I Ray-Ban Meta sotto accusa per video privati inviati ad annotatori umani in Kenya

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Il Parlamento europeo interroga la Commissione sugli smart glasses Ray-Ban con intelligenza artificiale di Meta. Al centro, il rispetto del Regolamento generale sulla protezione dei dati, il consenso nelle registrazioni in ambienti privati e i trasferimenti verso il Kenya. Il caso riapre il confronto su privacy by design, accountability tecnologica e modifiche al pacchetto Digital Omnibus

Gli smart glasses Ray-Ban con intelligenza artificiale sviluppati da Meta sono finiti al centro di un’interrogazione parlamentare a Bruxelles. Alcuni eurodeputati hanno chiesto alla Commissione europea di chiarire se le modalità di raccolta e gestione dei dati rispettino il quadro normativo europeo, dopo che due quotidiani svedesi hanno riportato testimonianze relative a registrazioni effettuate anche in contesti privati e successivamente inviate a un contractor in Kenya per attività di revisione funzionali all’addestramento dei sistemi.

Secondo quanto emerso dalle inchieste, parte dei contenuti raccolti dagli occhiali sarebbe stata analizzata da personale incaricato di etichettare e classificare immagini e video. Tra le segnalazioni, anche scene domestiche e momenti personali, circostanza che ha acceso il confronto sulla qualità del consenso e sulla consapevolezza delle persone coinvolte. Meta ha spiegato di applicare filtri e tecniche di sfocatura dei volti, oltre a procedure interne di protezione. Il punto ora è capire quanto queste misure risultino efficaci quando il dispositivo opera in ambienti chiusi, dove la linea tra spazio pubblico e privato diventa sottile.

Come funziona il consenso nei dispositivi con registrazione continua

Quando un oggetto indossabile può acquisire immagini e audio in modo rapido e discreto, la questione giuridica si sposta dal semplice utilizzo del dispositivo alla tutela di chi si trova nell’inquadratura. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati richiede una base giuridica valida per ogni trattamento e, in molti casi, un consenso libero, informato e specifico. Nel caso di riprese in ambienti domestici o in situazioni intime, il livello di attenzione cresce perché possono entrare in gioco dati altamente invasivi. Il tema non riguarda soltanto l’utente che acquista e indossa gli occhiali, ma anche i terzi ripresi incidentalmente, che spesso ignorano la presenza di una registrazione in corso.

Un altro passaggio delicato riguarda il trasferimento dei dati verso Paesi extra europei. Il Kenya, dove opera la società Sama citata dalle inchieste, non dispone di una decisione di adeguatezza della Commissione europea. In questi casi le imprese devono adottare strumenti contrattuali e misure supplementari capaci di garantire un livello di protezione sostanzialmente equivalente a quello assicurato nell’Unione. La Data Protection Commission irlandese, autorità competente per Meta in quanto stabilita in Irlanda, ha confermato di aver richiesto chiarimenti sull’eventuale flusso di dati verso il Kenya e di attendere una risposta formale.

Smart glasses, addestramento dell’intelligenza artificiale e regole europee

La vicenda si intreccia con il dibattito più ampio sulle politiche europee in materia di dati e innovazione. Alcuni eurodeputati hanno collegato il caso al confronto sul pacchetto Digital Omnibus, temendo che eventuali interventi orientati a rendere più flessibili le regole per l’addestramento dell’intelligenza artificiale possano ridurre il livello di tutela costruito negli anni dal legislatore europeo. Per le aziende che progettano hardware connesso, sviluppano modelli o forniscono dataset, il quadro che emerge è chiaro: la filiera dell’intelligenza artificiale coinvolge più soggetti e distribuisce responsabilità lungo tutto il processo, dalla raccolta dei dati alla revisione umana fino all’implementazione commerciale.

L’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale in oggetti di uso quotidiano amplia la quantità di informazioni che possono essere raccolte e trattate. Questo richiede una progettazione attenta fin dalle prime fasi, con scelte tecniche coerenti con i principi di minimizzazione, trasparenza e responsabilità. Le autorità europee stanno osservando con attenzione. Le risposte che arriveranno nelle prossime settimane diranno molto su come l’Unione intende governare l’espansione dei dispositivi intelligenti nel mercato consumer e su quali standard saranno richiesti a chi opera nel digitale. Anche in California del resto gli occhiali di Meta stanno alimentando la discussione e gli interventi normativi.