La via europea all’IA tra regole, sovranità e competitività

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All’Italian Tech Week di Torino Ursula von der Leyen presenta la strategia europea sull’intelligenza artificiale. Dal regolamento AI Act alla necessità di investimenti privati, l’Unione punta a una terza via tra Stati Uniti e Cina. Un progetto che mette insieme competitività economica, indipendenza tecnologica e tutela dei diritti.

L’intelligenza artificiale è diventata il terreno su cui si gioca la partita della sovranità economica, industriale e culturale del futuro. Non stupisce, dunque, che Ursula von der Leyen abbia scelto l’Italian Tech Week di Torino, uno degli appuntamenti più rilevanti in Europa sull’innovazione, come palcoscenico per ribadire la “via europea all’IA”. Una strada che passa attraverso l’AI Act, l’attrazione di capitali privati e il rafforzamento della capacità competitiva delle imprese del continente.

Alle Officine Grandi Riparazioni di Torino si chiude oggi, 3 ottobre, la tre giorni dell’Italian Tech Week, evento che ha visto alternarsi sul palco i protagonisti dell’innovazione europea e globale. La giornata conclusiva è quella più attesa: da un lato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, che userà la conferenza come megafono politico per rilanciare la “via europea all’intelligenza artificiale”; dall’altro Jeff Bezos, fondatore di Amazon, in dialogo con John Elkann, presidente di Stellantis e Ferrari.

L’Europa e la sfida dell’indipendenza tecnologica

Il discorso di von der Leyen arriva a poche settimane dallo State of the Union del 10 settembre, nel quale la leader europea ha lanciato un messaggio netto: “Un’intelligenza artificiale europea è essenziale per la nostra futura indipendenza. Aiuterà a sostenere le nostre industrie e le nostre società, dalla sanità alla difesa”.

Parole che riassumono il nodo centrale: l’Europa deve accelerare sul fronte dell’IA se non vuole dipendere da modelli americani e cinesi. L’esperienza personale della Presidente, che negli anni ’90 ha vissuto a Palo Alto, nel cuore della Silicon Valley, è emblematica: da osservatrice del primo boom tecnologico a garante oggi di un modello europeo fondato su valori e diritti.

L’AI Act: architettura giuridica e sfida globale

L’AI Act, approvato sotto la sua presidenza, rappresenta il primo tentativo al mondo di una regolazione organica dell’intelligenza artificiale. Una cornice che, con l’approccio basato sul rischio, vuole bilanciare innovazione e diritti fondamentali.

Per l’Europa è il biglietto da visita di un modello che si fonda su responsabilità e trasparenza. Ma non mancano i nodi aperti: definizioni ancora controverse, applicazione extraterritoriale delle norme, capacità reale di enforcement da parte delle autorità nazionali. Gli Stati Uniti hanno scelto un approccio più leggero, lasciando che siano le grandi piattaforme a fissare standard di fatto; la Cina punta invece sul controllo politico e sulla sicurezza nazionale. L’Unione, con l’AI Act, si propone come terza via: regole chiare, diritti al centro, ma anche strumenti di competitività.

Sovranità tecnologica e capitale privato

Il secondo mandato di von der Leyen, iniziato nel dicembre 2024, si è aperto con una strategia orientata agli investimenti. Fondi pubblici e attrazione di capitale privato diventano essenziali per trasformare la normativa in crescita industriale. Torino, in questo senso, offre storie emblematiche.

Niklas Zennström, cofondatore di Skype e oggi alla guida di Atomico, racconterà come un’idea nata in Europa abbia potuto scalare a livello globale nonostante regolamentazioni complesse e difficoltà nell’attrarre talenti. Hélène Huby, ex Airbus e oggi fondatrice di The Exploration Company, ha appena chiuso il più grande round di finanziamento europeo nel settore space tech: capsule riutilizzabili per trasportare merci e persone in orbita e verso la Luna. Anche in settori dominati da SpaceX, l’Europa può competere e costruire la propria sovranità.

