Influencer fanno causa a Israele per compensi non pagati nelle campagne social su Gaza

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Alcuni influencer e società di comunicazione hanno avviato cause legali sostenendo di non aver ricevuto i compensi promessi per campagne social pro-Israele legate alla guerra a Gaza. La vicenda è riportata da Middle East Eye e Roya News, che citano richieste di pagamento per contenuti digitali e servizi mediatici realizzati durante il conflitto.

Alcuni influencer, consulenti e società di comunicazione hanno avviato azioni legali sostenendo di non aver ricevuto i compensi promessi per campagne digitali legate alla guerra a Gaza. Le iniziative legali riguardano attività di produzione e diffusione di contenuti sui social media realizzate dopo l’inizio del conflitto tra Israele e Hamas nell’ottobre 2023 che ha portato alla distruzione e al genocidio di Gaza.

Secondo quanto riportato dalla testata britannica Middle East Eye, ex collaboratori e contractor della struttura israeliana di diplomazia pubblica, spesso indicata con il termine ebraico hasbara, hanno avviato cause per ottenere il pagamento di lavori svolti nel quadro delle campagne di comunicazione avviate durante la guerra. Alcune aziende e fornitori di servizi mediatici sostengono di aver realizzato studi televisivi, contenuti video e attività di comunicazione per le autorità israeliane senza ricevere i pagamenti concordati. Le richieste avanzate nei procedimenti giudiziari riguarderebbero complessivamente milioni di shekel.

Una ricostruzione simile è riportata anche da Roya News , secondo cui influencer, consulenti e società di produzione avrebbero presentato cause sostenendo che i compensi promessi per la pubblicazione di contenuti sui social non sono stati corrisposti. In alcuni casi, i contratti avrebbero previsto pagamenti fino a circa 7.000 dollari per singolo post destinato a promuovere messaggi favorevoli alla posizione israeliana sul conflitto.

Secondo le stesse fonti, alcune società di produzione e media company affermano di essere creditrici di somme significative per servizi legati alle campagne digitali, tra cui gestione dei contenuti online, produzione video e organizzazione di infrastrutture mediatiche. Una delle aziende coinvolte sostiene che lo Stato debba ancora circa 460.000 dollari per attività connesse alla comunicazione durante la guerra, mentre un’altra rivendica circa 160.000 dollari per servizi simili.

Le controversie giudiziarie si inseriscono nel contesto delle campagne di comunicazione online attivate durante il conflitto, nelle quali governi, istituzioni e organizzazioni si affidano anche a creator e influencer per diffondere messaggi e contenuti sui social media rivolti al pubblico internazionale. Le cause relative ai presunti mancati pagamenti risultano attualmente in corso.