L’Alta Corte britannica ha stabilito che l’Information Commissioner’s Office può multare Clearview AI per violazioni del GDPR, ribaltando la decisione del 2023 che aveva escluso la competenza territoriale del Regno Unito. La società americana, nota per aver raccolto milioni di immagini dai social network, torna così al centro del dibattito sulla sovranità digitale e i limiti della sorveglianza privata.
Il verdetto che ridefinisce i confini del GDPR
Il nuovo pronunciamento dell’Upper Tribunal riconosce la validità della multa da 7,5 milioni di sterline imposta dall’ICO a Clearview AI, accusata di aver costruito un vasto archivio di volti di cittadini britannici per alimentare i propri sistemi di riconoscimento facciale. Il tribunale di primo grado aveva ritenuto che l’azienda, operando per agenzie di sicurezza e forze dell’ordine statunitensi, fosse al di fuori della giurisdizione britannica. L’Alta Corte ha invece chiarito che il trattamento dei dati volto a monitorare cittadini del Regno Unito rientra pienamente nell’ambito di applicazione del GDPR.
Il collegio giudicante, presieduto da Heather Williams, ha sottolineato che l’esclusione prevista per i trattamenti con finalità di sicurezza nazionale si applica solo alle autorità pubbliche e non a società private che vendono servizi a governi stranieri. In altre parole, la protezione dei dati non si ferma alla frontiera: se un’impresa analizza o memorizza informazioni di cittadini britannici, deve rispettare le regole del Regno Unito.
Le conseguenze per le aziende e il messaggio politico
La decisione dell’Alta Corte rafforza la posizione del garante britannico e invia un messaggio chiaro alle multinazionali della tecnologia. “Possiamo e dobbiamo proteggere i cittadini anche quando i loro dati finiscono all’estero”, ha dichiarato John Edwards, Information Commissioner, evidenziando che la responsabilità delle imprese non si dissolve nel cyberspazio.
Clearview AI ha espresso delusione per il verdetto, annunciando una nuova impugnazione. Il suo direttore legale, Jack Mulcaire, ha sostenuto che la decisione “applica erroneamente la legge per cercare di regolamentare come le aziende americane servono il governo degli Stati Uniti”. Tuttavia, per molti osservatori, la sentenza segna un punto di svolta.
Il caso torna ora al tribunale di primo grado per valutare se la sanzione economica potrà essere confermata, ma l’indirizzo giuridico appare chiaro. La sovranità digitale britannica esce rafforzata e il principio di responsabilità oltreconfine si consolida.
