Le critiche sull’applicazione del DMA continuano a crescere, alimentate dalle osservazioni raccolte durante il primo ciclo di revisione del regolamento. Le imprese tecnologiche che non rientrano nella qualifica di gatekeeper descrivono un quadro in cui le regole sono operative sulla carta, ma faticano a produrre effetti rapidi e percepibili sui mercati digitali. Il risultato, secondo i contributi inviati a Bruxelles, è una distanza crescente tra l’ambizione del testo normativo e la sua traduzione pratica nei comportamenti delle grandi piattaforme.
Applicazione del DMA e criticità segnalate dalle imprese digitali
Le aziende interpellate segnalano procedimenti di controllo che avanzano con tempi lunghi, accompagnati da livelli di trasparenza ritenuti insufficienti. In questo contesto, alcune piattaforme dominanti riescono ad adattarsi agli obblighi in modo solo formale, senza modificare in profondità le proprie pratiche commerciali. L’attenzione si concentra anche sulle interfacce utente, progettate in modo da orientare le scelte pur rispettando i requisiti minimi previsti dal regolamento. L’impressione diffusa è che la libertà di scelta promessa dal DMA rischi di restare più teorica che effettiva.
Dal marzo 2024 la Commissione ha avviato diverse indagini per non conformità nei confronti di Apple, Meta e Google. Nel corso del 2025 sono arrivate le prime sanzioni per Apple e Meta, mentre i procedimenti successivi risultano ancora aperti e Google non è stata finora colpita da multe. Questo andamento contribuisce a rafforzare l’idea di un enforcement che procede, ma con un’intensità giudicata non allineata all’impatto economico dei comportamenti contestati. Le imprese concorrenti chiedono quindi strumenti più rapidi, capaci di intervenire prima che le distorsioni di mercato diventino strutturali.
Cloud, pubblicità e interoperabilità nei mercati regolati
Le aree considerate più sensibili includono il self-preferencing, l’accesso ai dati generati dagli ecosistemi digitali, l’interoperabilità tra servizi e il funzionamento dei mercati pubblicitari online. Il cloud computing emerge come uno dei nodi più complessi, perché le soglie quantitative previste dal DMA non sempre riflettono il potere reale esercitato da alcuni operatori. In diverse risposte alla consultazione viene suggerito di affiancare criteri alternativi, come la portabilità dei dati o la facilità di passaggio da un fornitore all’altro, così da cogliere meglio il ruolo di questi servizi come punti di accesso tra imprese e utenti.
Un capitolo a parte riguarda l’intelligenza artificiale e, in particolare, l’IA generativa. La rapida diffusione dei modelli linguistici di grandi dimensioni ha aperto interrogativi sulla loro qualificazione giuridica all’interno del DMA. Alcuni operatori ritengono che le categorie attuali non siano sufficienti a descrivere l’impatto di questi strumenti, che possono diventare infrastrutture centrali per l’accesso ai servizi digitali. La Commissione ha avviato un confronto mirato su questo punto, segnalando la possibilità di interventi interpretativi o correttivi.
Le osservazioni confluiranno nel rapporto ufficiale che Bruxelles dovrà presentare a Parlamento e Consiglio entro il 6 maggio. Il documento servirà a valutare l’efficacia delle prime applicazioni del regolamento e a misurare la capacità dell’Unione europea di incidere in modo concreto sulle dinamiche dei mercati digitali. La solidità dell’impianto normativo non è in discussione, ma la credibilità del DMA passa ora dalla rapidità delle decisioni e dalla loro capacità di produrre effetti tangibili nei settori più esposti all’influenza delle grandi piattaforme.
