L’Europa alza la voce per l’obbligo di consegnare il feed social degli ultimi 5 anni per il visto USA

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Gli Stati Uniti hanno proposto di aggiornare il sistema ESTA richiedendo ai viaggiatori europei cinque anni di cronologia sui social media e informazioni personali dei familiari come condizione per entrare nel paese senza visto. L'EDPB ha inviato una lettera formale alla Commissione europea il 10 marzo 2026, chiedendo chiarimenti anche sull'accordo EBSP, che permetterebbe alle autorità americane di accedere ai database biometrici degli Stati membri dell'UE.

Il 10 marzo 2026, la presidente del Comitato europeo per la protezione dei dati Anu Talus ha inviato una lettera formale ai Commissari europei Michael McGrath e Magnus Brunner, chiedendo conto delle misure che Bruxelles intende adottare di fronte a una proposta americana che potrebbe ridisegnare i termini della mobilità internazionale per milioni di cittadini dell’Unione.

Al centro della questione c’è l’aggiornamento del sistema ESTA, il meccanismo che consente ai cittadini di 42 paesi – tra cui quasi tutti gli stati dell’Area economica europea – di recarsi negli Stati Uniti per soggiorni brevi, fino a 90 giorni, senza dover richiedere un visto. Il 10 dicembre 2025, il Customs and Border Protection statunitense ha depositato una comunicazione nel Federal Register annunciando l’intenzione di raccogliere, nell’ambito di questa procedura, cinque anni di cronologia dei profili social dei richiedenti. Il piano prevede anche dati personali dei familiari – indirizzo, numero di telefono, data di nascita – e, ove tecnicamente possibile, informazioni biometriche aggiuntive come impronte digitali, immagini del volto, DNA e scansione dell’iride. L’agenzia americana ha inquadrato queste misure come una risposta all’Executive Order 14161, firmato dalla Casa Bianca nel gennaio 2025, che ha incaricato il Dipartimento per la Sicurezza interna di rafforzare i controlli sulle identità dei viaggiatori stranieri prima dell’arrivo nel paese.

Cosa contesta l’EDPB alla proposta americana

Nella lettera alla Commissione, l’EDPB rileva che le informazioni richieste vanno ampiamente oltre le finalità di sicurezza collegate al viaggio. Un punto specifico riguarda la possibilità, per i cittadini europei, di esercitare concretamente i propri diritti sulla protezione dei dati nell’ambito del sistema giuridico statunitense: la questione resta irrisolta, così come quella relativa ai tempi di conservazione dei dati raccolti. Il Comitato parla esplicitamente di “preoccupazioni significative” per i diritti fondamentali degli europei.

La proposta statunitense ha già sollevato reazioni nel settore dei viaggi d’affari. Il Business Travel News Europe ha segnalato che anticipare il controllo dei social media alla fase pre-viaggio – anziché effettuarlo al momento dell’arrivo – potrebbe di fatto impedire o ritardare l’accesso negli USA a persone che abbiano pubblicato contenuti critici nei confronti del governo americano. L’associazione US Travel ha stimato che gli arrivi internazionali nel 2025 hanno già registrato una flessione di circa il 3% rispetto all’anno precedente, con una perdita di entrate dal turismo nell’ordine di 12,5 miliardi di dollari, attribuita in parte agli effetti delle politiche di ingresso più restrittive adottate dall’amministrazione.

Sul fronte tecnico, il CBP ha anche avviato un programma pilota su base volontaria che consente ai viaggiatori in partenza dagli USA di comunicare la propria uscita dal paese tramite l’applicazione mobile dell’agenzia, fornendo dati biografici, immagini del volto e geolocalizzazione.

L’accordo EBSP e la partita sui database biometrici europei

La lettera dell’EDPB affronta un secondo dossier, per certi aspetti ancora più delicato. Da anni gli Stati Uniti negoziano con l’Unione europea un accordo-quadro denominato Enhanced Border Security Partnership, che consentirebbe alle autorità americane di accedere direttamente ai database biometrici nazionali degli Stati membri – contenenti dati come impronte digitali e riconoscimenti facciali dei cittadini europei – nell’ambito delle procedure di controllo alle frontiere. Washington ha reso esplicito che questo accordo costituisce una precondizione per il mantenimento del regime di esenzione dal visto per i cittadini europei, con una scadenza indicata entro la fine del 2026. Una bozza del documento, ottenuta da Euractiv, rivela che il testo attuale non esclude esplicitamente il ricorso ad algoritmi di decisione automatizzata da parte delle autorità di frontiera americane. La stessa bozza indica che l’accordo potrebbe estendersi a categorie di dati sensibili, tra cui opinioni politiche, appartenenza sindacale e informazioni sulla vita privata dei cittadini europei. L’organizzazione Statewatch, che segue il dossier da anni, ha sottolineato come le nuove previsioni amplino in modo sostanziale l’ambito degli scambi di dati rispetto agli accordi già in vigore nell’ambito del Visa Waiver Program, che fino ad oggi limitavano l’accesso ai database di polizia alle sole casistiche legate a terrorismo e crimini gravi.

L’EDPB ha dichiarato la propria disponibilità a collaborare con i servizi della Commissione per approfondire entrambi i dossier. Bruxelles non ha ancora fornito una risposta pubblica alla lettera. Nel frattempo, il termine del 2026 per la conclusione dell’accordo EBSP si avvicina, e con esso la pressione su ogni Stato membro chiamato a decidere quanto spazio cedere, in termini di accesso ai propri archivi, per preservare la libertà di movimento dei propri cittadini verso gli Stati Uniti.