Dal 1° marzo la Francia applica un prelievo fisso di 2 euro su ogni pacco di valore inferiore a 150 euro proveniente da Paesi extra UE. La misura riguarda milioni di spedizioni legate al commercio elettronico transfrontaliero e interviene su una fascia di importazioni che negli ultimi anni ha alimentato l’espansione delle piattaforme low cost con spedizioni dirette al consumatore europeo.
Il governo francese giustifica la scelta con l’aumento costante dei piccoli pacchi provenienti dall’Asia e con i costi amministrativi che ricadono sul sistema doganale nazionale. La soglia dei 150 euro coincide con il limite che consente procedure semplificate a livello europeo: intervenire su quel segmento significa incidere sul cuore di un modello basato su ordini di valore ridotto, margini sottili e volumi elevatissimi.
Tassa sui pacchi extra UE sotto i 150 euro, cosa cambia per ecommerce e marketplace
Il nodo della questione non è l’importo in sé, ma l’effetto cumulativo. Due euro su ogni spedizione possono modificare la struttura dei prezzi quando il business si fonda su milioni di transazioni di piccolo importo. Il costo aggiuntivo può essere assorbito dalla piattaforma, trasferito al consumatore oppure redistribuito lungo la filiera logistica, con impatti differenti su marginalità e competitività.
La decisione francese si inserisce in un contesto europeo più ampio. La Commissione lavora da mesi a una revisione delle regole doganali per le importazioni di basso valore, con l’obiettivo di armonizzare i contributi applicati dagli Stati membri e ridurre le distorsioni nel mercato interno. L’iniziativa nazionale anticipa quindi una disciplina che potrebbe diventare uniforme entro la fine dell’anno.
Riforma doganale europea e concorrenza digitale
Per le imprese italiane attive in ecommerce, marketplace e logistica internazionale la questione riguarda pianificazione, gestione del rischio doganale e strategie di posizionamento. Un contributo fisso sulle spedizioni extra UE incide sulle catene del valore e può favorire operatori che dispongono di magazzini all’interno dell’Unione rispetto a chi spedisce direttamente da Paesi terzi.
Sul piano giuridico emerge un tema di coordinamento tra misure nazionali e disciplina europea. L’anticipazione francese segnala una pressione politica crescente sul commercio digitale globale e sulla responsabilità delle piattaforme che organizzano i flussi di vendita. La direzione è chiara: il sistema delle importazioni a basso valore entra in una fase di revisione strutturale, con effetti che interesseranno imprese, marketplace e operatori della distribuzione online in tutta l’Unione.