Investitori e cultura dell’errore

La Italian Tech Week è stata anche un’occasione per ascoltare la voce degli investitori. Matt Miller, Ophelia Brown e Paul Murphy hanno spiegato come l’Europa sia ormai un terreno fertile per unicorni tecnologici di nuova generazione. Ma con l’avvertenza di non dimenticare gli errori del passato.

Doug Leone, storico partner di Sequoia Capital, ha ripercorso il boom e il crollo della bolla dot-com, tracciando paralleli con l’attuale corsa all’IA e mettendo in guardia dal confondere esperimenti costosi con aziende destinate a durare. Un avvertimento che richiama anche i giuristi a riflettere sulla sostenibilità normativa ed economica di questo ecosistema. Luciana Lixandru, oggi anch’essa partner di Sequoia, offrirà uno sguardo diretto sull’evoluzione del tech europeo, sottolineando come talenti e founder seriali siano il segnale di una maturità raggiunta.

Dall’Italia all’Europa: Bending Spoons come caso studio

La storia di Luca Ferrari, cofondatore e CEO di Bending Spoons, completa il mosaico. Dopo il fallimento della sua prima startup, Ferrari ha costruito una delle aziende tecnologiche più importanti d’Europa. La sua testimonianza mostrerà come la capacità di riconoscere quando insistere e quando cambiare rotta sia spesso decisiva. Non è necessario volare nella Silicon Valley per impararlo: è un patrimonio che può e deve crescere anche in Europa.

Innovazione e conflitto sociale

Accanto ai panel e alle keynote, Torino vive anche le sue tensioni. Proprio per oggi è in programma il contro-festival Italian Tech Resistance, che propone una lettura critica delle grandi piattaforme e delle tecnologie digitali e sono attese mobilitazioni studentesche e manifestazioni con lo slogan “Blocchiamo Bezos”, in concomitanza con l’intervento del fondatore di Amazon alle OGR. Segno che l’innovazione non è solo questione di crescita e competitività, ma anche terreno di conflitto sociale, lavoro e geopolitica.

Il modello europeo tra diritto e competitività

Il messaggio che von der Leyen sta per lanciare da Torino è chiaro: l’Europa non è ferma e non intende farsi spettatrice nella corsa globale all’IA. La “via europea” poggia su un mix distintivo di regole, diritti e competitività.

Restano aperti i nodi centrali: l’AI Act si rivelerà un freno o una leva per le imprese europee? Il destino dipenderà dalla capacità dell’Unione di tradurre la normativa in un ecosistema che favorisca davvero l’innovazione. Torino rappresenta oggi il momento in cui questa scommessa verrà rilanciata, davanti a una platea che raduna leader politici, imprenditori e investitori. L’Europa, oggi più che mai, è chiamata a pensare in grande.

Il discorso integrale di Ursula

Ciao Torino, è bello vedervi. Sono davvero grata di essere qui oggi, letteralmente circondata dai migliori e più brillanti protagonisti della scena tecnologica italiana. È vero?

Fondatori e angel investor, giganti dell’industria e stelle nascenti dell’IA, geni della tecnologia e imprenditori pionieri. Guardandovi penso: l’Italia ha talento, e questo talento si ritrova qui all’Italian Tech Week.

Vorrei iniziare con una storia che avete già sentito qui a Torino.
L’anno era il 2007. Due amici del liceo, in un garage a Milano. Avevano giusto l’attrezzatura per programmare e un’idea in cui credevano fermamente.

Per tre anni hanno girato l’Italia cercando qualcuno disposto a finanziare il loro progetto. La risposta era sempre la stessa: troppo giovani, troppo audaci, troppo rischiosi.

Così, nel 2010, sono partiti per San Francisco. In sole due settimane hanno trovato i primi investitori. La loro idea è diventata uno dei più grandi marketplace di software al mondo.

