Il Giappone allenta sulla privacy per facilitare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale

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Il governo giapponese ha approvato in Consiglio dei Ministri una modifica alla legge sulla protezione dei dati personali che elimina l'obbligo di consenso preventivo per l'uso di dati a fini di sviluppo dell'IA, ricerca statistica e salute pubblica. Le deroghe includono dati sanitari e scansioni facciali, con protezioni rafforzate per i minori di sedici anni e sanzioni amministrative commisurate al profitto illecito per chi viola le nuove norme.

Il Giappone ha scelto di accelerare nella corsa globale all’intelligenza artificiale allentando le proprie regole sulla protezione dei dati personali. Il 7 aprile 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un pacchetto di emendamenti alla legge sulla protezione dei dati, conosciuta come APPI, con un obiettivo dichiarato senza mezze misure dal Ministro per la Trasformazione Digitale Hisashi Matsumoto: rendere il paese il luogo più semplice al mondo per sviluppare applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Le norme vigenti, ha spiegato il ministro, costituiscono un ostacolo serio allo sviluppo e all’utilizzo dell’IA in Giappone, e senza un accesso più ampio ai dati il paese rischia di restare indietro rispetto ai principali concorrenti internazionali.

Cosa cambia con la riforma dell’APPI

Il nucleo della riforma riguarda l’eliminazione dell’obbligo di ottenere il consenso preventivo degli interessati prima di utilizzare alcuni dati personali. Le deroghe si applicano in presenza di condizioni precise: il rischio di ledere i diritti individuali deve essere basso, i dati devono servire a produrre statistiche a fini di ricerca oppure, con requisiti specifici, a migliorare la salute pubblica. In questo secondo caso rientrano anche i dati sanitari, una categoria tradizionalmente soggetta a protezioni rafforzate in quasi tutti i sistemi giuridici avanzati.

Le scansioni facciali seguono una logica analoga. Chi acquisisce immagini del volto sarà tenuto a spiegare come intende trattarle, ma non avrà l’obbligo di offrire all’interessato la possibilità di opporsi al trattamento. Si tratta di una deroga che, nel dibattito europeo, avrebbe difficoltà a superare il vaglio del GDPR, dove i dati biometrici sono classificati come categoria speciale e richiedono basi giuridiche qualificate. Per i minori di sedici anni la disciplina resta più stringente: la raccolta delle immagini richiederà il consenso dei genitori e sarà soggetta a una verifica dell’interesse superiore del minore.

Il versante repressivo della riforma introduce sanzioni amministrative per chi acquisisce o utilizza dati in modo illecito, calcolate in proporzione al profitto ricavato dall’uso improprio. Un meccanismo pensato per scoraggiare gli abusi senza irrigidire l’impianto complessivo della legge.

Il contesto e il confronto con il modello europeo

La riforma si inserisce in un percorso avviato ben prima dell’approvazione di aprile. Già nel febbraio 2025 il governo aveva dichiarato l’intenzione di posizionare il Giappone come il paese più favorevole all’IA al mondo, e la Personal Information Protection Commission aveva avanzato proposte di modifica all’APPI per facilitare l’uso dei dati nel training dei modelli. Nonostante la sua reputazione tecnologica consolidata, il Giappone ha accumulato un ritardo nella digitalizzazione dei servizi pubblici, e la riforma della privacy va letta anche come risposta a questa fragilità strutturale.

Il confronto con l’approccio europeo è immediato. Mentre il GDPR costruisce la tutela della privacy attorno al consenso esplicito e ai diritti individuali, Tokyo sceglie una direzione opposta, subordinando alcune garanzie alla logica della competitività industriale. Gli emendamenti passeranno ora all’esame del Parlamento giapponese nell’ambito della sessione ordinaria in corso.