La Federal Trade Commission ha aperto un procedimento contro Apitor, società cinese specializzata in robot educativi, accusandola di aver raccolto dati personali di bambini senza alcun consenso dei genitori. L’indagine riguarda l’applicazione mobile associata ai giocattoli, che conteneva JPush, un kit software di terze parti in grado di rilevare la posizione geografica precisa dei dispositivi Android, anche quando gli utenti erano minori di 13 anni.
Le accuse mosse dalla FTC
Secondo l’autorità statunitense, Apitor dichiarava nella propria informativa di rispettare la normativa sulla protezione dei minori online, ma in realtà non forniva alcuna comunicazione chiara sull’attività di tracciamento svolta dal kit software. Questa discrepanza ha portato alla contestazione di pratiche commerciali ingannevoli e a una denuncia formale per violazione del Children’s Online Privacy Protection Act. La decisione conferma che, anche nei prodotti educativi, ogni componente tecnologica deve essere verificata con attenzione, perché può trasformarsi in un canale di raccolta dati non autorizzato.
Le conseguenze per l’azienda
L’accordo siglato prevede una sanzione da 500.000 dollari, sospesa per le attuali difficoltà economiche della società, che diventerà però esigibile in caso di dichiarazioni non veritiere. Oltre alla multa, Apitor dovrà garantire che ogni raccolta di dati sia preceduta dal consenso verificabile dei genitori, introdurre sistemi di cancellazione dei dati raccolti e stabilire controlli rigorosi sull’uso di software di terze parti. È un pacchetto di misure che non solo mira a correggere le condotte passate, ma impone nuove regole interne di trasparenza e responsabilità.
Il caso assume una portata ancora più ampia se confrontato con quello che ha visto coinvolta Disney pochi giorni prima, anch’essa accusata di violazioni legate al trattamento dei dati dei minori. Questi episodi coincidono con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni “COPPA” del 23 giugno 2025, che rafforzano ulteriormente gli obblighi di tracciabilità e limitano il margine di errore per le aziende attive nel settore.
*Vale la pena riflettere su un punto: la tecnologia dedicata ai bambini non può essere gestita con leggerezza. Ogni scelta, persino l’inserimento di un semplice kit di notifiche, può generare conseguenze legali e morali. È un richiamo severo a un’attenzione continua, che non può essere delegata alla sola buona fede delle aziende.*
La vicenda Apitor mostra come l’innovazione tecnologica rivolta ai minori non possa prescindere da un controllo rigoroso. La privacy dei bambini rappresenta una soglia che nessuna impresa può oltrepassare, nemmeno in modo involontario. Chi sviluppa prodotti per l’infanzia deve unire competenza tecnica, consapevolezza normativa e responsabilità etica. Solo così il digitale potrà rimanere uno strumento di crescita e non trasformarsi in un canale di sorveglianza.