E pochi mesi fa, la loro azienda, Kong, è apparsa sugli enormi schermi di Times Square a New York, dopo aver raggiunto una valutazione di due miliardi di dollari. Ho scelto questa storia perché dimostra l’incredibile talento che abbiamo qui in Italia e in Europa. Ma il talento da solo non basta.

Serve anche un ambiente che permetta di crescere. Certo, dal 2010 molte cose sono cambiate e migliorate. Il capitale di rischio in Italia è aumentato di oltre il 600% in un decennio.

Ma so che il numero di unicorni è ancora troppo basso e che un terzo di loro finisce per lasciare il nostro continente. Questo non può continuare così. Non possiamo accettare che i nostri talenti più brillanti debbano partire per avere successo.

Dovete trovare il terreno giusto per fiorire qui in Europa. Voglio che l’Europa sia alla vostra altezza. Voglio un’Europa alla vostra altezza.

Credo che il mio compito sia creare le migliori condizioni perché possiate crescere qui, sul nostro continente. Questa è la missione che mi guida ogni giorno. Voglio che il meglio dell’Europa scelga l’Europa.

Voglio che il futuro dell’intelligenza artificiale si realizzi in Europa. Ma so che ci sono ancora troppi ostacoli sulla vostra strada. Voglio soffermarmi su tre di essi.

Il primo, e più ovvio, è la mancanza di finanziamenti. E qui c’è una verità sorprendente: all’Europa non manca il capitale.

Siamo campioni mondiali di risparmio. I risparmi delle famiglie europee raggiungono quasi 1.400 miliardi di euro, contro poco più di 800 miliardi negli Stati Uniti. Ciò che manca è il capitale di rischio e l’equity.

In Europa solo il 24% della ricchezza finanziaria delle famiglie è investita in azioni, contro il 42% negli Stati Uniti. Dobbiamo colmare questo divario, e dobbiamo farlo rapidamente.

Per questo, come primo passo, stiamo creando un fondo multi-miliardario “Scale-up Europe”, in collaborazione con investitori privati. Il fondo farà investimenti diretti in settori strategici come IA, quantistica, tecnologie pulite. Aiuterà le aziende in crescita a colmare i gap di finanziamento.

Ma serve anche una soluzione strutturale. Serve un mercato dei capitali europeo profondo e liquido, dove trovare i finanziamenti senza dover attraversare un oceano. Questo è l’obiettivo della nostra nuova “Unione del Risparmio e degli Investimenti”.

Stiamo portando i capitali da voi, affinché possiate crescere qui in Europa, a casa.

Il secondo ostacolo è la frammentazione del mercato unico. Viviamo in un’epoca in cui una riga di codice può attraversare il continente in un millisecondo, mentre la startup che la scrive si blocca alle frontiere.

Lo sapete bene. Spesso è più facile espandersi in un altro continente che in Europa. È un incubo affrontare 27 burocrazie e legislazioni diverse.

Come risolverlo? Non smantellando le regole, che danno certezza e prevedibilità, ma semplificando, rendendo più facile innovare.

Ecco perché proponiamo un approccio completamente nuovo su come possano operare le imprese innovative in Europa. Lo chiamiamo il “28° regime”.

Invece di limare 27 sistemi nazionali, creiamo un unico quadro semplice e uniforme per tutta l’UE. All’inizio del prossimo anno presenteremo una legislazione per avere un insieme unico di regole valide a Torino come a Lione, a Barcellona, a Monaco, a Sofia o a Bucarest, così da scalare più facilmente nei nostri Stati membri.

Il punto è chiaro: una startup di San Francisco può crescere facilmente in tutti gli Stati Uniti. Voglio che lo stesso sia possibile in Europa, perché l’Europa è la vostra casa e dovete sentirvi a casa ovunque qui.

