La European Media Freedom Act è ufficialmente in vigore, portando con sé un pacchetto di norme che mira a rafforzare la libertà di stampa, garantire la protezione delle fonti e aumentare la trasparenza nella proprietà e nei finanziamenti dei media. La legge introduce vincoli stringenti sulla pubblicità statale e punta ad aiutare le testate tradizionali a restare competitive nell’ecosistema digitale, oggi dominato da social network e tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale generativa.
Nuove regole per le grandi piattaforme
Il testo prevede che le piattaforme online di grandi dimensioni – tra cui YouTube, Facebook, Instagram e TikTok – assicurino una visibilità equilibrata ai contenuti provenienti da fornitori di servizi media riconosciuti, evitando rimozioni arbitrarie o penalizzazioni algoritmiche. Questi fornitori, definiti “media service provider”, devono possedere responsabilità editoriale e supervisione. La possibilità di auto-dichiararsi è prevista, ma le linee guida della Commissione europea su modalità e criteri non sono ancora state pubblicate.Il nodo della definizione è delicato: riconoscere un’emittente pubblica è semplice, mentre più complesso è stabilire lo status di realtà commerciali o figure ibride, come influencer e creatori digitali. La Commissione ha indicato che i requisiti fissati – come il controllo da parte di un’autorità nazionale o l’adesione a un organismo di autoregolamentazione – non vanno soddisfatti tutti insieme, chiarimento appoggiato anche dalla Federazione europea dei giornalisti.
La sfida del riconoscimento
La consultazione pubblica sul tema si è chiusa il 23 luglio, ma restano in sospeso questioni operative. Secondo l’Unione europea di radiodiffusione, le piattaforme dovrebbero istituire figure di contatto interne con competenze specifiche per valutare le richieste di riconoscimento. Alcuni Stati membri già mantengono registri di testate autorizzate, ma la mancanza di un sistema armonizzato a livello UE rende la procedura disomogenea.La gestione delle figure ibride resta il punto più controverso. Per News Media Europe, i criteri attuali bastano a distinguere operatori professionali e non. L’EFJ, invece, auspica l’inclusione anche di influencer e blogger che rispettino standard etici riconosciuti. *Qui si misura la tenuta della norma: includere chi opera in buona fede ma non rientra nei canoni tradizionali significherebbe adattare la protezione al nuovo volto dell’informazione, ma comporta anche il rischio di spalancare la porta a chi cerca di sfruttare le tutele senza un reale impegno editoriale.*
Per DOT Europe, restringere la definizione di media service provider è essenziale per evitare che soggetti non qualificati ottengano vantaggi indebiti. La prossima pubblicazione delle linee guida sarà quindi decisiva per capire come l’Unione europea intende bilanciare apertura e rigore, proteggendo l’informazione senza lasciare spazio a manipolazioni.
