La Corte di giustizia dell’Unione europea ha accertato che l’Ungheria ha violato il diritto dell’Unione impedendo alla radio indipendente Klubrádió di continuare a trasmettere sulla frequenza 92,9 MHz nell’area di Budapest. L’emittente, attiva dal 1999, aveva stipulato nel 2014 un contratto di sette anni con possibilità di rinnovo per ulteriori cinque. Alla scadenza, il Consiglio ungherese per i media ha respinto la richiesta di proroga richiamando due violazioni relative alla comunicazione mensile delle quote di programmazione, irregolarità formali già sanzionate.
La normativa nazionale qualificava tali infrazioni come reiterate e prevedeva automaticamente il diniego del rinnovo. Secondo i giudici europei, una disciplina di questo tipo contrasta con il quadro dell’Unione in materia di comunicazioni elettroniche, che impone criteri oggettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati nell’assegnazione dei diritti d’uso delle radiofrequenze. Un’esclusione automatica, applicata anche in presenza di violazioni di lieve entità, eccede quanto necessario per garantire il corretto funzionamento del mercato.
Perché la Corte UE ha condannato l’Ungheria sul caso Klubrádió
La vicenda non si è fermata al mancato rinnovo. Dopo la scadenza del contratto, l’autorità ungherese ha pubblicato un nuovo bando per la stessa frequenza. Anche in quel contesto l’offerta di Klubrádió è stata dichiarata nulla, per carenze nel palinsesto e per la presenza, negli anni precedenti, di un patrimonio netto negativo. La Corte ha ritenuto sproporzionata pure questa decisione: le irregolarità sul palinsesto erano marginali e il requisito patrimoniale non risultava previsto in modo chiaro nel bando. Quando le condizioni non sono esplicitate in modo trasparente, l’esclusione di un operatore altera la parità di accesso.
La sentenza richiama inoltre il principio di buon andamento dell’amministrazione. La decisione di diniego è stata adottata oltre il termine previsto dal diritto europeo e la procedura di gara non è stata organizzata in tempo utile prima della scadenza dei diritti d’uso. Tempistiche e modalità di gestione delle frequenze incidono direttamente sulla continuità dell’attività economica di un’emittente.
Libertà di espressione e accesso alle frequenze radio in Europa
Un passaggio centrale riguarda l’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che tutela la libertà di espressione e di informazione. Limitare l’accesso alle radiofrequenze significa incidere sulla possibilità concreta di diffondere contenuti. Secondo la Corte, le violazioni contestate a Klubrádió erano legate a imprecisioni di natura formale o a requisiti non chiaramente stabiliti, elementi che non avrebbero dovuto impedire la prosecuzione dell’attività di radiodiffusione.
La decisione si inserisce in un contesto più ampio di attenzione europea al pluralismo dei media e al rispetto dello stato di diritto negli Stati membri. Per chi opera nel settore delle comunicazioni e del digitale, il precedente è rilevante: l’assegnazione e il rinnovo delle autorizzazioni devono rispettare standard elevati di proporzionalità e trasparenza. L’accesso alle infrastrutture di comunicazione resta un nodo giuridico che intreccia concorrenza, regolazione pubblica e tutela dei diritti.
