Il discorso integrale di Ursula von der Leyen a Torino

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Nel discorso all’Italian Tech Week, è stato delineato un piano per rafforzare il ruolo dell’Europa nell’innovazione. Tra i punti centrali: fondi miliardari per le startup, norme unificate per scalare più facilmente e una strategia “AI First”. Obiettivo: fermare la fuga dei talenti e trasformare il continente in un polo tecnologico globale.

Ciao Torino, è bello vedervi. Sono davvero grata di essere qui oggi, letteralmente circondata dai migliori e più brillanti protagonisti della scena tecnologica italiana. È vero? Fondatori e angel investor, giganti dell’industria e stelle nascenti dell’IA, geni della tecnologia e imprenditori pionieri. Guardandovi penso: l’Italia ha talento, e questo talento si ritrova qui all’Italian Tech Week.

Vorrei iniziare con una storia che avete già sentito qui a Torino. L’anno era il 2007. Due amici del liceo, in un garage a Milano. Avevano giusto l’attrezzatura per programmare e un’idea in cui credevano fermamente. Per tre anni hanno girato l’Italia cercando qualcuno disposto a finanziare il loro progetto. La risposta era sempre la stessa: troppo giovani, troppo audaci, troppo rischiosi.

L’Europa vuole trattenere i talenti digitali

Così, nel 2010, sono partiti per San Francisco. In sole due settimane hanno trovato i primi investitori. La loro idea è diventata uno dei più grandi marketplace di software al mondo. E pochi mesi fa, la loro azienda, Kong, è apparsa sugli enormi schermi di Times Square a New York, dopo aver raggiunto una valutazione di due miliardi di dollari. Ho scelto questa storia perché dimostra l’incredibile talento che abbiamo qui in Italia e in Europa. Ma il talento da solo non basta. Serve anche un ambiente che permetta di crescere. Certo, dal 2010 molte cose sono cambiate e migliorate. Il capitale di rischio in Italia è aumentato di oltre il 600% in un decennio. Ma so che il numero di unicorni è ancora troppo basso e che un terzo di loro finisce per lasciare il nostro continente. Questo non può continuare così. Non possiamo accettare che i nostri talenti più brillanti debbano partire per avere successo. Dovete trovare il terreno giusto per fiorire qui in Europa. Voglio che l’Europa sia alla vostra altezza. Voglio un’Europa alla vostra altezza.

Credo che il mio compito sia creare le migliori condizioni perché possiate crescere qui, sul nostro continente. Questa è la missione che mi guida ogni giorno. Voglio che il meglio dell’Europa scelga l’Europa. Voglio che il futuro dell’intelligenza artificiale si realizzi in Europa. Ma so che ci sono ancora troppi ostacoli sulla vostra strada. Voglio soffermarmi su tre di essi.

Il primo, e più ovvio, è la mancanza di finanziamenti. E qui c’è una verità sorprendente: all’Europa non manca il capitale. Siamo campioni mondiali di risparmio. I risparmi delle famiglie europee raggiungono quasi 1.400 miliardi di euro, contro poco più di 800 miliardi negli Stati Uniti. Ciò che manca è il capitale di rischio e l’equity. In Europa solo il 24% della ricchezza finanziaria delle famiglie è investita in azioni, contro il 42% negli Stati Uniti. Dobbiamo colmare questo divario, e dobbiamo farlo rapidamente.

Per questo, come primo passo, stiamo creando un fondo multi-miliardario “Scale-up Europe”, in collaborazione con investitori privati. Il fondo farà investimenti diretti in settori strategici come IA, quantistica, tecnologie pulite. Aiuterà le aziende in crescita a colmare i gap di finanziamento. Ma serve anche una soluzione strutturale. Serve un mercato dei capitali europeo profondo e liquido, dove trovare i finanziamenti senza dover attraversare un oceano. Questo è l’obiettivo della nostra nuova “Unione del Risparmio e degli Investimenti”. Stiamo portando i capitali da voi, affinché possiate crescere qui in Europa, a casa.

Il secondo ostacolo è la frammentazione del mercato unico. Viviamo in un’epoca in cui una riga di codice può attraversare il continente in un millisecondo, mentre la startup che la scrive si blocca alle frontiere. Lo sapete bene. Spesso è più facile espandersi in un altro continente che in Europa. È un incubo affrontare 27 burocrazie e legislazioni diverse. Come risolverlo? Non smantellando le regole, che danno certezza e prevedibilità, ma semplificando, rendendo più facile innovare.

