L’ipotesi di un portale statunitense denominato “Freedom”, pensato dagli Usa per consentire l’accesso a contenuti soggetti a restrizioni nell’Unione europea, potrebbe segnare un ulteriore innalzamento del livello di scontro con l’Europa. Ci troveremmo davanti a un vero e proprio manifesto politico.
Il condizionale è d’obbligo in quanto non ci sono fonti dirette su questa ricostruzioni, ma soltanto fortissimi rumors rimbalzati a mezzo stampa. Il Dipartimento di Stato americano, inoltre, ha dichiarato di non avere un programma specifico per aggirare le normative europee, pur ribadendo che la libertà digitale e la promozione di tecnologie per la tutela della privacy, incluse le Vpn, rientrano tra le priorità strategiche degli Stati Uniti. E, guarda, caso, il sistema di aggiramento del portale “Freedom” si baserebbe proprio sull’utilizzo di Vpn.
Pare evidente che il confronto si stia spostando in maniera assai pericolosa tra sistemi normativi a sistemi di potere.
Il retroterra politico, Trump, Musk e la narrativa della libertà assoluta
Un’escalation che non può stupirsi, perchè si inserisce in un clima politico già segnato da pesanti tensioni. Il presidente Donald Trump ha più volte attaccato l’impianto normativo europeo come esempio di iper-regolazione ostile alla libertà di espressione e di sviluppo economico. Elon Musk, dal canto suo, ha trasformato la critica al modello europeo in un tema ricorrente, sostenendo che la regolazione rischi di comprimere la libertà del dibattito pubblico, anche perché mal digerisce le continue sanzioni che arrivano verso le sue aziende con il caso Grok che è ancora lontano dall’essere risolto.
In uno scenario simile “Freedom” diventa libertà nel senso più totale del termine, senza bilanciamenti e senza alcun tipo di vincolo. Neanche davanti al rispetto dei diritti fondamentali?
Nuova Delhi il teatro della frattura globale
Le tensioni mondiali sempre più evidenti e lo scontro senza quartiere tra i principali player del digitale si è trasferito plasticamente a Nuova Delhi in occasione dell’ultimo vertice internazionale sull’intelligenza artificiale.
Il presidente francese Emmanuel Macron, nel corso del suo intervento, ha difeso con decisione l’impostazione europea, ribadendo che innovazione e regolazione non sono alternative ma complementari. La tutela dei minori, la responsabilità delle piattaforme e la trasparenza algoritmica sono condizioni di fiducia democratica, presidio invalicabile per la difesa dei diritti fondamentali.
António Guterres, segretario generale di un Onu, sempre più ai margini delle manovre mondiali e soprattutto di quelle Usa, ha richiamato l’attenzione sui rischi sistemici dell’intelligenza artificiale come disinformazione industrializzata, manipolazione elettorale, discriminazioni automatizzate e la necessità di tutele forti per i minori.
Il numero uno di OpenaAI Sam Altman, in rappresentanza delle Big Tech, sottolineato l’esigenza di regole chiare e prevedibili, evitando però una frammentazione che possa bloccare lo sviluppo tecnologico. Una linea che vuole mandare al macero i vincoli e i lacciuoli della normativa europea per affondare il piede sull’acceleratore del progresso tecnologico e dello sviluppo AI e, in secondo luogo, spazzarla via dalla geopolitica che conta lasciando agli Usa e Cina l’intero scacchiere.
Europa pronta a cedere con il pacchetto Digital Omnibus?
Nel quadro delle modifiche proposte tendenti alla semplificazione, la Commissione sta proponendo una revisione del GDPR che sarà destinata a far discutere. Tra i temi principali i dati personali e le modalità con le quali gli stessi possano essere utilizzati nello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale. La proposta introduce un chiarimento rilevante sull’interesse legittimo, includendolo tra le possibili basi giuridiche lo sviluppo e l’operatività dei sistemi di intelligenza artificiale. Questo significa che un’azienda potrebbe fondare il trattamento dei dati su tale presupposto, a condizione che dimostri la proporzionalità dell’uso, rispetti il principio di minimizzazione e garantisca alle persone il diritto di opposizione. Per molti si tratta del preambolo a un “liberi tutti” in nome dell’algoritmo.
La vera posta in gioco Le enormi pressioni in gioco però vanno ben oltre gli “interessi legittimi” e stanno definendo il futuro dell’ordine digitale globale e, di conseguenza, del futuro dei sistemi di potere e dei diritti fondamentali di ognuno. In nome della libertà e del progresso tecnologico quanto è giusto sacrificare in termini di diritti? Chi tutelerà i minori in uno scenario del genere? Davvero qualcuno può pensare che possa bastare un limite di età per l’utilizzo dei social per fugare ogni problema? Il tempo delle scelte è arrivato da tempo e l’Europa, restando nel limbo a guardarsi l’ombelico, rischia di restare spazzata via. Realizzando, forse troppo tardi, che senza infrastrutture proprie le sue leggi restano scritte sulla sabbia perfino di fronte a una VPN o “Freedom” che dir si voglia.
