Il capo dell’antitrust UE incontra i Ceo delle Big Tech. Più una negoziazione che uno scontro

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Teresa Ribera, commissaria europea alla concorrenza, ha incontrato il 25 marzo 2026 a San Francisco i CEO di Google, Meta e OpenAI - e il giorno successivo quello di Amazon - nell'ambito di una missione americana che si è conclusa con un intervento all'American Bar Association a Washington. La visita coincide con l'avvicinarsi di una prima decisione formale di non conformità su Google Search nell'ambito del Digital Markets Act, con sanzioni potenziali fino al 10% del fatturato globale annuo.

Teresa Ribera arriva negli Stati Uniti con una linea già tracciata, costruita in Europa e portata direttamente al confronto con le Big Tech. La missione tra Silicon Valley e Washington si sviluppa in pochi giorni ma concentra incontri con figure chiave come Sundar Pichai, Mark Zuckerberg, Sam Altman e Andy Jassy, in un contesto in cui il rapporto tra Europa e piattaforme digitali ha assunto un carattere sempre più diretto. L’obiettivo dovrebbe essere quello di portare il modello europeo di regolazione dentro il cuore dell’ecosistema tecnologico statunitense, spostando il confronto dal piano delle regole astratte a quello delle scelte operative delle imprese. In tanti, però, pensano all’avvio di una negoziazione per limitare i fronti di scontro e non penalizzare l’evoluzione tecnologica del vecchio continente.

Lo scontro tra modello europeo e sistema statunitense

Il viaggio si inserisce in una dinamica più ampia che riguarda il confronto tra due approcci distinti alla regolazione del digitale, con l’Europa orientata a intervenire in modo preventivo e gli Stati Uniti tradizionalmente più legati a interventi successivi.

Nel corso degli incontri, Ribera porta una posizione già definita, che riflette l’evoluzione dell’Antitrust europeo verso una forma di intervento più incisiva. Il confronto con i vertici delle piattaforme avviene in un momento in cui le imprese tecnologiche si trovano a gestire contemporaneamente pressioni regolatorie europee e un contesto interno statunitense in cambiamento. Questa sovrapposizione rende la missione un passaggio rilevante, perché mette in relazione due sistemi che stanno iniziando a muoversi su traiettorie meno distanti rispetto al passato. In particolare, la missione si inserisce in un momento preciso: Bruxelles si avvicina alle prime decisioni sostanziali nell’ambito del Digital Markets Act. Il caso più avanzato riguarda Google Search, sotto indagine per sospetta auto-preferenziazione dei propri servizi nei risultati di ricerca. Una decisione formale di non conformità, con sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo, appare vicina. Ribera lo ha detto esplicitamente, aggiungendo che la procedura deve rispettare i tempi del contraddittorio. Questo contesto trasforma gli incontri californiani in qualcosa di diverso da una visita diplomatica di routine.

Il DMA funziona diversamente dal diritto antitrust tradizionale. Impone obblighi ex ante ai cosiddetti gatekeeper, senza attendere la prova di un danno concreto. Una pronuncia su Google Search diventa immediatamente un riferimento per tutte le altre piattaforme designate. Meta, Amazon, Apple e OpenAI osservano il caso con attenzione diretta, perché i margini di azione lecita che emergeranno da quella decisione riguarderanno anche loro.

Le sentenze su Meta e Google e l’ingresso del diritto nelle architetture digitali

Un elemento centrale del contesto è rappresentato dalle recenti decisioni giudiziarie negli Stati Uniti che hanno coinvolto Meta e Google, dove l’attenzione si è spostata dal comportamento delle piattaforme agli elementi strutturali dei servizi offerti.

Le pronunce iniziano a esaminare aspetti legati alla progettazione degli ambienti digitali e agli effetti prodotti sugli utenti, con particolare riferimento ai minori. Questo orientamento introduce un cambio di prospettiva rilevante, perché il diritto entra nelle logiche interne delle piattaforme, analizzando come vengono costruiti i sistemi e quali dinamiche incentivano. L’Antitrust europeo si muove lungo una direttrice compatibile, ampliando il proprio raggio d’azione verso pratiche che incidono sulle condizioni di sviluppo del mercato. Gli incontri con Mark Zuckerberg si collocano quindi in un contesto in cui il modello di funzionamento delle piattaforme è già oggetto di scrutinio giudiziario, rendendo il confronto meno formale e più concreto.

Talenti, licenze e nuove leve dell’Antitrust europeo

L’attenzione europea si è concentrata poi su pratiche come l’acqui-hiring e gli accordi di licenza esclusiva, considerate leve capaci di influenzare direttamente la struttura competitiva dei mercati digitali.

Nel caso dell’acqui-hiring, l’acquisizione di team o figure chiave consente alle grandi aziende di incorporare competenze strategiche, riducendo lo spazio di crescita delle startup e incidendo sulla distribuzione del capitale umano. Gli accordi di licenza esclusiva, invece, possono generare vincoli tecnologici che limitano l’accesso ad alcune risorse, creando dipendenze operative difficili da superare. A queste leve si aggiunge la possibilità di utilizzare misure provvisorie, strumenti che permettono interventi anticipati nei casi in cui emerga un rischio concreto per la concorrenza, con effetti immediati sugli equilibri del mercato digitale.

Il cuore della missione riguarda però un cambio di prospettiva più profondo. L’antitrust europeo ha allargato il suo oggetto di analisi all’intera catena dell’intelligenza artificiale, dai modelli fondazionali ai dati di addestramento fino all’infrastruttura cloud. Chi controlla questi livelli determina chi può competere nel mercato AI del prossimo decennio. Ed è proprio questa architettura che Ribera ha dichiarato di voler esaminare, segnalando che le stesse aziende già dominanti in ricerca, social e cloud stanno replicando quella posizione nel settore AI.

Resta incerto, e sarà misurato nei prossimi giorni, il grado reale di negoziazione con le Big Tech. Gli incontri mostrano un dialogo attivo, ma la struttura degli interventi europei suggerisce una direzione già consolidata, con margini limitati di adattamento alle posizioni delle imprese. Allo stesso tempo, la rilevanza del mercato europeo continua a rappresentare una leva che spinge le piattaforme a confrontarsi con questo impianto regolatorio. Il quadro che emerge è quello di un equilibrio ancora in definizione, in cui non è chiaro fino a che punto il confronto possa incidere sulle scelte delle aziende o quanto l’Unione sia pronta a procedere lungo la propria linea, mentre Trump nomina i rappresentanti delle Big Tech consulenti privilegiati.