Garante privacy e Ispettorato del lavoro nei centri Amazon per accertare come vengono raccolti e usati i dati dei dipendenti

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Il Garante privacy e l’Ispettorato nazionale del lavoro verificano nei centri Amazon se l’uso di telecamere e software di monitoraggio dei dipendenti è conforme al GDPR e allo Statuto dei lavoratori, chiarendo quando un’azienda può raccogliere immagini e dati personali sul luogo di lavoro e quali limiti deve rispettare.

Il Garante per la protezione dei dati personali e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro hanno avviato ispezioni nei centri logistici Amazon di Passo Corese, in provincia di Rieti, e Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, per verificare come vengono raccolti e utilizzati i dati dei dipendenti. L’attività nasce da analisi tecniche e da segnalazioni che indicano possibili acquisizioni su larga scala di immagini e informazioni personali attraverso sistemi di videosorveglianza e strumenti digitali di monitoraggio.

Le verifiche si concentrano sull’uso di telecamere, software gestionali e piattaforme interne che registrano tempi, spostamenti e prestazioni dei lavoratori all’interno dei magazzini. In strutture logistiche altamente automatizzate, dove ogni fase è tracciata per garantire efficienza e sicurezza, la raccolta di dati rappresenta una componente ordinaria dell’organizzazione del lavoro. Il punto su cui le autorità stanno lavorando riguarda la conformità di questi sistemi ai principi di proporzionalità, minimizzazione e trasparenza previsti dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati e alle norme sul controllo a distanza contenute nello Statuto dei lavoratori.

Quando un’azienda può controllare i dipendenti con telecamere e software

Nel diritto italiano il controllo a distanza dei lavoratori è consentito a determinate condizioni. Gli impianti audiovisivi e gli strumenti dai quali può derivare un controllo sull’attività devono essere giustificati da esigenze organizzative e produttive, di sicurezza del lavoro o di tutela del patrimonio aziendale. Inoltre, è necessario un accordo sindacale oppure un’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, salvo i casi in cui gli strumenti siano utilizzati dal dipendente per rendere la prestazione o per registrare accessi e presenze. A questo quadro si aggiungono gli obblighi previsti dalla disciplina europea sulla protezione dei dati: informativa chiara, base giuridica adeguata, conservazione limitata nel tempo e, quando il rischio è elevato, valutazione di impatto.

Nel caso dei centri Amazon, le ispezioni mirano a verificare se la quantità di dati raccolti e le modalità di utilizzo siano coerenti con queste regole. Le autorità stanno esaminando documentazione tecnica, informative fornite ai lavoratori e configurazioni dei sistemi installati. In questa fase non sono state adottate sanzioni, ma l’esito degli accertamenti potrà portare a richieste di adeguamento oppure all’avvio di procedimenti formali.

Quali rischi per le imprese che usano sistemi di monitoraggio sul lavoro

La vicenda ha un impatto che va oltre il singolo operatore. Molte aziende, anche di dimensioni medie, utilizzano strumenti digitali per misurare produttività, qualità del servizio, tempi di risposta o accessi alle piattaforme interne. Ogni tracciamento genera dati personali e richiede una governance attenta. Errori nella configurazione dei sistemi, informative generiche o accordi sindacali assenti possono tradursi in sanzioni economiche rilevanti e in un danno reputazionale difficile da recuperare.

Il caso riporta al centro un equilibrio delicato tra efficienza organizzativa e tutela della persona che lavora. Le tecnologie di monitoraggio offrono vantaggi operativi evidenti, ma impongono scelte progettuali coerenti con il quadro normativo. Le ispezioni in corso nei centri Amazon serviranno anche a definire, in modo più concreto, quali limiti devono essere rispettati quando il lavoro viene gestito attraverso sistemi digitali sempre più sofisticati.