Sappiamo tutti del giovane streamer morto in diretta sulla piattaforma Kick, la gemella bastada di Twitch. Il suo nome era Jean Pormanove, francese, ed era in live ininterrottamente da quasi 300 ore.
Durante questo periodo veniva regolarmente esposto a abusi fisici, umiliazioni e violenze, anche di fronte a un pubblico pagante che seguiva lo show come un “challenge” estremo.
A dicembre 2024, un’associazione aveva denunciato un vero e proprio “abuse business”: si parlava di persone vulnerabili usate per generare traffico, spesso corredate da umiliazione come leva di monetizzazione.
Secondo il DSA, il regolamento UE, questi contenuti potevano, anzi, dovevano essere bloccati.
Ma nulla é stato fatto.
Perché?
Secondo il regolamento europeo, tutte le piattaforme che offrono servizi all’interno dell’Unione devono obbligatoriamente nominare un rappresentante legale nel territorio europeo, in qualsiasi stato dell’UE. Questo soggetto, che funge da interfaccia tra le autorità europee e la piattaforma, è fondamentale per garantire l’applicazione delle sanzioni, per gestire le comunicazioni istituzionali e per rispondere delle violazioni.
Ed è fondamentale soprattutto per un motivo: l’autorità nazionale che si attiva per sanzionare o obbligare le piattaforme é quella dello stato dove é stato nominato il rappresentante.
Se lo nominano in francia é competente l’autorità francese, se lo nominano in Italia lo é quella italiana. Ok?
Nel caso di Kick, nonostante varie sollecitazioni, nessun rappresentante è stato nominato. Questo ha generato un vuoto: le autorità nazionali non sapevano a chi rivolgersi né chi fosse competente per avviare un procedimento sanzionatorio.
Eppure, il DSA prevede chiaramente che in assenza di rappresentante, qualsiasi Stato membro può intervenire. Ma nessuno lo ha fatto.
Si rimbalzavano la palla, ogni Stato scaricava la responsabilità sul suo vicino, nonostante le denunce per la diffusione di contenuti dannosi e degradanti sulla piattaforma.
E allora, la tragedia.
Questa vicenda ci ricorda una cosa che con smetterò mai di ripetere: non basta scrivere le regole. Serve la volontà – e la capacità – di farle rispettare. L’applicazione non è una fase tecnica o residuale, non é qualcosa che viene dopo. É invece il cuore stesso della tutela normativa.
Il caso del DSA si affianca a molte altre normative UE che restano lettera morta. Penso, per esempio, all’incredibile caso del regolamento P2B che obbliga le piattaforme a prevedere una mediazione per le imprese, in caso di controversia con le stesse piattaforme, per risolvere le dispute. Avrebbe un campo di applicazione incredibile, credetemi, perché le dispute tra le aziende e le grandi piattaforme sono tantissime. Eppure, ad oggi, quasi nessuna l’ha attivata e le imprese non trovano interlocutori. Le regole ci sono, ma non funzionano.
L’Europa è brava a legiferare e a gonfiarsi il petto per le leggi che fa. Ma serve enforcement. Le norme devono camminare, altrimenti restano sulla carta.
