Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con cui sollecita la Commissione ad applicare il Digital Markets Act in modo più incisivo, senza ulteriori indugi e senza cedere a pressioni politiche provenienti dall’esterno. Il testo, votato per alzata di mano il 30 aprile 2026, ruota attorno a tre richieste precise: chiudere i procedimenti di non conformità già avviati, comminare sanzioni realmente dissuasive e difendere la sovranità normativa europea da interferenze esterne con un riferimento implicito, ma leggibile, agli Stati Uniti.
Il regolamento sui mercati digitali è in vigore dal novembre 2022 e i gatekeeper designati Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft sono tenuti a rispettarne gli obblighi dal marzo 2024. Nonostante questo quadro, la risoluzione parlamentare fotografa una situazione in cui le pratiche scorrette continuano. Google è citata per l’auto-preferenziazione nei risultati di ricerca, che favorisce i propri servizi a scapito dei concorrenti. TikTok viene segnalata per schermate di consenso costruite su meccanismi comportamentali che orientano la scelta degli utenti verso l’opzione gradita alla piattaforma. Microsoft è indicata per le difficoltà che impone all’accesso ai servizi concorrenti attraverso la modifica delle impostazioni predefinite. Booking.com, infine, viene citata per il persistente ricorso a clausole di parità tariffaria, espressamente vietate dal regolamento. Il Parlamento chiede alla Commissione di monitorare con maggiore attenzione anche il mercato delle smart TV connesse, dove si teme possano riprodursi dinamiche simili a quelle già osservate sugli smartphone con Android.
Sanzioni ritenute insufficienti e nuove aree da regolamentare
Le prime sanzioni inflitte dalla Commissione vengono giudicate dalla risoluzione inadeguate rispetto alla scala delle infrazioni e alla capacità economica dei soggetti coinvolti. Meta ha ricevuto 200 milioni di euro per il modello pubblicitario “pay or consent”, con cui obbligava gli utenti a scegliere tra accettare la profilazione o pagare per un accesso privo di pubblicità. Apple è stata sanzionata con 500 milioni di euro per la violazione degli obblighi di anti-steering, che le imponevano di consentire agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi all’App Store. Gli eurodeputati sottolineano che cifre di questo ordine, per aziende con ricavi annui nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari, non producono alcun effetto deterrente reale.
Sul fronte delle nuove tecnologie, la risoluzione individua due aree che richiedono un’attenzione specifica nell’ambito del DMA: gli strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale, tra cui la funzione AI Overview di Google, Gemini, Apple Siri, Meta WhatsApp AI, Amazon Rufus e Microsoft Copilot, oltre ai servizi di cloud computing. Nel novembre 2025, la Commissione aveva già avviato indagini su Amazon Web Services e Microsoft Azure per valutare se debbano essere formalmente designati come gatekeeper nel settore cloud, con una decisione attesa entro novembre 2026.
Il 28 aprile 2026, pochi giorni prima della risoluzione, la Commissione ha pubblicato la prima revisione del DMA prevista dall’articolo 53 del regolamento — un appuntamento fissato per legge ogni tre anni. Il documento valuta positivamente i risultati raggiunti in termini di apertura dei mercati, portabilità dei dati e ampliamento della scelta per gli utenti, ma riconosce che cloud e intelligenza artificiale rappresentano ambiti in cui il quadro normativo attuale va integrato. Un’eventuale modifica delle disposizioni regolamentari sull’interoperabilità dei servizi cloud è attesa non prima del maggio 2027.
La pressione esterna e il significato politico della risoluzione
La risoluzione parlamentare è uno strumento non vincolante, ma il suo peso politico va oltre il valore giuridico formale. Gli eurodeputati mettono nero su bianco che pressioni provenienti da paesi terzi per indebolire il DMA esistono e sono percepite come una minaccia all’autonomia regolatoria europea. Senza citare esplicitamente gli Stati Uniti, il testo ricorda che la Commissione deve fare pieno uso di tutti gli strumenti previsti dal regolamento come dialogo regolatorio, indagini di mercato, procedimenti di non conformità, misure cautelari, sanzioni e penalità periodiche per impedire ai gatekeeper di aggirare la legge, indipendentemente dal paese in cui hanno sede. Il Parlamento chiede inoltre che la conformità al DMA venga misurata su risultati concreti e verificabili, dall’apertura dei mercati al livello di concorrenza effettiva passando per la possibilità di scelta reale per gli utenti e non soltanto sull’avvio formale dei procedimenti.
La risoluzione chiede anche di garantire la complementarità tra il DMA, il Data Act e l’AI Act, tre regolamenti che coprono aspetti diversi della stessa catena del valore digitale e che, se applicati in modo scoordinato, rischiano di generare sovrapposizioni o lacune normative.
