Gruppo europeo per i diritti digitali accusa YouTube di manipolare le scelte degli utenti sugli algoritmi

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Il Digital Services Act impone alle piattaforme molto grandi di offrire raccomandazioni dei contenuti senza profilazione. Un reclamo presentato da EDRi sostiene che YouTube renderebbe questa opzione difficile da usare attraverso scelte di design dell’interfaccia che orientano gli utenti verso l’algoritmo basato sui dati comportamentali.

Il confronto tra piattaforme digitali e regolatori europei entra in una fase più concreta dopo il reclamo presentato dall’organizzazione europea per i diritti digitali EDRi contro YouTube. L’atto è stato depositato presso il Coordinatore dei servizi digitali del Belgio e riguarda l’applicazione delle regole europee dedicate ai sistemi di raccomandazione dei contenuti. Al centro della contestazione si trova il modo in cui la piattaforma permette agli utenti di scegliere se ricevere suggerimenti basati sulla profilazione dei dati comportamentali oppure utilizzare un sistema alternativo.

Le grandi piattaforme digitali costruiscono gran parte della propria esperienza utente attraverso algoritmi che selezionano e ordinano i contenuti. Nel caso di YouTube il sistema analizza vari segnali come tempo di visualizzazione, interazioni con i video, cronologia di navigazione e altri modelli di comportamento. L’algoritmo utilizza queste informazioni per proporre nuovi contenuti e mantenere alta l’attenzione degli utenti. Questo meccanismo influenza la diffusione dei video, la crescita dei creator e la circolazione dei temi che emergono nello spazio informativo online.

Il nodo dei sistemi di raccomandazione nel digital services act

Con l’entrata in vigore del Digital Services Act l’Unione europea ha introdotto obblighi specifici per le piattaforme con oltre quarantacinque milioni di utenti nel mercato europeo. Tra questi obblighi compare la possibilità per gli utenti di accedere a un sistema di raccomandazione che non utilizza la profilazione. L’obiettivo della norma riguarda la trasparenza e il controllo sull’ambiente informativo digitale. Il legislatore europeo considera gli algoritmi strumenti che modellano la visibilità delle informazioni e che influenzano il modo in cui le persone incontrano notizie, opinioni e contenuti culturali.

Secondo il reclamo presentato da EDRi, la modalità alternativa offerta da YouTube esiste ma risulta difficile da utilizzare nella pratica. L’organizzazione sostiene che l’utente che disattiva la profilazione incontra un’interfaccia con pochi suggerimenti e con la cancellazione della cronologia di visualizzazione. Questa configurazione riduce l’utilità del sistema di raccomandazione e rende l’esperienza meno ricca di contenuti. In molti casi l’utente torna quindi al modello basato sui dati comportamentali.

Un altro elemento riguarda l’accesso all’impostazione. L’opzione per disattivare la profilazione compare dopo vari passaggi nelle impostazioni della piattaforma e utilizza un linguaggio tecnico che richiede una certa familiarità con le funzioni del servizio. L’associazione definisce questa struttura dell’interfaccia come un esempio di dark pattern. Il termine indica una scelta di design che orienta il comportamento dell’utente verso una soluzione preferita dalla piattaforma.

Il ruolo delle autorità europee nella verifica delle piattaforme

Il Digital Services Act vieta pratiche di design che riducono la libertà di scelta degli utenti. Per questo motivo EDRi chiede alle autorità belghe di aprire un’indagine sul modo in cui YouTube applica le regole dedicate ai sistemi di raccomandazione. L’organizzazione propone alcune modifiche operative. Tra queste figura la presenza di un sistema alternativo che suggerisce contenuti senza utilizzare dati di profilazione e che resta facilmente accessibile dalla homepage o dal primo livello delle impostazioni.

Un ulteriore intervento suggerito riguarda la separazione tra la scelta di ricevere raccomandazioni senza profilazione e altre funzioni del servizio, come la gestione della cronologia dei video visti. Collegare queste due opzioni crea un’esperienza meno utile e riduce la probabilità che gli utenti mantengano la modalità alternativa.

La vicenda rappresenta uno dei primi casi in cui le nuove norme europee vengono utilizzate per analizzare il funzionamento concreto degli algoritmi delle piattaforme digitali. Fino a pochi anni fa la regolazione si concentrava soprattutto sulla rimozione dei contenuti illegali o sulla responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti. Il quadro normativo europeo introduce ora un approccio diverso e interviene direttamente sulle architetture tecnologiche che guidano l’esperienza online.

Se le autorità europee dovessero avviare un’indagine formale, il caso potrebbe diventare un riferimento per la futura applicazione delle regole sulle piattaforme molto grandi. Il dibattito riguarda il rapporto tra design dei servizi digitali, libertà di scelta degli utenti e potere degli algoritmi nel determinare la visibilità delle informazioni. In questo scenario il Digital Services Act apre una nuova stagione di controllo pubblico sulle logiche che governano la distribuzione dei contenuti nelle piattaforme globali.