L’antitrust blocca il divieto di Meta sui chatbot IA rivali su WhatsApp

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L’Autorità Garante impone a Meta di sospendere in Italia le nuove regole di WhatsApp che limitavano l’uso dei chatbot di intelligenza artificiale di terze parti, consentendo agli sviluppatori di continuare a operare con numeri italiani e mantenendo aperta la concorrenza nel mercato dell’IA.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ordinato a Meta di sospendere, limitatamente all’Italia, l’aggiornamento dei termini di servizio di WhatsApp che avrebbe impedito agli sviluppatori di chatbot basati su intelligenza artificiale di utilizzare numeri telefonici italiani. La misura è stata adottata mentre è in corso un’istruttoria per possibile abuso di posizione dominante, avviata a seguito delle segnalazioni di operatori esclusi dall’accesso alla piattaforma.

La modifica contrattuale prevista da Meta avrebbe avuto un effetto immediato sull’ecosistema digitale che ruota attorno a WhatsApp. Molte imprese utilizzano la messaggistica come canale operativo per assistenza clienti, automazione dei processi informativi e servizi conversazionali avanzati. L’esclusione dei chatbot di terze parti avrebbe costretto gli operatori a riorganizzare infrastrutture, numerazioni e flussi di servizio, con costi diretti e indiretti non trascurabili.

Perché l’antitrust è intervenuta sulle regole di WhatsApp

Secondo l’Autorità, il blocco dei chatbot rivali avrebbe potuto alterare l’equilibrio concorrenziale del mercato, rafforzando la posizione di Meta anche nel settore degli assistenti virtuali. WhatsApp rappresenta una infrastruttura di fatto essenziale per numerosi servizi digitali e limitarne l’accesso a determinati operatori significa incidere sulle possibilità di competere nel mercato dell’intelligenza artificiale applicata alla messaggistica.

Meta ha motivato l’introduzione delle nuove regole sostenendo che l’utilizzo intensivo di chatbot IA metterebbe sotto pressione sistemi progettati per finalità diverse. Una giustificazione che non ha convinto l’autorità italiana, secondo cui l’impatto competitivo di una simile scelta richiede una valutazione approfondita prima della sua applicazione. Per questo motivo è stata imposta la sospensione dell’aggiornamento, evitando che il danno si producesse prima della conclusione dell’istruttoria.

Gli effetti per sviluppatori e imprese digitali in Italia

In una comunicazione inviata agli sviluppatori, Meta ha chiarito che i numeri con prefisso italiano restano esclusi dal divieto previsto dai nuovi termini, la cui entrata in vigore è confermata per gli altri Paesi. Per le aziende che operano in Italia, la decisione consente di continuare a integrare chatbot e servizi automatizzati su WhatsApp senza modifiche operative immediate.

La vicenda non riguarda solo il contesto nazionale, anche la Commissione europea sta esaminando il comportamento di Meta per valutare se l’esclusione dei chatbot concorrenti possa configurare una violazione delle regole sulla concorrenza, mentre autorità di altri Paesi, tra cui il Brasile, stanno seguendo pratiche analoghe. Il caso italiano mostra come un intervento regolatorio mirato possa produrre effetti concreti sulle strategie delle grandi piattaforme, incidendo direttamente sul modo in cui l’intelligenza artificiale viene integrata nei servizi digitali di uso quotidiano.

Nel breve periodo, la sospensione evita una riorganizzazione forzata del mercato e preserva la continuità operativa per sviluppatori e imprese. Nel medio termine, il procedimento aperto dall’antitrust contribuirà a chiarire fino a che punto una piattaforma dominante possa ridefinire unilateralmente le condizioni di accesso a un’infrastruttura diventata centrale per l’economia digitale.