La stagione dell’e-commerce senza dazi sembra avviarsi al tramonto. L’Unione Europea ha deciso di anticipare al primo trimestre del 2026 l’eliminazione dell’esenzione doganale per i pacchi di basso valore provenienti da Paesi extra UE, in particolare dalla Cina. Si tratta di una misura che cambia profondamente le regole del commercio digitale e mette nel mirino giganti come Shein, Temu e AliExpress, che finora hanno beneficiato della deroga “de minimis” per spedizioni inferiori ai 150 euro.
Una mossa per riequilibrare il mercato digitale
Per anni i marketplace cinesi hanno potuto vendere direttamente ai consumatori europei evitando i dazi doganali, offrendo prezzi estremamente bassi e creando una forte distorsione della concorrenza. Ora Bruxelles punta a sostituire l’esenzione con una tariffa semplificata per ogni pacco, restituendo equilibrio competitivo ai retailer europei. Alcuni Stati membri, tra cui Italia e Romania, stanno già introducendo imposte nazionali per proteggere le proprie filiere: Roma valuta un prelievo specifico a tutela del settore moda, mentre Bucarest ha proposto una tassa di circa 5 euro per pacco.
Secondo i dati della Commissione Europea, nel 2024 sono arrivati nel continente oltre 4,6 miliardi di pacchi low-cost, più del 90% provenienti dalla Cina. Una quantità che ha messo sotto pressione i sistemi doganali e penalizzato i produttori locali, spesso incapaci di sostenere la guerra dei prezzi lanciata dai colossi dell’e-commerce. I ministri delle finanze europei hanno quindi deciso di accelerare l’attuazione della riforma, inizialmente prevista per il 2028, per evitare che la situazione si aggravi ulteriormente.
L’impatto sui marketplace e sulle imprese italiane
L’abolizione dell’esenzione colpirà direttamente i marketplace internazionali che importano dalla Cina, aumentando i costi di spedizione e gli oneri doganali. Il vantaggio competitivo di Shein e Temu si ridurrà sensibilmente, mentre i retailer europei potranno contare su un contesto più equo. Per le aziende italiane che vendono o acquistano all’estero, la riforma rappresenta una doppia sfida: da un lato riduce la concorrenza sleale e apre nuove opportunità nel mercato digitale; dall’altro impone di adeguare i processi logistici, la gestione dei magazzini e le strategie di pricing. Chi opera nel fashion, nella tecnologia o nel commercio elettronico dovrà ripensare la catena del valore in vista dei nuovi dazi e delle diverse modalità di dichiarazione doganale.
Verso una nuova geografia dell’e-commerce
La decisione di Bruxelles segue la linea intrapresa dagli Stati Uniti, che hanno già eliminato la soglia “de minimis” sugli acquisti inferiori a 800 dollari. L’obiettivo comune è frenare l’ondata di importazioni a basso costo e sostenere la produzione interna. Se per i consumatori europei questo potrà tradursi in un leggero aumento dei prezzi, per il sistema economico rappresenta un tentativo di ricostruire un equilibrio più sostenibile tra innovazione, fiscalità e tutela del lavoro.