Ecco perché proponiamo un approccio completamente nuovo su come possano operare le imprese innovative in Europa. Lo chiamiamo il “28° regime”. Invece di limare 27 sistemi nazionali, creiamo un unico quadro semplice e uniforme per tutta l’UE. All’inizio del prossimo anno presenteremo una legislazione per avere un insieme unico di regole valide a Torino come a Lione, a Barcellona, a Monaco, a Sofia o a Bucarest, così da scalare più facilmente nei nostri Stati membri.

Il punto è chiaro: una startup di San Francisco può crescere facilmente in tutti gli Stati Uniti. Voglio che lo stesso sia possibile in Europa, perché l’Europa è la vostra casa e dovete sentirvi a casa ovunque qui.

Strategia AI First e futuro dell’automotive

Il terzo tema è la lenta adozione delle nuove tecnologie. È qui che le imprese europee hanno faticato trent’anni fa, quando tardavano a digitalizzarsi e a entrare online. Abbiamo perso terreno rispetto ai nostri concorrenti. Oggi però la situazione è diversa. Le grandi aziende europee adottano l’IA allo stesso ritmo delle statunitensi, ma le piccole imprese restano indietro. Intanto concorrenti come Cina e India corrono veloci. Dobbiamo accelerare. Dobbiamo diffondere l’IA in tutti i settori.

Per questo, la prossima settimana presenteremo la strategia “Apply AI”, basata su un principio semplice ma trasformativo: AI First. Cosa significa? Che di fronte a una nuova sfida, la prima domanda deve essere: come può aiutarci l’IA? Con l’IA nel processo otteniamo soluzioni migliori, più rapide, affidabili ed economiche. Alcune startup già lo fanno. Da medico, resto colpita da ciò che l’IA può fare in medicina: diagnosi precoce dei tumori, scoperta di nuovi farmaci più veloce.

Per diffondere queste soluzioni creeremo una rete europea di centri avanzati di screening medico con IA. In questo modo avremo cure di altissimo livello in tutta Europa. Incentiveremo ospedali e aziende farmaceutiche ad adottare soluzioni innovative, perché l’IA può salvare vite e l’Europa deve guidare questa strada.

Lo stesso vale per l’industria strategica, dall’energia alla robotica. Ma oggi voglio soffermarmi su un settore in particolare: l’automotive. Un settore speciale per Torino, che nel boom economico era simbolo di progresso e indipendenza. Oggi vive profonde trasformazioni, e una di queste riguarda l’IA. Le auto a guida autonoma sono realtà negli Stati Uniti e in Cina. Perché non in Europa?

Queste auto riducono traffico, collegano quartieri isolati, rendono le strade più sicure. AI First significa Safety First. Perché non creare una rete di città europee dove testare le prime auto autonome? Sessanta sindaci italiani hanno già manifestato interesse. Facciamolo. Subito. Sosterremo l’industria automobilistica nello sviluppo di modelli innovativi “made in Europe” e adatti alle strade europee. L’automotive è un modello europeo, un orgoglio. Le nuove tecnologie possono salvare posti di lavoro e dare nuova vita al settore. Il futuro delle auto e le auto del futuro devono nascere qui.

Troppo spesso sento dire che l’Europa è in ritardo nella corsa all’IA. Che ripeteremo gli errori del passato, e che un’altra generazione di talenti sarà costretta ad andarsene. Io non sono d’accordo. La corsa all’IA è solo agli inizi. E so cosa gli europei possono fare quando fissano un obiettivo.

Dieci anni fa eravamo indietro nella corsa ai supercomputer, con uno solo nella top 10 mondiale. Poi ci siamo mobilitati. Abbiamo reso i supercomputer una priorità. Oggi ne abbiamo quattro nella top 10 globale, due dei quali in Italia. È la prova che possiamo cambiare le cose. Questi supercomputer sostengono le startup nello sviluppo e nell’addestramento dei nuovi modelli di IA.

Abbiamo smentito gli scettici e reso l’Europa leader globale. È una storia di riscatto che somiglia alla vostra: quante volte vi hanno detto che miravate troppo in alto? Quante volte avete pensato di non farcela più? Eppure siete qui. Non perché non abbiate mai fallito, ma perché avete sempre trovato la forza di rialzarvi. Questo è lo spirito che sento in questa sala. Ed è lo spirito che voglio per l’Europa. Non risparmieremo sforzi per fare dell’Europa un continente dell’IA. Non risparmieremo sforzi per farvi scegliere l’Europa. Perché questa è la grande missione del nostro tempo. Grazie per avermi invitata. Viva l’Europa. Grazie molte. Viva l’Europa.