L’Australia chiude i social agli under 16, l’Europa verso un modello diverso

Tempo di lettura: 3 minuti

Dal 10 dicembre Meta e TikTok si adegueranno alla nuova legge australiana che vieta ai minori di 16 anni l’uso dei social network. La misura, pensata per proteggere i minori, solleva interrogativi su privacy, libertà e proporzionalità del controllo digitale e anche sulla sua effettiva applicazione

Dal 10 dicembre 2025, l’Australia diventerà il primo Paese a introdurre un divieto generalizzato di accesso ai social network per i minori di 16 anni. La misura, prevista da un emendamento all’Online Safety Act del 2021, obbliga piattaforme come Facebook, Instagram e TikTok a impedire la creazione o il mantenimento di account da parte degli under 16, pena sanzioni che possono raggiungere i 50 milioni di dollari australiani. Meta e TikTok hanno già confermato la piena adesione al provvedimento, che segna un precedente mondiale nella regolamentazione dell’età digitale.

Una legge che divide

Il governo australiano giustifica la norma come misura di protezione, ma lascia ampi margini di discrezionalità sull’applicazione. La legge impone ai fornitori di adottare “misure ragionevoli” per verificare l’età, senza definire tecnologie obbligatorie. I sistemi possibili spaziano dal riconoscimento facciale alle autocertificazioni dei genitori, passando per strumenti di verifica algoritmica ancora in fase di sviluppo. L’eSafety Commissioner, autorità di vigilanza, ha ammesso che il modello di controllo è sperimentale e richiederà mesi per entrare a regime. Nel frattempo, molti esperti avvertono che proprio i minori più esperti di tecnologia potrebbero eludere i controlli con VPN o profili falsi, riducendo l’efficacia della norma e amplificando i rischi per la privacy.

Il divieto tocca anche una questione culturale più profonda: quella del diritto dei giovani alla partecipazione digitale. Limitare l’accesso ai social significa ridefinire lo spazio pubblico online, escludendo un’intera fascia di cittadini dalla possibilità di espressione e relazione. Per molti studiosi, si tratta di una forma di paternalismo tecnologico, che sposta il compito educativo dalla famiglia e dallo Stato agli algoritmi. E non mancano già corposi dubbi in ordine alla effettiva applicazione del nuovo divieto.

Il diverso approccio europeo

Dall’altra parte del mondo, l’Europa segue una direzione opposta. Il Digital Services Act non impone divieti, ma introduce obblighi di trasparenza e mitigazione del rischio per i minori. Il principio di fondo è quello dell’“age-appropriate design”: creare ambienti digitali adatti all’età, senza escludere i più giovani. Alcuni Paesi, come la Grecia, stanno sperimentando soluzioni pubbliche di verifica dell’età integrate con l’identità digitale nazionale. Il progetto “Kids Wallet” consente ai genitori di confermare l’età dei figli in modo sicuro, evitando di raccogliere dati biometrici o informazioni sensibili. È un modello che promuove la corresponsabilità e mantiene aperta la partecipazione digitale, bilanciando diritti e doveri.

L’esperienza europea dimostra che è possibile proteggere i minori senza limitare la loro libertà di espressione. Il diritto digitale, in questa prospettiva, deve garantire trasparenza e proporzionalità. Entrambi principi che l’approccio australiano rischia di sacrificare. Le normative devono essere verificabili, non simboliche, e basarsi su tecnologie comprensibili per gli utenti. La fiducia, nel digitale come nella società, si costruisce attraverso educazione, consapevolezza e strumenti di controllo parentale realmente efficaci.

Discussione aperta

Il caso australiano apre una discussione più ampia sul rapporto tra diritto, tecnologia e libertà individuale. Vietare l’accesso ai social può apparire come una risposta netta a un problema complesso, ma l’efficacia di una norma si misura anche sulla sua capacità di educare, non solo di proibire. L’Europa, con la sua tradizione di equilibrio tra innovazione e diritti fondamentali, sembra orientata verso una governance digitale più sostenibile, capace di unire protezione e fiducia.