La battaglia europea sulla privacy: il Chat Control si arena di nuovo

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Il regolamento europeo per il contrasto agli abusi sessuali online si ferma ancora. La Germania guida la minoranza di blocco che difende la cifratura e la riservatezza dei messaggi. L’Unione si ritrova senza accordo su uno dei temi più delicati del suo futuro digitale.

Il progetto di regolamento europeo noto come “Chat Control” torna in stallo. Dopo mesi di confronti tra gli Stati membri, il COREPER non è riuscito a trovare un accordo e il voto previsto al Consiglio Giustizia e Affari Interni di ottobre è stato rinviato. La proposta, pensata per contrastare gli abusi sessuali online, viene così nuovamente sospesa, lasciando l’Unione senza una linea comune su uno dei temi più sensibili della politica digitale.

La Germania ferma l’intesa europea

A bloccare il percorso è stata la Germania, che ha ribadito la propria contrarietà alla scansione automatica dei messaggi privati. La ministra della Giustizia Stefanie Hubig ha sottolineato che una misura simile minerebbe la fiducia dei cittadini nella comunicazione digitale sicura. Insieme a Berlino si sono schierati Austria, Lussemburgo e Paesi Bassi, formando una minoranza di blocco sufficiente a impedire l’approvazione del testo.

Il regolamento, proposto nel 2022 dalla Commissione europea, obbligherebbe le piattaforme online a individuare e segnalare automaticamente contenuti di abuso sessuale sui minori. Per farlo, le società dovrebbero analizzare anche i messaggi cifrati end-to-end, lo stesso sistema di protezione utilizzato da servizi come WhatsApp, Signal e iMessage. Per i sostenitori, si tratta di un passo necessario per proteggere i minori nel mondo digitale. Per i critici, invece, il progetto apre la porta a una sorveglianza preventiva di massa, incompatibile con i principi della Carta dei diritti fondamentali e con il GDPR.

Privacy, sicurezza e fiducia digitale

Le autorità per la protezione dei dati, tra cui l’EDPB e i garanti nazionali, hanno espresso posizioni convergenti: la scansione generalizzata sarebbe una misura sproporzionata, in grado di compromettere la cifratura e l’intera architettura della sicurezza informatica europea. Anche il Garante italiano ha ribadito che l’integrità della cifratura è una condizione essenziale per la fiducia digitale.

La presidenza danese, che ha fatto del dossier CSAR una priorità politica, puntava a chiudere l’intesa entro metà ottobre. L’obiettivo era avviare rapidamente il confronto con Parlamento e Commissione, ma la fermezza di Berlino e dei Paesi nord-occidentali ha bloccato ogni tentativo di compromesso, anche di fronte all’ipotesi di escludere temporaneamente la crittografia dall’obbligo di scansione. Ora il dossier rischia di restare fermo fino al 2026, quando la Lituania assumerà la presidenza del Consiglio dell’Unione.

Un bivio per la sovranità digitale europea

Il Chat Control è ormai un simbolo del dilemma che attraversa l’Europa: conciliare la protezione dei minori con la tutela della privacy. Il principio di proporzionalità, cardine del diritto europeo, impone che la prevenzione dei reati non si trasformi in un monitoraggio indiscriminato delle comunicazioni. Rompere la cifratura, sostengono gli esperti di cybersicurezza, significherebbe indebolire l’intero ecosistema digitale dell’Unione e aprire spazi di vulnerabilità anche per attori ostili. Prudenza invita tutti a un nuovo rinvio della votazione sul “chat control”, ma il problema continuerà a rimanere irrisolto.