I giganti della tecnologia guadagnano centinaia di milioni mostrando pubblicità ai bambini

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Uno studio pubblico quantifica per la prima volta i ricavi pubblicitari generati dai minori (che non potrebbero stare sui social).

Nel corso del 2024 le principali piattaforme social hanno generato in Danimarca circa 327 milioni di corone danesi, pari a circa 437 milioni di euro, grazie alla pubblicità legata all’attività online di bambini e ragazzi tra 8 e 17 anni. Il dato emerge da uno studio del Ministero per la Digitale che ha quantificato per la prima volta l’impatto economico dei minori nei modelli di business di Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube.

La ricerca mostra come l’attenzione dei più giovani sia diventata una risorsa altamente monetizzabile. TikTok concentra la quota maggiore del tempo trascorso online dai minori, seguito da Snapchat e YouTube, mentre le altre piattaforme mantengono un ruolo significativo nella raccolta pubblicitaria. Il quadro che ne risulta evidenzia una competizione fondata sulla permanenza degli utenti e sulla capacità di intercettarne i comportamenti, anche quando si tratta di soggetti che dovrebbero godere di una protezione rafforzata.

Pubblicità digitale e minori nel modello delle piattaforme

La ministra danese per la Digitale Caroline Stage Olsen ha reagito con parole nette, sostenendo che il profitto delle grandi aziende tecnologiche viene costruito a discapito del benessere dei bambini. Da qui la proposta di introdurre un forte limite di età nazionale per l’accesso ai social media e di intervenire sui meccanismi di fidelizzazione, spesso progettati per aumentare il tempo di utilizzo. Il tema non riguarda solo la tutela dei minori, ma investe direttamente l’architettura dei servizi digitali e le strategie di advertising. Limitare la profilazione, ridurre l’esposizione pubblicitaria o modificare il design delle interfacce significa incidere su flussi di ricavi che oggi appaiono rilevanti.

Regole nazionali e possibili effetti europei

L’iniziativa danese si inserisce in un contesto europeo che da tempo discute di responsabilità delle piattaforme, protezione dei dati e limiti alla pubblicità comportamentale. Un intervento nazionale su età minima e meccanismi di ingaggio potrebbe diventare un precedente osservato con attenzione anche da altri Stati membri. Per le imprese digitali il messaggio è chiaro: il mercato europeo chiede trasparenza e responsabilità e questi due principi devono essere considerati una condizione ormai essenziale per operare nel mercato.

La fotografia scattata dal Ministero per la Digitale danese trasforma un dibattito spesso astratto in una questione misurabile. I numeri mostrano come i minori siano già parte integrante dell’economia pubblicitaria online e rendono più difficile rinviare decisioni che incidono su design, governance e sostenibilità dei modelli di business digitali.