del 25 maggio saranno sottoposte al direttivo per valutazione, nell’ambito dell’attuale mandato quinquennale avviato nel luglio 2024. Gazzella ha inoltre anticipato l’intenzione di candidarsi al prossimo direttivo di Federprivacy.