Il Parlamento italiano si muove lungo una linea già tracciata in Europa e nel mondo, mettendo in campo due disegni di legge al Senato che agiscono su piani distinti ma convergenti puntando alla difesa dei minori online. Da un lato, i senatori del Pd Antonio Nicita e Lorenzo Basso intervengono sul funzionamento degli algoritmi e sui meccanismi che determinano la distribuzione dei contenuti; dall’altro, la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini propone un rafforzamento delle tutele per i minori online, agendo su accesso, contratti e utilizzo delle piattaforme.
Dal contenuto al funzionamento delle piattaforme
La novità principale riguarda il cambio di oggetto della regolazione. Per anni il diritto si è concentrato su ciò che circola online, cercando di individuare responsabilità legate ai contenuti illeciti o dannosi; oggi, invece, il legislatore prova a intervenire su come quei contenuti vengono selezionati, ordinati e resi visibili. Il disegno di legge presentato al Senato da Nicita e Basso introduce nel lessico giuridico categorie come dipendenza algoritmica e manipolazione selettiva, che descrivono il ruolo attivo delle piattaforme nel modellare comportamenti e abitudini degli utenti. In questa prospettiva, elementi progettuali come autoplay, notifiche e sistemi di raccomandazione assumono rilievo giuridico, perché incidono direttamente sul tempo di permanenza e quindi sul valore economico generato dagli utenti.
La proposta interviene così sull’architettura stessa dei servizi digitali, spostando l’attenzione dalla moderazione dei contenuti alla progettazione dei sistemi. Tra le misure ipotizzate rientrano obblighi legati alla trasparenza degli algoritmi, alla possibilità di utilizzare servizi senza profilazione e all’estensione delle regole anche ai sistemi di intelligenza artificiale conversazionale, con un impianto che si avvicina alle linee europee in materia di responsabilità delle piattaforme. Un passo in qualche modo inevitabile anche dopo le recenti sentenze che negli Usa stanno colpendo colossi come Meta e Google.
La tutela dei minori e gli strumenti del diritto positivo
Su un piano differente si colloca il disegno di legge al Senato promosso da Daniela Sbrollini, che mantiene un’impostazione più vicina agli strumenti tradizionali del diritto civile e della protezione dei dati. Il focus resta sulla tutela dei soggetti più giovani, attraverso interventi che riguardano la verifica dell’età, il consenso genitoriale e la validità dei rapporti contrattuali instaurati online.
Tra le misure previste si trovano la nullità dei contratti conclusi da minori sotto una determinata soglia di età senza autorizzazione, insieme a una disciplina più puntuale dei ricavi generati dai contenuti prodotti dagli utenti più giovani. Questo implica un coinvolgimento diretto delle piattaforme, chiamate a dimostrare la correttezza dei processi di registrazione e gestione dei dati, oltre a garantire strumenti di intervento rapido in caso di situazioni critiche. L’impianto resta ancorato a categorie consolidate, ma amplia la responsabilità dei fornitori di servizi digitali nel controllo delle condizioni di accesso e utilizzo.
Il risultato è un intervento che agisce sugli effetti del sistema, cercando di limitare i rischi connessi all’esposizione dei minori e allo sfruttamento economico delle loro attività online, senza entrare in modo diretto nelle logiche tecniche che regolano la distribuzione dei contenuti.
Un doppio binario normativo ancora da integrare
Letti insieme, i due disegni di legge mostrano una tensione tra livelli diversi di intervento. Da una parte emerge il tentativo di incidere sulle logiche di funzionamento delle piattaforme, dall’altra si rafforza la tutela dei soggetti vulnerabili attraverso strumenti più tradizionali. Questa coesistenza evidenzia l’assenza di una cornice unitaria capace di collegare in modo organico il design dei sistemi digitali con i loro effetti concreti sugli utenti.
Il nodo resta legato al modello economico che sostiene l’intero ecosistema delle piattaforme, basato sulla raccolta e sull’analisi dei dati, sulla profilazione e sull’ottimizzazione del tempo di permanenza. Le iniziative italiane si inseriscono in un contesto europeo già attivo su questi temi, con interventi normativi che puntano a definire nuove responsabilità per gli operatori digitali, ma senza una strategia coordinata il rischio è quello di sovrapporre obblighi e creare margini di incertezza applicativa.
