L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha avviato un percorso inedito per regolare l’intelligenza artificiale su scala mondiale. Dopo anni di negoziati, sono stati istituiti due strumenti permanenti destinati a incidere in modo diretto sulle modalità con cui governi, imprese e società civile si confronteranno con le sfide della tecnologia. La decisione rappresenta la traduzione operativa degli impegni presi con il Global Digital Compact, parte del “Pact for the Future” del 2024, che fino a oggi era rimasto sul piano delle dichiarazioni di principio.
Il panel scientifico internazionale indipendente
Il primo strumento è l’Independent International Scientific Panel on AI, formato da 40 esperti scelti per un mandato di tre anni. Il gruppo dovrà fornire analisi scientifiche approfondite, elaborare un rapporto annuale e aggiornare l’Assemblea Generale fino a due volte l’anno. Le regole di composizione prevedono un bilanciamento geografico e di genere, con due co-presidenti – uno proveniente da un Paese industrializzato e l’altro da una nazione in via di sviluppo – affiancati da vice-presidenti. I candidati saranno tenuti a dichiarare eventuali conflitti di interesse e a breve verrà pubblicato un bando internazionale per la selezione. Questa struttura mira a garantire indipendenza e autorevolezza nelle valutazioni, in un campo in cui la pressione politica ed economica è costante. Resta da capire quanto spazio avrà realmente l’autonomia scientifica in un contesto dominato da interessi geopolitici e industriali, come quello delle Nazioni Unite.
Il forum globale sulla governance dell’IA
Accanto al panel, l’ONU ha creato il Global Dialogue on AI Governance, una piattaforma di confronto che si riunirà ogni anno per due giorni, alternando le sedi di Ginevra e New York. A questo tavolo siederanno Stati, rappresentanti del settore privato, organizzazioni non governative, università e società civile. I temi da discutere vanno dall’impatto dell’IA sui diritti umani alla riduzione del divario digitale, fino alla necessità di rendere trasparenti i sistemi algoritmici e di armonizzare le normative nazionali. L’obiettivo dichiarato è favorire un approccio inclusivo, capace di trasformare la cooperazione multilaterale in un insieme di standard condivisi. Il vero nodo sarà la capacità di trasformare queste discussioni in regole vincolanti e senza un impegno politico concreto, il rischio è che resti un grande esercizio di diplomazia.
Il Segretario Generale António Guterres ha salutato i due strumenti come “un passo significativo verso il bene comune dell’umanità” e ha invitato tutti gli attori coinvolti a contribuire in modo attivo. La scelta dell’ONU risponde alla crescente consapevolezza che l’intelligenza artificiale non conosce confini e richiede regole globali. Se le strutture appena create riusciranno a tradurre i principi in norme operative, potrebbero diventare un punto di riferimento stabile per l’intero ecosistema digitale. In caso contrario, rischiano di essere percepite come l’ennesimo tentativo di rincorrere una tecnologia che evolve più velocemente della politica.
