L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione complessiva di 255.761.692 euro a Ryanair DAC e alla controllante Ryanair Holdings plc per abuso di posizione dominante nel mercato del trasporto aereo passeggeri da e per l’Italia. Il provvedimento chiude un’istruttoria avviata nel 2023 e ricostruisce un quadro nel quale la compagnia irlandese, forte di una quota di mercato stimata tra il 38% e il 40% dei passeggeri, avrebbe adottato una serie di pratiche idonee a limitare l’operatività delle agenzie di viaggio online e tradizionali.
Distribuzione dei voli e controllo dei canali digitali
Secondo l’Autorità, Ryanair avrebbe progressivamente irrigidito le modalità di accesso al proprio sistema di prenotazione per gli intermediari, rendendo più complesso l’acquisto dei biglietti quando questi venivano inseriti all’interno di pacchetti turistici o combinati con altri servizi. Le misure contestate includono procedure di autenticazione rafforzata, blocchi intermittenti delle transazioni e condizioni commerciali tali da incidere sui costi e sui tempi di vendita per le agenzie.
In sostanza, secondo l’autorità italiana, Ryanair, invece di limitarsi a vendere i biglietti sul proprio sito, avrebbe alzato delle “barriere” digitali per chi provava a comprarli per conto dei clienti attraverso un’agenzia di viaggio. Per un intermediario non era più un’operazione lineare come per un singolo passeggero in quanto si rendevano necessarie verifiche aggiuntive, alcune prenotazioni si bloccavano o venivano rallentate, e le condizioni economiche diventavano meno convenienti.
Il risultato concreto è che vendere un volo Ryanair dentro un pacchetto vacanza diventava più complicato, più lento e spesso più costoso. Un’agenzia, davanti a questi ostacoli, era spinta a rinunciare oppure a offrire un prodotto meno competitivo.
L’AGCM ha ritenuto che queste condotte non si limitassero a tutelare il rapporto diretto con il consumatore finale, ma producessero un effetto di esclusione nei confronti degli operatori che costruiscono offerte integrate. Il punto non è che Ryanair venda i biglietti soprattutto in modo diretto, ma che lo faccia partendo da una posizione appunto “dominante”. Infatti la compagnia gestisce una quota elevata e stabile dei voli da e per l’Italia (circa il 40%) ed è spesso un passaggio obbligato per chi vuole costruire offerte turistiche competitive. Questo le consente di cambiare le regole di accesso ai propri servizi in modo unilaterale, senza temere reazioni efficaci dal mercato.
Impatto sul mercato turistico e profili concorrenziali
Le conseguenze individuate dall’Autorità si riflettono a valle, nel mercato dei servizi turistici, dove le agenzie svolgono una funzione di aggregazione dell’offerta. Limitare la possibilità di combinare voli Ryanair con altri servizi significa ridurre la varietà delle proposte disponibili per i viaggiatori e comprimere la concorrenza su qualità e condizioni contrattuali.
Nel corso del procedimento, Ryanair ha contestato l’impostazione dell’Autorità e ha già annunciato l’intenzione di impugnare la decisione, sostenendo che le proprie pratiche sarebbero giustificate da esigenze di sicurezza e di tutela dei consumatori. Resta però il dato di fondo: l’AGCM ha qualificato il comportamento come abuso ai sensi dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, riconoscendo che l’asimmetria di potere tra vettore e intermediari digitali ha inciso in modo significativo sull’equilibrio concorrenziale.
Il caso Ryanair si inserisce in un contesto più ampio nel quale le autorità antitrust europee stanno osservando con crescente attenzione le dinamiche di controllo dei canali digitali.
