La Cina ha avviato una nuova fase della sua campagna di controllo dei contenuti digitali, prendendo di mira due tra le principali aziende tecnologiche del Paese. Il regolatore Cyberspace Administration of China (Cac) ha annunciato sanzioni nei confronti dell’app di notizie Jinri Toutiao, di proprietà di ByteDance, e del browser UCWeb, collegato al gruppo Alibaba, accusati di aver diffuso contenuti giudicati dannosi e sensibili. La decisione segue l’avvio di una campagna nazionale di due mesi volta a reprimere materiali che incitano al conflitto o diffondono visioni considerate negative.
La stretta della Cina sulle piattaforme digitali
Le autorità hanno chiarito che Toutiao non avrebbe rispettato l’obbligo di gestire correttamente le informazioni veicolate, permettendo la comparsa di contenuti inappropriati in aree di massima visibilità. Per questo motivo il regolatore ha convocato i dirigenti della società, ordinato una rettifica entro tempi stabiliti e annunciato provvedimenti disciplinari nei confronti dei responsabili. Un approccio che sottolinea la volontà di Pechino di non tollerare deviazioni dalle linee guida governative.
UCWeb, la piattaforma di Alibaba, è finita sotto osservazione per la presenza di voci legate a temi sensibili come violenza online e violazione della privacy dei minori. Anche in questo caso, il Cac ha promesso misure analoghe a quelle già imposte a ByteDance, ribadendo che la priorità resta la difesa di un ecosistema digitale conforme agli standard stabiliti dalle autorità.
Un ecosistema online rigidamente controllato
La campagna non si limita a queste due aziende. Nelle settimane precedenti, altre piattaforme popolari in Cina come Weibo, Kuaishou e Xiaohongshu erano state richiamate per carenze nella gestione dei contenuti. Pur senza dettagli sulle azioni punitive adottate, la linea è chiara: ridurre al minimo la diffusione di materiali considerati sovversivi, volgari o potenzialmente dannosi. L’elenco delle priorità include anche la lotta allo sfruttamento di eventi sociali per associare identità, regioni o generi a dinamiche stigmatizzanti e conflittuali.
La nuova stretta conferma la volontà di Pechino di rafforzare un modello di governance digitale accentrato, distante dagli standard occidentali che tendono a bilanciare libertà di espressione e responsabilità. Per le big tech locali si tratta di un’ulteriore prova di forza del governo, mentre per le imprese estere è un segnale eloquente dei rischi di operare in un ambiente normativo poco prevedibile.
Il messaggio inviato dalle autorità è inequivocabile: chi non si conforma alle direttive rischia conseguenze immediate. Una linea che potrebbe orientare anche le future relazioni con partner e investitori stranieri, chiamati a confrontarsi con un sistema che mette la sicurezza e il controllo politico davanti a qualsiasi altra considerazione.
