Guido Scorza ospite all’AI Festival: “Un passo indietro per salvaguardare l’autorevolezza del Garante”

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Dalla Plenaria dell'AI Festival di Milano, Scorza ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni prima di soffermarsi sulle anomalie della raccolta dei dati nell'era dell'AI invitando a non considerare il sistema creato come ineluttabile e ad un impegno per il rispetto delle regole

A pochi giorni dalle dimissioni dalla ruolo di Componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, l’avvocato Guido Scorza, impegnato da oltre 30 anni nel diritto delle tecnologie, è intervenuto dalla Plenaria di AI Festival,Festival internazionale sull’Intelligenza Artificiale in corso a Milano,  per affrontare alcuni temi legati alle nuove tecnologie e spiegare le ragioni del suo “passo indietro”.

Intervistato da Cosmano Lombardo, CEO e Founder di Search On Media Group e ideatore di AI Festival, l’avvocato Scorza, storico speaker di AI Festival e WMF – We Make Future ha dichiarato: “Quella che sto vivendo è una vicenda dolorosa. Il mio passo indietro dal ruolo di membro  del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali nasce da quello che chiamo “Senso dello Stato e delle istituzioni”. 

Esiste un’autorevolezza, e un’autorevolezza percepita, esiste chi sei ed esiste come le persone ti vedono. Alcune inchieste giornalistiche e giudiziarie – di cui riconosco comunque il valore democratico –  hanno  al momento minato la mia autorevolezza percepita. Fino a quando questa non sarà pienamente ristabilita,  cosa che normalmente avviene solo dopo che i giudici hanno pronunciato l’ultima parola  in quanto cacciatori sani di verità, c’era il rischio che rimanere nel mio ruolo avrebbe finito per compromettere anche l’autorevolezza percepita del Garante. Amando profondamente quell’istituzione, non potevo permetterlo”

E  prosegue “Ammetto però il mio dispiacere: siamo nel 2026, si parla di intelligenza artificiale, di turismo spaziale e di grandi sfide, eppure questo Paese continua a dimostrarsi poco capace di distinguere la fase della ricerca della verità – sia giornalistica sia giudiziaria – dalla fase dell’accertamento della verità, tendendo troppo spesso ad anticipare la condanna.

L’Intelligenza Artificiale e il valore dei dati. Oltre l’alibi dell’innovazione

Scorza ha poi relazionato sull’importanza dei dati nell’era dell’AI. Partendo dalla ferma convinzione che non si possa più immaginare la rete o i social come un immenso “all you can eat”, dove i pochi grandi ricchi del pianeta entrano e consumano dati a piacimento senza pagare, o pagando cifre irrisorie, Guido Scorza ha analizza le criticità del modello attuale di sviluppo tecnologico.

Normalmente, sia che si guardi alla dimensione della proprietà intellettuale sia a quella della protezione dei dati personali, il titolo giuridico per l’utilizzo è rappresentato dal permesso, dal consenso o dalla licenza delle persone che su quei contenuti vantano un diritto da esercitare. Il sistema attuale, tuttavia, non può funzionare finché continueremo a consentire a pochi soggetti di raccogliere i dati e i contenuti di tutti per poi rivendere a quegli stessi soggetti un servizio, trasformando i loro dati in un asset della filiera produttiva. È necessario essere onesti: non era inevitabile che le cose andassero così. Costruire questi servizi in maniera diversa sarebbe stato assolutamente possibile, sebbene più costoso, difficile e lento“.

Secondo Scorza esistono due alibi che vanno demoliti con assoluta determinazione. Il primo è l’alibi dell’innovazione.Si sostiene che l’accaparramento dei dati debba continuare in nome del progresso. Tuttavia, come diceva Henry Ford, “c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”. L’attuale concentrazione di potere economico e geopolitico nelle mani di pochissime persone, ottenuta attraverso l’uso non autorizzato dei dati di miliardi di individui, non ha nulla a che vedere con l’innovazione. Il secondo è l’alibi dell’impossibilità. Si afferma che rispettare le regole vigenti avrebbe impedito lo sviluppo dell’IA. Al contrario, le regole e i diritti esistevano già quando queste tecnologie sono state progettate. Chi le ha create avrebbe dovuto chiedere alle istituzioni democratiche di cambiare le norme, non ignorarle. Se qualcuno inventasse un’auto che fa i 130 km/h appena accesa, non sarebbe un innovatore, ma un pirata la cui macchina non può circolare“.

Come ricordava Stefano Rodotà, quando le regole non arrivano in tempo nel dominio tecnologico, è la tecnologia stessa a farsi regola, plasmando la vita della società al posto delle istituzioni democratiche. Oggi i fatti compiuti stanno sovrascrivendo le norme, ma è possibile una strada diversa basata sul bilanciamento.

Una soluzione concreta consiste nell’applicare all’intelligenza artificiale l’esperienza secolare dell’intermediazione dei diritti d’autore. Grandi intermediari potrebbero negoziare l’accesso ai dati con i fornitori di IA, garantendo una restituzione di valore agli artisti, ai titolari dei diritti e alle persone a cui i dati appartengono. Quello che sta accadendo non è ineluttabile. Esiste sempre più di una strada e ciascuno di noi può giocare la sua partita affinché le cose vadano diversamente”.