La Spagna anticipa le regole europee e blocca i deepfake non consensuali

Tempo di lettura: 3 minuti

La proposta di legge approvata dal governo spagnolo vieta l’uso di immagini e voci generate con Intelligenza Artificiale senza consenso, rende reato i deepfake non autorizzati e impone nuovi obblighi a pubblicità, piattaforme digitali e imprese che operano in Europa.

Il governo spagnolo ha approvato una proposta di legge che interviene in modo diretto sull’uso delle tecnologie di intelligenza artificiale applicate a immagini e voci, introducendo limiti stringenti ai deepfake non consensuali. Il testo stabilisce che nessuna rappresentazione artificiale di una persona possa essere utilizzata senza un’autorizzazione esplicita, anche quando l’immagine o la voce sono state generate ex novo da sistemi algoritmici. La riforma fissa inoltre a 16 anni l’età minima per concedere il consenso all’uso della propria immagine, rafforzando il quadro di tutela dei minori nello spazio digitale.

Come cambia l’uso legale di immagini e voci generate con intelligenza artificiale

La proposta di legge affronta in modo esplicito il tema dell’IA generativa, qualificando come illegittimo l’impiego di immagini, voci o sembianze artificiali per finalità pubblicitarie o commerciali in assenza di consenso. I contenuti manipolati o creati tramite algoritmi dovranno essere chiaramente identificati come tali, introducendo un obbligo di trasparenza che incide sulle pratiche diffuse nel marketing digitale. I deepfake non consensuali assumono rilevanza penale, con l’obiettivo di ridurre la circolazione di materiali che sfruttano l’identità altrui, spesso diffusi sui social o integrati in campagne opache.

Secondo il ministro della Giustizia Félix Bolaños, la condivisione di immagini personali o familiari online non può essere interpretata come una disponibilità generale al loro riutilizzo. Il principio chiarito dal legislatore è che la presenza di un contenuto su una piattaforma non autorizza automaticamente il suo impiego in contesti diversi, soprattutto quando intervengono strumenti capaci di alterare o ricostruire l’identità di una persona in modo credibile.

Pubblicità, piattaforme e imprese digitali di fronte a nuovi obblighi

La normativa mantiene uno spazio di liceità per usi creativi, satirici o di finzione che coinvolgono personaggi pubblici, a condizione che tali contenuti siano identificati come generati con intelligenza artificiale. Questa distinzione mira a preservare la libertà di espressione, evitando una regolazione indiscriminata, ma allo stesso tempo impone alle piattaforme e agli operatori digitali una responsabilità più definita nella gestione dei contenuti sintetici.

L’iniziativa spagnola si inserisce in un contesto europeo già orientato verso un rafforzamento delle tutele contro i deepfake sessuali non consensuali, che gli Stati membri saranno chiamati a criminalizzare nei prossimi anni. La scelta di Madrid anticipa questo percorso e dimostra come i governi nazionali stiano traducendo i principi comunitari in regole operative. Per le imprese che operano in Spagna e, più in generale, nel mercato europeo, la conseguenza è concreta: algoritmi di generazione di immagini, avatar e voci sintetiche dovranno essere adeguati, così come le procedure di marketing e di gestione dei contenuti, per ridurre il rischio di sanzioni e contenziosi.

Il testo dovrà ora affrontare la fase di consultazione e il passaggio parlamentare, ma il segnale lanciato al settore digitale è già chiaro. L’uso dell’intelligenza artificiale entra in una fase in cui la creatività tecnologica si confronta con limiti giuridici più definiti, destinati a incidere sulle scelte di design dei servizi, sulle strategie pubblicitarie e sull’organizzazione dei flussi di contenuti nelle piattaforme online.