Il terzo tema è la lenta adozione delle nuove tecnologie. È qui che le imprese europee hanno faticato trent’anni fa, quando tardavano a digitalizzarsi e a entrare online.

Abbiamo perso terreno rispetto ai nostri concorrenti. Oggi però la situazione è diversa. Le grandi aziende europee adottano l’IA allo stesso ritmo delle statunitensi, ma le piccole imprese restano indietro.

Intanto concorrenti come Cina e India corrono veloci. Dobbiamo accelerare. Dobbiamo diffondere l’IA in tutti i settori.

Per questo, la prossima settimana presenteremo la strategia “Apply AI”, basata su un principio semplice ma trasformativo: AI First.

Cosa significa? Che di fronte a una nuova sfida, la prima domanda deve essere: come può aiutarci l’IA? Con l’IA nel processo otteniamo soluzioni migliori, più rapide, affidabili ed economiche.

Alcune startup già lo fanno. Da medico, resto colpita da ciò che l’IA può fare in medicina: diagnosi precoce dei tumori, scoperta di nuovi farmaci più veloce.

Per diffondere queste soluzioni creeremo una rete europea di centri avanzati di screening medico con IA. In questo modo avremo cure di altissimo livello in tutta Europa. Incentiveremo ospedali e aziende farmaceutiche ad adottare soluzioni innovative, perché l’IA può salvare vite e l’Europa deve guidare questa strada.

Lo stesso vale per l’industria strategica, dall’energia alla robotica. Ma oggi voglio soffermarmi su un settore in particolare: l’automotive.

Un settore speciale per Torino, che nel boom economico era simbolo di progresso e indipendenza. Oggi vive profonde trasformazioni, e una di queste riguarda l’IA.

Le auto a guida autonoma sono realtà negli Stati Uniti e in Cina. Perché non in Europa?

Queste auto riducono traffico, collegano quartieri isolati, rendono le strade più sicure. AI First significa Safety First.

Perché non creare una rete di città europee dove testare le prime auto autonome? Sessanta sindaci italiani hanno già manifestato interesse. Facciamolo. Subito.

Sosterremo l’industria automobilistica nello sviluppo di modelli innovativi “made in Europe” e adatti alle strade europee. L’automotive è un modello europeo, un orgoglio. Le nuove tecnologie possono salvare posti di lavoro e dare nuova vita al settore. Il futuro delle auto e le auto del futuro devono nascere qui.

Troppo spesso sento dire che l’Europa è in ritardo nella corsa all’IA. Che ripeteremo gli errori del passato, e che un’altra generazione di talenti sarà costretta ad andarsene.

Io non sono d’accordo. La corsa all’IA è solo agli inizi. E so cosa gli europei possono fare quando fissano un obiettivo.

Dieci anni fa eravamo indietro nella corsa ai supercomputer, con uno solo nella top 10 mondiale. Poi ci siamo mobilitati. Abbiamo reso i supercomputer una priorità.

Oggi ne abbiamo quattro nella top 10 globale, due dei quali in Italia. È la prova che possiamo cambiare le cose. Questi supercomputer sostengono le startup nello sviluppo e nell’addestramento dei nuovi modelli di IA.

Abbiamo smentito gli scettici e reso l’Europa leader globale. È una storia di riscatto che somiglia alla vostra: quante volte vi hanno detto che miravate troppo in alto? Quante volte avete pensato di non farcela più?

Eppure siete qui. Non perché non abbiate mai fallito, ma perché avete sempre trovato la forza di rialzarvi. Questo è lo spirito che sento in questa sala.

Ed è lo spirito che voglio per l’Europa. Non risparmieremo sforzi per fare dell’Europa un continente dell’IA. Non risparmieremo sforzi per farvi scegliere l’Europa.

Perché questa è la grande missione del nostro tempo.
Grazie per avermi invitata. Viva l’Europa.

Grazie molte. Viva l’Europa.